MARTINI (TRAMACO): LA LOGISTICA FA IL SUO DOVERE MA ANCORA TROPPI CONTAINER SONO FERMI NEI PORTI CINESI

Mentre a livello globale la pandemia di Coronavirus viaggia verso quota 350 mila contagi, le vittime sono oltre 15 mila e l’economia sembra sull’orlo del baratro, il comparto agroalimentare, seppur tra limitazioni e difficoltà, deve riuscire a rimanere a galla per garantire i giusti approvvigionamenti ai cittadini in quarantena. In quest’ottica è fondamentale il settore della logistica. Per approfondire il tema, il Corriere Ortofrutticolo ha chiesto a Riccardo Martini (nella foto), amministratore delegato di DCS Tramaco, società di logistica di Ravenna specializzata nelle spedizioni via mare di ortofrutta, di fare il punto della situazione del settore proprio in relazione all’emergenza Coronavirus.

Tutti i porti italiani e tutta la catena logistica a loro collegata sono pienamente operativi, grazie ai lavoratori che stanno dando prova di grande senso del dovere e altrettanto grande spirito di sacrificio”, afferma Riccardo Martini. “Le categorie coinvolte sono consapevoli che se si ferma questo settore, si bloccano sia l’export italiano sia l’import di merci destinate alla produzione ed alla grande distribuzione, inclusi generi alimentari e prodotti freschi, con le immaginabili conseguenze per la collettività. Dunque, pur con difficoltà e talvolta inevitabili ritardi dovuti alle necessarie misure a tutela della salute, anche gli uffici di controllo come Dogana, Sanità Marittima, Fito ed Agecontrol, lavorano a pieno ritmo”.

Come si inquadra l’export ortofrutticolo via mare in questo scenario?

“I volumi sono adesso in contrazione per molteplici fattori. Oltre al fisiologico calo del periodo per il progressivo esaurimento degli stock di kiwi destinati Oltremare, ci sono conseguenze dirette dovute all’epidemia in corso. Sebbene si registri una forte richiesta di frutta da parte dei Paesi europei, per l’aumento del consumo di prodotti che vengono visti come apportatori di vitamine e dunque ancor più importanti in questo momento, le misure a tutela dei lavoratori dei magazzini di confezionamento ne hanno ridotto la capacità produttiva obbligando gli esportatori a tagliare i carichi settimanali. Inoltre si conferma la prevista carenza di container reefer vuoti, dovuta sia alla forte richiesta di Centro e Sud America (mercati più appetibili dei nostri per le Compagnie di Navigazione perché pagano noli molto più alti rispetto a noi), sia per il mancato rientro dei container bloccati nei porti cinesi. Dei 27 mila reefer-contaniner di qualche settimana fa, sono ancora 18 mila quelli fermi nei terminal. L’effetto economico negativo per i nostri produttori è dunque duplice: da una parte le Compagnie hanno introdotto un Peak Season Surcharge di centinaia di dollari per coprire il riposizionamento dei vuoti, dall’altra gli esportatori sono spesso costretti ad andare non nel porto più vicino, ma in quello dove ancora si trovano i vuoti, con ovvi extra costi di trasporto. Ci sono però anche segnali positivi: alcune Compagnie hanno tolto il surcharge (sovrapprezzo) per i porti cinesi, perché la loro operatività si sta normalizzando”.

Anche l’import di ortofrutta in controstagione sta entrando nel pieno. Che effetti sta provocando questa emergenza?

“C’è stato un iniziale momento di panico da parte dei fornitori esteri, dovuto a notizie fuorvianti dei loro media, che parlavano di un Paese completamente chiuso ad ogni attività, per cui molti ordini sono stati annullati. Abbiamo quindi cominciato a bombardarli con comunicati stampa e dispositivi del MIT, delle Autorità Portuali, di Assoporti, ecc. , che confermavano come i porti e la catena logistica italiana fossero pienamente operativi ed i valichi di frontiera aperti per le merci in transito per Europa. Questo ha ridato in parte fiducia agli esportatori esteri, che hanno ricominciato a spedire, pur con volumi ridotti rispetto alle aspettative ante crisi”.

Parlava di valichi di frontiera. Com’è la situazione dei trasporti internazionali?

Si passa dappertutto, ma con forti perdite di tempo per i controlli sanitari agli autisti, soprattutto al Brennero ed in Slovenia, che é la porta per i Paesi dell’Est. Oltretutto i camion cominciano a scarseggiare, perché molti autisti di ditte di trasporto estere sono stranieri ed hanno preferito tornare a casa e i rimanenti hanno poca voglia di venire in Italia. La conseguenza è che per i pochi camion ancora disponibili da oggi stanno applicando dei Covid-19 surcharge. Se qualche vettore italiano purtroppo avesse mezzi fermi in piazzale, si faccia vivo

DCS Tramaco come si è organizzata per fronteggiare questa emergenza?

“Abbiamo messo in smart-working tutti i lavoratori che potevamo, ma alcuni devono necessariamente venire in ufficio per l’emissione dei documenti export, per effettuare con gli ispettori le visite fitosanitarie, per controllare la merce nei magazzini e per dare i documenti agli autisti. Sono comunque tutti dotati dei previsti presidi sanitari come mascherine, guanti monouso, gel disinfettanti, ecc. Approfitto per ringraziarli pubblicamente per il forte senso di appartenenza all’azienda che stanno dimostrando in questo difficile momento”.

Chiara Brandi