“COMPRATE PIÙ ITALIANO”, CARREFOUR: “FORNITORI NAZIONALI FONDAMENTALI”

Anche Carrefour spiega la propria posizione e le azioni intraprese in merito alla campagna-appello “Comprate più italiano”, lanciata dal nostro direttore Lorenzo Frassoldati (leggi news).

Massimo Silvestrini (nella foto), responsabile acquisti ortofrutta di Carrefour Italia spiega che “a partire dal 2018, abbiamo lanciato a livello di gruppo un piano strategico molto articolato, implementando il programma “Act for food”, con l’obiettivo di diventare leader mondiale nella transizione alimentare, interpretando le nuove esigenze dei consumatori ed indirizzandoli verso comportamenti di acquisto più sani e consapevoli. I focus del programma sono: controllo delle filiere anche attraverso la tecnologia blockchain; maggiore accessibilità al biologico per tutti; difesa dei piccoli produttori locali; servizi efficienti e innovativi; valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche di tutto il territorio italiano”. 

“La ricerca di fornitori nazionali ed, in particolar modo, locali, ovvero produttori diretti, senza intermediari commerciali e conosciuti a livello regionale dai clienti, è per Carrefour Italia dunque di primaria importanza”, sottolinea Silvestrini. “Talvolta, il cliente potrebbe immaginare che un’azienda multinazionale come Carrefour difenda di meno il prodotto italiano rispetto ad altri distributori nazionali: niente di più falso”.

Silvestrini ricorda come Carrefour sia stata “tra i primi in Italia ad implementare progetti di Filiera Qualità (primi anche a livello di blockchain) ed i programmi di pianificazione per questi prodotti sono tutti realizzati con fornitori nazionali. Con loro abbiamo preso anche impegno ufficiale per i piani di conversione al biologico”.

Il manager di Carrefour ricorda inoltre come sia stata lanciata la linea “Terre D’Italia” che, con oltre 400 referenze, è dedicata alla ricerca e valorizzazione delle eccellenze delle regioni italiane con prodotti e fornitori tutti italiani. “Una linea di alimenti tipici di alta qualità, prodotti da piccole imprese con processi tradizionali e poco industriali (o artigianali), situate nel territorio originario di vocazione”.

“Abbiamo un piano di ricerca di fornitori locali per ogni regione, avendo siglato una collaborazione anche con Coldiretti Italia, per individuare aziende di produzione entro un raggio inferiore ai 100 chilometri dal nostro deposito distributivo regionale”.

Con l’emergenza vendite di ortofrutta alle stelle anche in Carrefour

“Anche in una situazione così difficile come quella che sta attraversando ora il nostro Paese, stiamo continuando a dare il maggior servizio possibile ai nostri clienti, attivando tutte le misure precauzionali per evitare la diffusione del contagio”, precisa Silvestrini. “Come distributori alimentari, dobbiamo infatti garantire continuità al servizio di utilità pubblica, continuando a rendere efficienti i nostri punti di vendita: non si tratta più solo di un obiettivo commerciale ma diventa anche una funzione sociale, per garantire la somministrazione di beni primari, e non è cosa certamente semplice: la gestione dei flussi diventa sempre più complessa e anche i depositi logistici iniziano ad accusare segni di stanchezza. In questo contesto, il reparto dell’ortofrutta, insieme a quello della carne, fa registrare le performance più elevate del settore dei freschi: in alcuni giorni abbiamo toccato il +40% con famiglie che hanno triplicato i volumi. 

“Rinforzato l’approvvigionamento dei fornitori italiani”

Per questo, abbiamo cercato di rinforzare ancora di più l’approvvigionamento dei fornitori italiani e, cosa molto importante, abbiamo dato sostegno concreto ad aziende italiane (ad esempio Biodiffusione) che, specializzate nell’approvvigionamento dei canali catering o mercati rionali, si sono trovate improvvisamente bloccate nel loro business: a loro abbiamo attribuito volumi più alti per aiutarle a superare il difficile momento.

Dai primi giorni dell’emergenza Covid 19 abbiamo registrato un importante flusso di clienti, i quali hanno fatto incetta di prodotti confezionati (rispetto allo sfuso) e le famiglie prese di mira sono state quelle dei prodotti più stoccabili e basici, come patate, cipolle, mele, legumi secchi, etc.. Subito dopo, è aumentata anche la vendita di agrumi, zucchine, frutta secca e frutta/verdura biologica, mentre la IV gamma ha segnato, in proporzione, una battuta d’arresto, probabilmente per mancanza dei consumi con le chiusure degli uffici.”