OP, UNA BOZZA DI DECRETO RIDUCE IL NUMERO MINIMO DI SOCI

Ridurre ulteriormente il numero minimo di soci per costituire una OP? Si può fare. E’ questo il senso di una bozza di Decreto (DM) elaborata in sede ministeriale e circolante tra gli addetti ai lavori (con l’avvertimento che “Il presente documento è stato predisposto dall’ufficio PIUE V e non rappresenta ancora la posizione ufficiale del Mipaaf”) recante il titolo “Disposizioni nazionali in materia di riconoscimento e controllo delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli e loro associazioni, di fondi di esercizio e programmi operativi”. Qual è la novità, certamente dirompente, contenuta al comma 2 dell’art.3 di questa bozza? Eccola: “In deroga al comma 1, il numero minimo di soci è fissato in [ 5 ] produttori per le OP riconosciute unicamente per funghi e per noci (codice NC 080231 e NC 080232) e per i prodotti di cui ai capitoli NC 09 e NC 12 e in 10 per le OP il cui VPC è costituito per almeno il 90% da prodotti di quarta gamma o prima gamma evoluta”.

Quindi si propone di abbassare il numero minimo dei soci a 10 per Quarta gamma o prima gamma evoluta. Che non sono propriamente comparti marginali o dove è difficile trovare produttori. Basti pensare alla definizione “Prima gamma evoluta” che si presta a tantissime eccezioni, una definizione talmente elastica che si può prestare ad accogliere tantissime OP, il cui nuovo standard minimo sarebbe, appunto, quello dei dieci soci.

La bozza sta circolando tra gli addetti ai lavori che faranno le loro proposte, emendamenti, integrazioni in vista del nuovo DM che varrà per l’anno 2021 a regolare l’attività delle OP in Italia.

C’è da dire che la proposta assume i contorni di una deregulation che va “in direzione ostinata e contraria” a quello che è stato detto in decine e decine di convegni e tavole rotonde, cioè che bisogna puntare a OP più grandi e più efficienti, anche se non sempre la dimensione va di pari passo con l’efficienza. Però scendere a 10 soci dà l’impressione di una sanatoria di salvataggio per qualche struttura di stampo familiare con scarsa propensione all’integrazione.

Oggi l’aggregazione nel comparto ortofrutticolo sta attorno al 50% del mercato, lontana dai parametri giudicati ottimali dall’Europa (65%), ma indubbiamente cresciuta rispetto al 30-35% di una decina di anni fa. Funziona? Non funziona? Il dibattito è aperto. E’ vero che se alzi troppo i parametri, ostacoli la nascita di nuove OP; è vero che bisogna puntare all’organizzazione e all’efficienza piuttosto che alle dimensioni, però abbassare troppo i requisiti di ingresso (già ridotti a 5 soci per alcuni settori come funghi e noci) sa tanto di deregulation selvaggia, di un “liberi tutti” nella corsa ai fondi OCM che l’Italia è brava ad intercettare ma che dovrebbero servire a mettere il settore al riparo dalle ricorrenti crisi di mercato e di prezzi, a lavorare insieme, a migliorare l’organizzazione commerciale. Obiettivi più alla portata di OP sempre più piccole, di stampo familiare-familistico? Difficile crederlo.

Lorenzo Frassoldati

direttore Corriere Ortofrutticolo