L’ORTOFRUTTA AL TEMPO DEL VIRUS, CAMBIANO I CONSUMI. I DATI ISMEA

La filiera ortofrutticola aveva archiviato il 2019 con risultati non troppo positivi sul fronte del consumo interno. Nel confronto con l’anno precedente, i consumi dei prodotti ortofrutticoli freschi si erano ridotti del 2,5% in quantità. Dinamica leggermente diversa aveva interessato invece il consumo degli ortofrutticoli trasformati, per i quali a una riduzione dei volumi (-0,9% rispetto al 2018) era corrisposto un lieve aumento della spesa (+0,7%).

 

Anche sul fronte del commercio con l’estero, sebbene la filiera avesse confermato la sua posizione attiva (1,8 miliardi di euro il saldo commerciale 2019), l’anno concluso aveva restituito una sensibile contrazione della bilancia commerciale (-22% su base annua) riconducibile soprattutto al peggioramento del saldo per gli agrumi e la frutta a guscio.

Il 2020, complice anche l’inverno particolarmente mite, era partito sotto i migliori auspici. A partire dal mese di febbraio, l’emergenza sanitaria Covid-19 ha impattato non tanto sul fronte produttivo, dove la filiera ortofrutticola ha finora reagito bene, quanto sugli stili di consumo, costringendo gli italiani a cambiare repentinamente le proprie abitudini alimentari. Tale situazione ha innescato un maggiore consumo di prodotti ortofrutticoli, nonostante il calo del numero di atti di acquisto per settimana, non abbia permesso di incrementare in maniera significativa i volumi acquistati.

Anche la composizione del paniere di spesa sembra aver subito variazioni e alcuni prodotti più facilmente stoccabili hanno beneficiato di un incremento delle vendite. Altri prodotti, connotati da una maggiore deperibilità (come, ad esempio, insalate e fragole) hanno riscontrato un calo degli acquisti. Si segnala anche il riorientamento della domanda finale verso l’acquisto degli ortaggi di I gamma a scapito di quelli di IV gamma.

 

Al momento, la filiera ortofrutticola risulta regolarmente attiva anche se in queste settimane di emergenza si è registrata qualche criticità. In particolare, si fa riferimento alla carenza di lavoratori stranieri che hanno deciso di tornare nei Paesi di origine rallentando le operazioni di raccolta e lavorazione degli ortaggi e ai problemi per il trasporto su gomma a causa dell’indisponibilità di alcuni vettori spagnoli a rifornire i mercati del Nord Italia, oltre al momentaneo blocco del traffico imposto dall’Austria (avvenuto giovedì 19 marzo) che ha avuto ripercussioni sul traffico dell’autostrada del Brennero e ha rallentato il flusso distributivo degli ortofrutticoli italiani verso i mercati nord-europei.

I mercati all’ingrosso, dopo una fase di iniziale difficoltà hanno ritrovato equilibrio per due fenomeni: da un lato, la necessità di approvvigionarsi presso questo canale anche da parte della GDO (che generalmente lo usa solo per alcune marginali integrazioni) a seguito dell’incremento di domanda finale; dall’altro lato, la ripresa delle vendite dei negozi di vicinato (normalmente si riforniscono all’ingrosso) che hanno visto crescere il numero di clienti in considerazione delle lunghe file presso i supermercati.

 

Nelle ultime due settimane si segnala anche l’aumento della domanda estera (Germania, Belgio, Svizzera, Austria, Polonia). Questo fenomeno rende più fluido il mercato di alcuni prodotti e, in qualche caso, determina la correzione al rialzo dei listini all’origine e all’ingrosso, come ad esempio sta accadendo per arance e pomodori. Si tratta comunque di una dinamica che andrà verificata con l’evolversi della diffusione del Coronavirus e delle conseguenti restrizioni in atto, soprattutto in quelle nazioni come Germania, Francia e Regno Unito che rappresentano rispettivamente il 25%, l’11% e l’8% dell’export ortofrutticolo italiano.

Dinamiche in corso per i principali prodotti ortofrutticoli
Mele e kiw
i sono stoccati in celle frigorifere. Per questi prodotti il decumulo delle scorte procede in maniera regolare e l’emergenza Covid-19 ha avuto l’effetto di irrobustire la domanda sia nazionale sia estera. Le mele sono disponibili in quantità adeguate alla domanda, mentre i kiwi nel 2019 hanno registrato un raccolto non particolarmente abbondante e l’offerta nazionale sarà disponibile per un mese ancora per poi lasciare spazio al nuovo raccolto di Cile prima e Nuova Zelanda poi.

Le ultime partite di pere – il cui raccolto è stato uno dei più scarsi degli ultimi anni – sono conservate nelle celle frigorifere. Di contro, il prodotto di importazione proveniente dall’emisfero australe si sta per affacciare nei nostri punti di vendita.

Le arance, la cui offerta quest’anno è particolarmente limitata, vengono raccolte regolarmente. L’offerta si assottiglia settimana dopo settimana e lascerà progressivamente sempre più spazio al prodotto di importazione.

 

Nelle ultime settimane si sono intensificate le operazioni di raccolta delle fragole in conseguenza di ciò i quantitativi disponibili sono risultati in incremento. Il mercato non è apparso particolarmente brillante in quanto ha risentito di una minore domanda a causa della limitata shelf life e della fortissima contrazione dei volumi esitati attraverso i mercati rionali e gli ambulanti. Inoltre, ad appesantire ulteriormente il mercato, c’è la presenza di merce estera, in particolare spagnola, disponibile a prezzi competitivi. Tale andamento ha inevitabilmente impattato sulle quotazioni che hanno mostrato una generale flessione.

Per le produzioni in coltura protetta (pomodori, zucchine, melanzane e peperoni) l’andamento climatico particolarmente mite ha determinato un picco di offerta nell’area di Latina e in quella della Sicilia orientale che, in questa fase dell’anno, rappresentano i principali bacini di produzione di questa tipologia di ortaggi. L’incremento dell’offerta è coinciso però con l’aumento della domanda (sia nazionale sia estera) e di conseguenza il mercato ha registrato quotazioni all’origine stazionarie e in qualche caso anche lievi incrementi (pomodori ciliegini). E’ risultato positivo anche il mercato di peperoni e melanzane che hanno beneficiato di un afflusso di prodotto dall’estero meno intenso del solito anche se nell’ultima settimana hanno registrato una flessione dei prezzi a causa dell’incremento dell’offerta. Discorso diverso per le zucchine la cui offerta è risultata in costante aumento e ha determinato una lieve flessione dei listini all’origine.

Si assottigliano progressivamente gli stock di patate comuni. Il fenomeno è fisiologico e in parte viene compensato dalle importazioni (soprattutto dalla Francia). Negli ultimi giorni si è registrato un rallentamento delle importazioni di prodotto comune a causa della maggior richiesta della domanda interna in Francia e in altri Paesi nordeuropei che di conseguenza risultano meno propensi a esportare verso l’Italia. Nelle ultime settimane sono iniziate le operazioni di raccolta del prodotto novello siciliano e presto inizieranno le operazioni di scavatura anche in Puglia e Campania.

 

In questa fase della stagione l’offerta di insalate è garantita da diversi areali di produzione del sud e del centro Italia. L’andamento climatico mite che ha caratterizzato quest’inverno ha determinato l’accavallamento di diversi cicli di trapianti e ciò ha avuto ripercussioni sull’offerta di questi prodotti che spesso è risultata in eccesso rispetto alla domanda. La limitata shelf life ha determinato un andamento instabile dei listini all’origine che nel corso delle settimane hanno registrato una forte volatilità dei prezzi. Sovente sono stati registrati trend discordi nelle diverse piazze monitorate.

La produzione di cavoli, cavolfiori e broccoli, colture di pieno campo tipiche invernali, è stata fortemente condizionata dall’andamento climatico anomalo. In molte zone del centro-sud si è giunti al termine delle operazioni di raccolta. A differenza di quanto visto per gli ortaggi a foglia, la possibilità di stoccare queste brassicacee ha consentito di gestire l’offerta sulla base dell’interesse della domanda. In conseguenza di ciò, i listini all’origine hanno mostrato una maggiore stabilità e i produttori sono riusciti a beneficiare anche di qualche lieve incremento di prezzo.

L’offerta di carciofi è stata condizionata dall’andamento climatico particolarmente mite che in molti casi ha determinato l’accelerazione del processo di maturazione. Ciò si è riflesso in un costante calo dei prezzi all’origine anche a causa della flessione della domanda determinata dalla riduzione dei volumi esitati nei mercati rionali.

(fonte: Ismea)