SUGLIA: “PREZZI IN BALÌA DI UN MERCATO SCHIZOFRENICO. COSTI IN FORTE AUMENTO”

“I prezzi dell’ortofrutta sono in balìa di un andamento di mercato schizofrenico: appena un prodotto manca i prezzi salgono, quando invece abbiamo un chilo di merce in più i prezzi scendono, ma questa è la naturale legge della domanda e dell’offerta. Inutile spaventare i consumatori con una cattiva informazione su presunti aumenti esorbitanti dei prezzi al dettaglio che vanno valutati caso per caso, in relazione ai diversi prodotti e a seconda dei vari canali distributivi”. È il commento di Giacomo Suglia (nella foto), vicepresidente nazionale Fruitimprese e presidente APEO (l’Associazione dei Produttori e degli Esportatori Ortofrutticoli) sulle polemiche di questi giorni circa i presunti aumenti medi dei prezzi dell’ortofrutta.

“Quello che invece è certo – aggiunge Suglia – è che stanno aumentando e aumenteranno i costi perché le aziende si devono attrezzare con mascherine, guanti per i dipendenti e devono cambiare organizzazione aziendale e sistemi di lavoro con il necessario distanziamento sociale, senza contare la necessità di sanificare i magazzini e gli altri luoghi di lavoro. Gli aumenti di costi sono certi, così come è certo il minor potere di acquisto dei consumatori, mentre i prestiti del DL Liquidità sono in balìa delle banche e della burocrazia per cui le aziende agricole e commerciali dell’ortofrutta, vivono nell’incertezza e nella confusione”.

In una lettera inviata al commissario europeo all’Agricoltura Janusz Wojciechowski, l’associazione di categoria Freshfel Europe ha quantificato l’aumento dei costi per il mondo produttivo dell’ortofrutta in almeno 500 milioni di euro al mese, per il necessario adeguamento delle imprese e dei lavoratori alle norme di sicurezza, per la chiusura del settore Horeca (alberghi, ristoranti, bar e catering) che vale almeno il 25-30% dell’offerta di mercato, per gli aggravi di costi nei trasporti. E anche per le difficoltà delle esportazioni di frutta e verdura fresche dell’UE verso Paesi terzi, che valgono 5 miliardi di euro all’anno.
“Quanto alla manodopera per le grandi raccolte – osserva Suglia – Germania e Gran Bretagna stanno già organizzando voli charter per fare arrivare i lavoratori stagionali dai paesi dell’Est Europa. Mentre noi ancora discutiamo e siamo bloccati da veti e pregiudizi ideologici, altrove si danno risposte immediate alla mancanza di lavoratori stagionali nelle campagne, garantendo la loro e la nostra sicurezza contro il diffondersi del Coronavirus. Mi associo all’appello rivolto alla ministra Bellanova dai due europarlamentari italiani Paolo De Castro ed Herbert Dorfmann per la ‘quarantena attiva’ (leggi news) che può contribuire a salvaguardare un quarto del made in Italy e la sopravvivenza di molte aziende agricole italiane, ormai in ginocchio per la mancanza di manodopera.”

“Sarebbe inoltre opportuno – conclude Suglia – che nel prossimo ‘DL aprile’ si affrontasse anche la questione del costo del lavoro, un fattore che da sempre penalizza la competitività delle nostre imprese. Intervenire con una decontribuzione previdenziale (il gettito si recupererebbe dal Fisco e dalle Accise); agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro in agricoltura ricorrendo a piattaforme digitali pubbliche e trasparenti; coinvolgere subito alcune categorie come disoccupati, cassaintegrati e percettori del reddito di cittadinanza: così si affrontano e si risolvono i problemi che incalzano, perché le grandi raccolte di frutta e ortaggi a pieno campo stanno per iniziare”. Infine, “resto perplesso sui potenziali rischi penali a carico delle imprese e chiedo lumi sull’art. 42 del Decreto Cura Italia (comma 2): Il contagio da Covid-19 è da considerarsi infortunio sul lavoro?”