MIGRANTI COME MANODOPERA, SALVI: “NON RISOLVE IL PROBLEMA. SERVE QUARANTENA ATTIVA”

Una soluzione politica, non economica per le esigenze delle imprese. La nostra è una attività specializzata, abbiamo bisogno di professionalità, di capacità di gestire i prodotti, non di manodopera generica”.

Questo il primo commento di Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, circa le norme previste nel DL Rilancio per la regolarizzazione dei migranti. “Le nostre imprese, che portano l’ortofrutta made in Italy nel mondo, lavorano da sempre rispettando leggi e contratti. Le misure previste nel DL Rilancio hanno una positiva valenza politica però non danno le risposte immediate che ci attendevamo in vista delle imminenti campagne estive di raccolta dell’ortofrutta”.
Serve manodopera competente perché la natura ha i suoi tempi ed i suoi ritmi e far raccogliere e confezionare un prodotto ortofrutticolo da mani non esperte significa comprometterne irrimediabilmente la qualità, la salubrità e la sicurezza, oltre che creare un danno economico alle imprese ed alla collettività”.
“Avevamo avanzato un pacchetto di proposte immediatamente attuabili – continua Salvi – di cui alcune a costo zero, per dare continuità ad un sistema consolidato che funziona, che negli ultimi 15-20 anni ha permesso di salvaguardare una economia basata sulla frutticoltura in tante zone del Paese che altrimenti sarebbe morta senza i lavoratori stranieri, in particolare rumeni e polacchi. Le nostre imprese conoscono questi lavoratori, sono già organizzate per accoglierli in villaggi, in strutture dedicate che funzionano già da anni”.

“Ricordo le misure che Fruitimprese già da tempo aveva proposto nelle sedi istituzionali più opportune: la “quarantena attiva”: come auspicato dai nostri parlamentari europei De Castro e Dorfmann, per organizzare il ritorno agevolato, mediante la creazione di ponti aerei o ferroviari, della manodopera agricola dagli altri Paesi europei da porre in “quarantena attiva” in strutture predisposte di concerto e con la collaborazione delle Autorità locali. Con questo sistema i lavoratori possono iniziare subito ad operare perché vengono organizzati in piccole squadre che vivono e lavorano in isolamento dalle altre maestranze;
la proroga dei permessi di soggiorno dei lavoratori extracomunitari attualmente impiegati e la regolarizzazione di quelli presenti sul territorio senza permesso di soggiorno che hanno già lavorato nel settore agricolo nel loro Paese di provenienza; la semplificazione del sistema dei voucher per consentire agli studenti di occupare utilmente i periodi di riposo ed agevolare il ritorno, anche momentaneo, al settore agricolo della manodopera italiana rimasta senza occupazione per la crisi degli altri comparti; l’utilizzo in agricoltura del personale in cassa integrazione o di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, garantendo ad essi una entrata aggiuntiva ed un rientro attivo nel mondo del lavoro; gli incentivi all’assunzione di personale a tempo determinato, come la fiscalizzazione dei contributi previdenziali fino al 31 Dicembre 2020, potrebbe consentire alle aziende di garantire alla manodopera proveniente dagli altri settori, un salario maggiore; la creazione di un portale istituzionale a livello locale per favorire l’incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, come avvenuto per il reperimento del personale sanitario, dove le aziende possano inserire le loro proposte”.

Conclude il presidente Marco Salvi: “Le nostre imprese hanno affrontato in questa terribile emergenza sforzi enormi per rifornire i punti di vendita e al contempo per adeguare gli impianti aziendali agli standard sanitari legati alla pandemia da Covid-19 per tutelare la salute degli operatori. Premesso questo, dobbiamo considerarci dei privilegiati perché abbiamo potuto continuare sempre a lavorare e produrre mentre gran parte dell’Italia produttiva si fermava. Sarebbe davvero un paradosso se adesso, dopo che la filiera ortofrutticola non ha mai smesso di lavorare e dopo che gli italiani l’hanno rivalutata come essenziale per la loro dieta, rischiamo di perdere i raccolti perché non riusciamo a reperire in tempi brevi la manodopera stagionale necessaria”.