LA SANATORIA VOLUTA DALLA BELLANOVA LASCIA APERTO IL PROBLEMA DELLA MANODOPERA PER LE GRANDI RACCOLTE

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere la trasmissione “Indovina chi viene a cena”, nella quale venivano presentati i problemi sul piano sanitario e sociale di alcuni prodotti tropicali (leggi news). Affrontava, in particolare, il caso dell’eccesso di pesticidi, oltre ogni limite per la salute umana, sia per i raccoglitori che per i consumatori, degli avocado prodotti in Messico e della situazione umanitaria nella raccolta della canna da zucchero nella Repubblica Dominicana, dove viene impiegata manodopera proveniente dalla confinante e poverissima Haiti.

Sugli avocado messicani la trasmissione ha fatto una denuncia della quale i nostri consumatori dovrebbero tener conto prima di acquistarli, oltretutto a prezzi altissimi rispetto a quanto pagato ai produttori, mentre per quanto riguarda le foto delle baraccopoli e i dati sulle condizioni di lavoro della manodopera di colore della poverissima Haiti, dobbiamo solo vergognarci perché forse le nostre baraccopoli e le condizioni di lavoro che riserviamo agli emigrati irregolari del nostro Sud sono forse peggiori. La cosa che mi ha colpito di più, è che in una delle due grandi aziende dove veniva coltivata la canna da zucchero, pur disponendo di proprie macchine di raccolta, non le usava perché costava meno quella manuale. E’ un pensiero cattivo, ma è possibile che forse il ritardo della meccanizzazione della raccolta del pomodoro nelle regioni del Sud sia dovuto allo stesso motivo. Il basso costo del lavoro degli immigrati irregolari per le aziende che lo accettano, e qualche volta lo cercano, è assimilabile alla delocalizzazione dell’attività d’impresa in un Paese sottosviluppato che però è il nostro, creando così condizioni di concorrenza sleale con le imprese che non ne approfittano…
Giovedì 14 è stato approvato, finalmente, il cosiddetto “Decreto rilancio” di ben 55 miliardi che qualcuno chiama “Decreto ristoro” perché servirebbe più a colmare le gravi perdite di famiglie e imprese in questi mesi di lockdown, che a fornire incentivi per la ripresa. Rilancio o ristoro, non importa come si chiama, tuttavia di questa iniezione di liquidità c’è bisogno, purché arrivi presto, perché nell’attesa c’é il rischio che molte imprese non abbiano più la forza di riaprire.
Nel Decreto c’è però una norma che ha causato una forte tensione anche tra i partiti della maggioranza, quella che ha portato alla sanatoria degli immigrati irregolari che lavorano nei campi e nella assistenza familiare. Questa norma voluta fortemente dalla Ministra Bellanova, anche per la sua storia personale di giovane bracciante e poi di sindacalista, assolutamente giustificata di fronte al fenomeno del caporalato, allo sfruttamento di tanti poveri disgraziati e ai fenomeni criminali scoppiati in questi anni nelle campagne non solo del Sud, non risolve però il problema della carenza di manodopera per le operazioni di raccolta di cui ha bisogno subito e nei prossimi mesi la nostra agricoltura.

Il giorno dopo la conferenza stampa nella quale la Ministra Bellanova ha comunicato l’approvazione della norma, tutte le organizzazioni professionali e cooperative dell’agricoltura hanno denunciato che il problema di carenza della manodopera non era stato risolto. Il ragionamento è semplice, se quei braccianti erano già impiegati in agricoltura nelle vergognose condizioni a tutti note, non è con l’istituto della regolarizzazione che aumentano di numero, anzi può capitare che i giusti diritti che possono vantare gli irregolari e coloro che hanno un permesso di soggiorno in scadenza, creino tensione nelle campagne dove finora forze dell’ordine e istituzioni pubbliche non sono riuscite a estirpare il fenomeno. A questo si aggiunge, che il costo a carico del datore di lavoro che vuole regolarizzare un lavoratore già prima alle sue dipendenze in nero non aiuta a spingerlo a farlo, malgrado il pagamento gli permetta di sottrarsi alle penalità previste dalle leggi a tutela del lavoratore. Purtroppo, se per anni si era sfuggiti alla legge, c’è la tentazione di poter continuare a farlo.
Certamente la legge indurrà anche altri irregolari e lavoratori con permessi di soggiorno in scadenza a cercare lavoro nelle campagne. E’ possibile persino che ciò favorisca la ripresa degli arrivi anche dai Paesi dell’Est Europeo, perché le migliori condizioni di lavoro indotte dalla nuova normativa possono rendere più appetibile l’occupazione nel nostro Paese, sempre che riprendano i voli da quei Paesi. La regolarizzazione, o come qualcuno la chiama ( paventando chissà quali pericoli), la sanatoria di quei 200 mila braccianti – questa è la stima del Ministero dell’Interno – che già lavorano con scarsa o totale assenza di tutela dal Piemonte, dove qualche settimana fa sono stati scoperti casi di sfruttamento, e via via nelle regioni del Centro e del Sud, non credo però, che riuscirà a risolvere con l’urgenza necessaria il problema della carenza di manodopera per le campagne di raccolta in corso e nei prossimi mesi.

Corrado Giacomini
Economista agrario, Comitato di indirizzo del Corriere Ortofrutticolo