AIUTI POST-COVID AL SETTORE. CARA MINISTRA, UN CONTO È IL SOSTEGNO, ALTRO È IL RILANCIO. L’EUROPA RESTA DECISIVA

La Ministra Bellanova su “Il Foglio” del 15 giugno ha scritto un lungo articolo dal titolo “Non c’è sviluppo sostenibile senza agricoltura. Strategia per il rilancio del Paese”. Sulla prima parte del titolo concordo assolutamente, mi permetto invece di soffermarmi un po’ sulla seconda parte.

Nell’articolo, la Ministra parte affermando la “centralità e strategicità” della filiera agroalimentare per il nostro Paese, affermazione che parte dalla premessa che è indispensabile ripagare la “filiera della vita” per “l’enorme impegno messo in campo i questi mesi per garantire un bene essenziale come il cibo e consentire a noi tutti la salvaguardia di abitudini e consuetudini alimentari”. Chi mi conosce sa che metto sempre al primo posto l’interesse dell’agricoltura e degli agricoltori, ma questa modo di descrivere i meriti del settore durante la crisi della pandemia, lo capisco, perché bisogna cogliere l’occasione per partecipare alla distribuzione delle risorse pubbliche, ma lo trovo eccessivo. Una sola domanda, cosa avrebbero fatto gli agricoltori in assenza della pandemia? E la distribuzione alimentare? Comparto che ha tratto perfino vantaggi dal periodo di lockdown. Certamente ci sono state delle imprese che hanno subito una pesante caduta di fatturato, come quelle operanti sul mercato ho.re.ca., dove la domanda è precipitata, e per ragioni analoghe anche quelle del florovivaismo e della pesca, ma complessivamente l’agroalimentare ha tenuto!
Ormai le stime più accreditate valutano una caduta nel 2020 del PIL in Italia tra -8% e -10%, ma il CREA scrive nel suo rapporto sull’impatto del Covid-19 che “in confronto agli altri Paesi europei, il settore agricolo italiano sembra, comunque, meglio sopportare lo shock pandemico, probabilmente per il peso rivestito dal settore ortofrutticolo, …..”. L’ISMEA nel suo “3° Rapporto sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nell’emergenza Covid-19”, pubblicato nel mese di giugno, stima una riduzione nel 2020 del valore aggiunto della produzione agricola di – 0,9% e dell’industria alimentare di -1,4%. CERVED, quasi all’inizio della pandemia, valutava persino un incremento di +1,1% del fatturato delle nostre imprese agricole nel periodo 2020/2019. The European House-Ambrosetti in “Quali impatti dell’emergenza Covid-19 sul settore della distribuzione in Italia”, apparso alla fine di maggio, valutava una diminuzione nel 2020 dei ricavi (-36,7%/-49,4%) delle imprese della Distribuzione non alimentare, mentre quelli delle imprese della Distribuzione alimentare avrebbero subito un impatto più limitato (+0,7%/-3,1%) grazie all’aumento nei due mesi di lockdown. Da non dimenticare che, sempre secondo The European House, l’84,3% del totale della spesa alimentare delle famiglie italiane avviene tramite i canali della distribuzione moderna.
Questa breve rassegna delle valutazioni da parte di Istituti accreditati sugli effetti della pandemia da Covid-19 sul nostro settore agroalimentare concludono, quasi in maniera unanime, che l’agricoltura, l’industria e la distribuzione alimentare hanno tratto perfino qualche vantaggio nel periodo di lockdown e arriveranno a fine anno senza grossi impatti negativi. Se la media è questa, non dobbiamo dimenticare le aziende rivolte prevalentemente al canale ho.re.ca, quelle del florovivaismo e della pesca e acquacoltura, che certamente subiranno tutti gli effetti negativi della chiusura di queste attività.
Dopo questa breve descrizione della situazione del settore, non si può certamente affermare che la ministra Bellanova ha fatto male a battersi per ottenere nel “Decreto rilancio” la destinazione di 1.150 milioni di euro per “sostenere e rilanciare” la nostra agricoltura. Anche qui, mi pare corretta la parola “sostenere”, che appare nella slide del MIpaaf , ma temo che siamo lontani dai fabbisogni per “rilanciare” la nostra agricoltura, tanto più che l’erogazione di queste risorse è avvenuta nell’ottica, giusta, dell’emergenza e non della “strategicità”, a cui si richiama la ministra Bellanova. Faccio un esempio , dei 100 milioni destinati alle imprese vitivinicole, tra cui vi sono anche quelle che hanno subito la crisi più dura per la caduta dell’ho.re.ca., 50 milioni sono destinati alla distillazione di crisi, di cui si parla già da tre mesi (per 2,75 euro al grado/ettolitro per vino comune) e altri 50 milioni per le imprese, che decideranno una riduzione delle rese, per cifre che variano da 400 a 900 euro per ettaro, a seconda del tipo di vino in produzione. Non mi pare che siano misure e fondi capaci di realizzare il rilancio della nostra viticoltura. La strada per il rilancio dell’agricoltura europea è già tracciato da due documenti della Commissione il “Green deal europeo” e specifico per il settore da “From farm to fork”. Il vero problema è in che misura questi due documenti, pensati prima che il Covid-19 sconvolgesse l’economia europea e mondiale, possono costituire ancora la base per la revisione della PAC per il periodo 2021/27, partendo dal 2022, dopo il prolungamento della fase di transizione decisa dal Parlamento europeo.
Un dato fondamentale, per capire il peso che la politica comunitaria avrà per il rilancio della nostra agricoltura si trova nell’ “Annuario dell’agricoltura italiana,2018” del CREA, l’ultimo disponibile. Si può leggere che nel periodo 2014-2018 il sostegno pubblico all’agricoltura ha inciso in media per il 38% sul valore aggiunto del settore, e nel 2018 la composizione del sostegno pubblico all’agricoltura per il 62% è stato alimentato da risorse comunitarie, seguite da quelle nazionali (22%) e regionali (16%). In particolare, le risorse nazionali assumono, principalmente, la forma di agevolazioni fiscali e contributive, mentre le politiche regionali mirano al sostegno alle infrastrutture e ai servizi per lo sviluppo.
Non si può che concludere, che il rilancio della nostra agricoltura dipende, soprattutto, dalle politiche e dalle risorse che ci vengono dalla UE, per cui è indispensabile l’impegno che la nostra Ministra metterà sui tavoli europei e la capacità delle Regioni a utilizzare bene e tutte le risorse destinate alle politiche strutturali. Un ruolo fondamentale spetta, tuttavia, al Ministero grazie al Piano strategico nazionale (PSN) che, proprio in base alla nuova PAC, dovrà costituire il quadro programmatico per gli interventi diretti e strutturali per lo sviluppo della nostra agricoltura.

Corrado Giacomini
economista agrario, Comitato di indirizzo del Corriere Ortofrutticolo