BRUNI (CSO): “PER LE PERE NON CI SARÀ UNA RIPRESA COMPLETA DAL DEFICIT DEL 2019”

Per Paolo Bruni (nella foto), presidente di Cso Italy, che questa mattina ha partecipato al webinar ‘Focus Covid: impatto su prezzi e mercato nella filiera ortofrutticola’ per discutere con tutti i player della filiera dell’andamento del mercato in tempi di pandemia, “il fattore Covid non ha fatto altro che far piovere sul bagnato nel settore ortofrutticolo già appesantito da altri problemi quali la mancanza di manodopera, importanti fitopatologie quali cimice asiatica e la maculatura bruna nonché le gelate di fine marzo e inizio aprile che si sono abbattute sulla produzione della frutta estiva come una mannaia. In compenso l’export è in ripresa”.

Secondo i dati Cso, le gelate primaverili hanno causato, per le albicocche, un calo della produzione nazionale del 56% con volumi stimati, per il 2020, intorno alle 136mila tonnellate, pari a quelle che si producevano nel 203 quando, però, non c’erano tutti gli impianti che sono proliferati negli ultimi anni.

Il calo dei volumi di pesche e delle nettarine, nella media nazionale, è di -30% (pari a 874mila tonnellate) ma in alcune aree, come ad esempio la Romagna, la produzione ha raggiunto anche perdite dell’80%

“La situazione italiana – spiega Bruni -, per la frutta estiva, è la peggiore in Europa se si fa il confronto con i nostri competitor. La Grecia ha registrato un calo del 10%; la Spagna del 20% per via delle forti grandinate registrate in Catalogna; la Francia -8%. È ovvio che in queste condizioni i prezzi aumentino ma per quanto possano aumentare non compenseranno mai la perdita di volumi registrata”.

In attesa delle previsioni ufficiali sulle pere che il Cso, lancerà la settimana prossima, Bruni si sbilancia nell’anticipare che, non ci sarà, quest’anno, una completa ripresa del deficit produttivo dell’anno scorso causato dalla cimice asiatica e dalla maculatura bruna. Per contro i costi continuano ad aumentare anche per il rispetto delle regole anti-pandemiche. Un aumento che si assesta, ad esempio, su 65 cent/kg in più per le albicocche e 30 cent/kg per pesche e nettarine.

Più positive le prospettive sull’export. “Concordo sulle difficoltà dei trasporti nei tempi del lockdown – ha detto – ma quelle difficoltà sono state superate e se facciamo un’analisi dell’export del primo trimestre 2020, vediamo addirittura un quasi +7% che si mantiene anche nel mese di marzo, ossia in pieno lockdown. Dobbiamo ancora analizzare aprile e maggio ma non credo che vedremo dati in calo anche se abbiamo un’assoluta necessità di aumentare le quote dell’export facendo conto delle barriere fitosanitarie, del minor potere di acquisto generalizzato ma, e non è da meno, anche del grande appeal del made in Italy”.

Mariangela Latella