PREZZI ALL’INGROSSO, CUOMO (BMTI): “POCHI AUMENTI E NON SPECULATIVI”

“La speculazione sui prezzi ortofrutticoli in tempi di Covid è figlia di un allarmismo non condivisibile. Guardando ai dati di questo periodo, solo pochi prodotti hanno registrato degli aumenti e sono stati causati per lo più da fattori climatici e non speculativi”.

Così Riccardo Cuomo, dirigente di Borsa Merci Telematica Italiana, esordisce per presentare l’Annuario 2019 dei prezzi all’ingrosso, realizzato insieme ad Unioncamere ed Italmercati. Un’edizione particolare perché oltre a contenere i dati dell’anno passato, prende in esame anche quelli dei primi mesi del 2020 proprio per cercare di cogliere l’impatto del Covid sull’andamento delle quotazioni di mercato.

“Tra i prodotti che hanno subito degli aumenti ci sono le arance ed i limoni, ad esempio – precisa Cuomo –. Pensiamo che sia da attribuirsi ad una reazione dei consumatori che, di fronte ad una pandemia sostanzialmente di tipo influenzale, ha preferito ricorrere ai rimedi tradizionali. Ma non possiamo dire adesso se questi cambiamenti al rialzo siano strutturali”.

Venendo ai dati BMTI, che mette a confronto la media dei prezzi all’ingrosso settimanali dall’undicesima alla diciannovesima settimana del 2019 e del 2020, hanno subito degli aumenti le arance (+77,8%, passando da 1,20 a 1,40 euro al chilo); i limoni (+51,9% da 1,05 euro al chilo a 1,60); le fragole (+11,1% da 2,37 euro al chilo a 2,63); le mele (+18% da 1,23 euro al chilo a 1,46); le melanzane (+29,5 da 1,11 euro al chilo a 1,44); le zucchine (+5,5% da 99 cent/kg a 1,25 euro al chilo) e i cavolfiori (+88,9% da 0,78 a 1,47 euro al chilo).

Rimangono sostanzialmente stabili le banane (da 0,98 a 0,95 euro al chilo), i pomodori (da 1,32 a 1,36 euro al chilo); i carciofi (42 cent al chilo nei due periodi presi in esame); la lattuga (da 97 centesimi a 99); le fave (da 1,24 a 1,29 euro/chilo); le arachidi ( da 5,33 a 5,41) e i fagioli secchi (da 1,89 a 1,86 euro al chilo).

“Un caso a parte – chiosa Cuomo – va segnalato per il Lime la cui domanda è stata praticamente annullata durante il lock down, perché prevalentemente usato nel settore della ristorazione. Dacché le quotazioni sono ritornate su livelli normali con la riapertura dei locali pubblici”.

Mariangela Latella