ORTOFRUTTA, IL GREEN DEAL NON DEVE FAR PAURA. E VI SPIEGO PERCHÉ

I produttori di ortofrutta vivono da due anni una fase di profonda incertezza. E del resto, come non capirli: tra avversità atmosferiche che dimezzano, o azzerano i raccolti, fitopatie senza rimedi e prezzi che a volte non arrivano nemmeno a coprire i costi, molti di loro potrebbero perdere la speranza di poter continuare a fare ciò che più amano in modo redditizio.

Come se non bastasse, quest’anno l’epidemia di Covid-19 ha peggiorato le cose, soprattutto per quanti rifornivano abitualmente il canale Horeca, fermo per tre mesi a causa del lockdown. E ora, in prospettiva, dobbiamo iniziare ad analizzare insieme le possibili conseguenze sul settore del New Green Deal e delle due strategie ‘Farm to Fork’ e ‘Biodiversity’. La Politica agricola comune e l’Ocm di settore saranno ancora i totem a difesa del loro lavoro? Continueranno a essere garantiti i fondi necessari per incentivare i produttori a coltivare di più, e meglio, per rispettare l’ambiente e tutelare i consumatori?

La domanda è legittima, se non altro perché le linee guida presentate dalla Commissione Ue indicano tra gli obiettivi di queste strategie una riduzione del 50% nell’uso di fitofarmaci, del 20% di fertilizzanti, un aumento al 25% dei terreni a biologico, un 10% di set aside. Target che in prima battuta possono far pensare a un’imposizione, soprattutto se senza valide alternative tecniche e senza considerazione per l’impatto sui redditi aziendali.

Tuttavia, non è così. Prima di tutto perché gli obiettivi sono al 2030 e uno spazio temporale di dieci anni è sufficiente, sia per le istituzioni europee per elaborare norme applicative e destinare adeguate risorse ai produttori, sia per quest’ultimi che saranno accompagnati lungo il percorso attraverso la Pac. La riforma a cui stiamo lavorando, con i due anni di tempo in più che avremo a disposizione dopo l’accordo politico raggiunto sul regolamento transitorio, punta del resto a integrare il ruolo dell’agricoltura con la sostenibilità dei sistemi alimentari. In commissione Agricoltura al Parlamento europeo abbiamo ben chiaro l’obiettivo. Mantenendo le attuali regole fino a tutto il 2022 gli agricoltori avranno una certezza giuridica a supporto dei loro programmi aziendali, mentre le istituzioni europee e gli Stati membri avranno il tempo che serve per elaborare e ‘metabolizzare’ una nuova Pac adeguatamente integrata con il Green Deal.

Intanto, nei giorni scorsi la Commissione europea ha pubblicato le nuove misure eccezionali da destinare anche al settore ortofrutticolo in difficoltà per l’emergenza coronavirus. Un provvedimento che concede ulteriori flessibilità ai produttori, con un aumento dei tassi di cofinanziamento Ue fino al 70% per i programmi operativi di cooperative e organizzazioni di produttori. Un risultato che è frutto del gioco di squadra tra il Parlamento europeo e gli stessi produttori che ha messo alle corde la Commissione, costringendola ad agire in fretta a sostegno di un settore strategico per l’Italia, ma alle prese con una crisi senza precedenti. Non a caso abbiamo anche invitato il commissario Wojciechowski a riferire alla commissione Agricoltura del Parlamento entro la fine di settembre per fare il punto sulla situazione e valutare la necessità di nuove misure.

Paolo De Castro

coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo