PRECIPITA L’EXPORT DI POMODORO FRANCESE IN GERMANIA, CALA QUELLO ITALIANO

Anche per il pomodoro vale la regola della predilezione del consumatore per il prodotto locale. In Germania, primo mercato europeo anche per il “re degli ortaggi”, la produzione nazionale di pomodoro da mensa è passata in dieci anni da 73 mila a 107 mila tonnellate (dato ufficiale dell’Ufficio di Statistica federale) e si rivolge quasi interamente al mercato interno, dove il consumo pro-capite è di 27,2 chili l’anno e dove in un anno (dal 2019 al 2020) i prezzi sono aumentati del 13%.

Il pomodoro tedesco è terzo nel computo delle provenienze: i pomodori più consumati sono quelli olandesi seguiti dagli spagnoli. Molto distanziati, alle spalle del prodotto locale, i pomodori d’importazione provenienti nell’ordine da Belgio, Marocco, Italia, Polonia e Francia.

La previsione è che la produzione tedesca, grazie a serre e tecnologie avanzate, continuerà il trend di crescita anche nei prossimi anni. Per il momento, si può constatare come, sempre secondo statistiche federali aggiornate al 31 dicembre 2019, abbiano perso quote di mercato Italia e Francia, a vantaggio non solo della produzione interna ma anche e soprattutto delle importazioni dal Belgio (passate in dieci anni da 44 mila a 57.600 tonnellate), dal Marocco (da 27 mila a 40 mila tonnellate nello stesso periodo) e dalla Polonia (da 1.900 a 10.900 tonnellate). Il calo maggiore l’ha avuto la Francia, precipitata da 34.600 a 7.400 tonnellate di pomodoro esportato in Germania, ma anche l’Italia registra una flessione costante: 39 mila tonnellate esportate nel 2010, 29 mila nel 2017, 18.200 nel 2019. Un campanello d’allarme per un Paese come il nostro dove la cultura del pomodoro non ha eguali nel mondo e dove si coltivano ormai varietà competitive a buoni e a volte a elevati livelli qualitativi.