COCCO TAILANDESE RACCOLTO DA SCIMMIE “SCHIAVIZZATE”. CROLLO DELLE VENDITE

Un’azienda tailandese specializzata nella produzione, commercializzazione ed esportazione di noci di cocco e di latte di cocco, la Theppadungporn Coconut, ha subìto un brusco calo delle vendite dopo che un gruppo per i diritti degli animali ha accusato l’azienda di schiavizzare le scimmie nella raccolta dei frutti. La notizia ha fatto il giro del mondo e in questi giorni è rimbalzata anche su alcuni quotidiani italiani. Le conseguenze si sono fatte sentire subito: diversi rivenditori britannici hanno ritirato i prodotti dell’azienda dai loro scaffali dopo che un rapporto di People for Ethical Treatment of Animals (PETA) affermava che le noci di cocco in Tailandia venivano raccolte da scimmie maltrattate. “Dopo il diffondersi di quelle notizie, abbiamo registrato un calo delle vendite dal 20 al 30%”, ha confermato Aphisak Theppadungporn, amministratore delegato della Theppadungporn Coconut Co. Ltd, uno dei maggiori produttori ed esportatori tailandesi di latte di cocco Chaokoh.

Le proteste internazionali hanno spinto l’agenzia per il benessere animale del ministero del Commercio di Bangkok a istituire un sistema di tracciamento del latte di cocco tailandese apportando l’indicazione “from monkey-free plantations”. Secondo la denuncia degli animalisti, i macachi thailandesi (varietà più piccola di quella indiana) vengono trasportati nelle piantagioni, ammassati in piccole gabbie, tenuti alla catena con collari di metallo e forzati a raccogliere fino a mille noci di cocco al giorno.

Tra i personaggi intervenuti in favore delle scimmie, Carrie Symonds, compagna del primo ministro britannico Boris Johnson, che ha accolto con favore la richiesta degli animalisti di smettere di comperare prodotti a base di cocco ottenuti schiavizzando le scimmie e ha esortato gli altri a seguirne l’esempio.

Nel 2019 la Tailandia ha prodotto oltre 806 mila tonnellate di cocco e ha esportato latte di cocco per un valore di quasi 350 milioni di euro, per circa l’8% destinato al Regno Unito.