CROLLO DEL TURISMO IN SARDEGNA. L’ORTOFRUTTA NE RISENTE

L’onda di ritorno dello tsunami Covid colpisce anche il Mercato Agroalimentare della Sardegna che, quest’anno, nonostante la Regione sia stata una delle meno colpite dalla pandemia, registra nel mese di luglio, un calo di fatturato del 30% rispetto alla media degli ultimi anni.

E’ quanto è emerso nel corso della Webinar organizzata ieri pomeriggio da Italmercati con i vertici del Centro cagliaritano. “Per noi – ha spiegato il presidente Vincenzo Pisano – la stagione estiva ha sempre rappresentato un momento di punta della nostra attività durante la quale si realizzava la maggior parte del fatturato annuo. La Sardegna è una regione con pochi abitanti, circa 1,5 milioni e, nei mesi estivi, con il turismo, arriva a 2,8 milioni con conseguente crescita del fatturato del Mercato  soprattutto per la presenza di turisti con alta capacità di spesa come, ad esempio, i russi e i tedeschi ospitati dalle nostre strutture ricettive. Tuttavia quest’anno, tra la cancellazione dei voli, i prezzi elevati dei traghetti, la paura generalizzata a viaggiare e tutte le criticità che si porta dietro questo periodo emergenziale, stiamo registrando il 70% delle prenotazioni in meno in tutta l’isola e, a stagione avviata, ormai non credo che le perdite possano essere recuperabili nei cosiddetti mesi di spalla, ossia settembre e ottobre”.

Oltre al danno anche la beffa. Due gelate primaverili hanno letteralmente fatto saltare la produzione estiva sarda, soprattutto drupacee che si sono dovute importare da altre Regioni quali il Veneto e l’Emilia-Romagna con conseguente aumento dei costi.

Per recuperare questo buco nero economico, il Mercato si sta organizzando per partire a breve con un progetto di e-commerce che permetterà a dettaglianti e ristoratori di tutta la Sardegna di fare ordini online (gli strumenti disponibili al momento, sono la mail, whatsapp e i siti dei singoli grossisti), per poi vedere effettuate le consegne a domicilio fino a un raggio di 50 km.

“Il problema principale – ha affermato Giorgio Licheri, direttore del Mercato – è la viabilità, poiché i collegamenti stradali sono del tutto fatiscenti con la conseguenza che la logistica è difficile da gestire. Per ripristinare i collegamenti stradali da e per il Mercato, il comune di Sestu ha ricevuto ingenti somme dalla Regione Sardegna ma le opere avviate, a distanza di 20 anni, sono ancora, in parte, incomplete. Altre, per contro, sono ancora del tutto inesistenti. Abbiamo proposto di poterla fare noi la strada, per accelerare i tempi, ma, ad oggi, non abbiamo avuto risposta. In sostanza le somme destinate ai collegamenti da e per il Mercato sono ferme da 20 anni”.

Per questo, il progetto di e-commerce prevede anche la creazione di un market place, ossia una piattaforma virtuale del Centro agroalimentare nel suo complesso, dove è possibile fare gli acquisti per poi decidere se ritirarli di persona o farseli consegnare h24 con la conseguente possibilità di estendere l’orario di apertura, andando oltre alle fasce orarie tradizionali legate alla primissima mattinata.

In vendita non ci saranno solo prodotti ortofrutticoli dacché il Mercato Agroalimentare della Sardegna sta per aprirsi, grazie ad un progetto di ampliamento, a tutte le filiere dei prodotti tipici sardi anch’essi colpiti dalla crisi.

“Per evitare che i colpi della recessione economica attesa quest’anno – ha precisato Licheri – possano in qualche modo portare i nostri operatori a gravi difficoltà di bilancio, stiamo collaborando con una società di primaria importanza a livello nazionale per definire procedure di assistenza amministrativa alla gestione del credito, proprio per non lasciarli soli in questa fase”.

Il Mercato agroalimentare della Sardegna, con base a Sestu, nella città metropolitana di Cagliari, è l’unico punto di riferimento della distribuzione tradizionale dell’isola. È anche l’unico esempio italiano di gestione di un Centro agroalimentare direttamente da parte degli operatori privati, circa 72 aziende, che sono proprietari dei box e contribuiscono ognuno per la propria parte, al funzionamento della struttura, anche attraverso una società di servizi, sempre a partecipazione privata, che si occupa di svolgere quello che normalmente rientra nelle competenze dell’ente gestore pubblico.

Il modello di business funziona, sia pur tra difficoltà, e nel 2019, al tredicesimo anno di attività, il capitale sociale è decuplicato. Oggi la società ha un patrimonio netto di 300 milioni di euro che rappresenta il 30% del fatturato annuale e nel 2019 il bilancio di esercizio si è chiuso in utile.

Mariangela Latella