BONIFICHE FERRARESI SALVA LA RETE DEI CONSORZI AGRARI. FILIERA CHIUSA O APERTA?

Kilometro zero, made in Italy, filiera, sostenibilità sono parole magiche a cui è affidato il futuro della nostra agricoltura. Le condivido e le approvo, tuttavia delle parole magiche bisogna sempre stare attenti perché il loro fascino rischia alle volte di far perdere di vista la realtà a cui vengono sovrapposte.

A fine luglio si è parlato molto della iniziativa di Federico Vecchioni, perché è lui il grande manovratore, che attraverso un aumento di capitale di CAI (Consorzi Agrari d’Italia) è riuscito a far conferire i rami d’azienda di quattro Consorzi Agrari (Adriatico, Centro Sud, Emilia e Tirreno) e, sottoscrivendo con B.F.-Bonifiche Ferraresi S.p.A. una quota di 61 milioni di euro pari al 36,79%, è diventato il primo socio di CAI e ne ha assunto il controllo e la direzione con un accordo parasociale.
Nella notizia stampa con cui B.F. S.p.A presenta l’iniziativa sta scritto che con tale operazione la società: “Realizza un altro fondamentale pilastro del proprio piano industriale consolidando la sua vocazione di hub strategico e dimostrandosi capace di generare valore per tutti i propri stakeholder dall’integrazione virtuosa della filiera alimentare 100% italiana dalla terra al cibo”. Come si vede, anche in questo caso è la parola magica “filiera”, che fornisce la giustificazione finale all’operazione.
A questo si può aggiungere la dichiarazione del Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che afferma: “Con il 75% del mercato degli agrofarmaci e il 63% di quello delle sementi nelle mani di sole tre multinazionali a livello mondiale è evidente la necessità per l’Italia di rafforzare il sistema dei Consorzi Agrari che sono l’unica struttura degli agricoltori italiani in grado di sostenere il potere contrattuale delle imprese agricole”.
Insomma, l’operazione di CAI rientra nel disegno complessivo di Coldiretti di cui i punti di riferimento sono Filiera Italia, B.F. S.p.A. e i Consorzi Agrari. E’ una macchina imponente quella che Coldiretti ha messo in piedi, dove non è ben chiaro quale sarà il ruolo dell’organizzazione professionale rispetto a Filiera Italia, che sta diventando un protagonista sempre più importante nei rapporti di filiera, e ai due strumenti operativi: uno nel mercato finanziario del Paese e l’altro nel mercato dei prodotti e dei fattori di produzione dell’agricoltura.
La parola “filiera” mi ha spinto a riprendere in mano il testo della delibera del 12 novembre 2019 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con cui viene comminata una sanzione di 150 mila Euro a S.I.S., Società Italiana Sementi S.p.A, controllata da B.F. S.p.A., che ne detiene il 42,2% mentre il restante 57,8% risulta ripartito tra vari Consorzi Agrari. Come molti ricorderanno la sanzione è la conclusione di una lunga istruttoria dell’Antitrust promossa da alcune organizzazioni agricole per pratiche ritenute scorrette nella commercializzazione della semente del grano duro Senatore Cappelli da parte di S.I.S., licenziataria in via esclusiva dei diritti di moltiplicazione e commercializzazione del seme concessi da CREA, che ne detiene la titolarità.
E’ abbastanza singolare che l’Antitrust si sia mossa nei confronti di S.I.S. in base all’articolo 62 del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n.1, che tutti ricordano come uno strumento nato a difesa degli agricoltori contro lo strapotere delle controparti nei tempi di pagamento e nell’esercizio di alcune pratiche sleali. Singolare perché S.I.S. è certamente la più importante impresa sementiera nazionale, ma è controllata da B.F. S.p.A, che si dichiara ispirata nei suoi obiettivi di gestione dalla tutela degli interessi del mondo agricolo, e ha nel consiglio di amministrazione, oltre al Presidente, alcuni membri indicati dalla Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. In qualche giornale di settore è stato scritto che la sanzione di 150 mila euro era forse troppo bassa, in realtà l’Autorità Antitrust ha comminato a S.I.S. il massimo della sanzione amministrativa prevista dalla legge per tre distinte condotte: la generale imposizione del vincolo di filiera chiusa quale precondizione per la fornitura di sementi; discriminazioni e dinieghi ingiustificati di fornitura delle sementi; aumenti ingiustificati dei prezzi delle sementi. Strumenti di questi condotte sono stati molte volte i Consorzi Agrari, che sono tra i principali canali di commercializzazione delle sementi di S.I.S.
Nel testo del provvedimento la S.I.S. giustifica più volte il suo comportamento sostenendo che il rapporto con i fortunati acquirenti, visto che in molti casi avvenivano discriminazioni e dinieghi sulla base, ad esempio, della iscrizione a una o all’altra organizzazione professionale agricola, avveniva nell’ambito di una “filiera chiusa”. C’è quindi anche la variante di “filiera chiusa” nella parola magica che dovrebbe concorrere a rilanciare la nostra agricoltura. Non è chiaro cosa voglia dire, ma sarebbe bene che Filiera Italia e anche B.F. S.p.A, chiarissero che proponendo rapporti di filiera non si rischia di finire in una “filiera chiusa”.
Qualcuno potrebbe sostenere che il caso di S.I.S. è un errore dovuto all’entusiasmo di disporre in via monopolistica di un seme molto importante come il grano duro Senatore Cappelli. Non mi pare che le condotte di S.I.S. sanzionate dall’Autorità Antitrust siano da minimizzare con riferimento al ruolo che Coldiretti con la sua Filiera Italia e B.F. S.p.A. con la nuova CAI si propongono di svolgere nell’agricoltura italiana.

Corrado Giacomini

economista agrario