ITALIA-CINA, ALLA RICERCA DI UNA NUOVA VIA DELLA SETA PER IL SETTORE

Il commercio di ortofrutta tra Italia e Cina ha un potenziale di sviluppo ancora tutto da cogliere ma il Belpaese ha già iniziato a scaldare i motori con un’impennata dell’export dell’87% nei primi mesi del 2020.

In fase pre-Covid, la bilancia commerciale si è chiusa con un disavanzo a favore della Cina di circa 100 milioni di dollari. La differenza tra i 130 milioni di dollari di ortofrutta che il colosso asiatico esporta in Italia e i 26 milioni di dollari di prodotti freschi italiani venduta in Cina, per il 98% kiwi freschi, che hanno fatto volare il fatturato di export.

È quanto è emerso nel corso del forum ‘Panoramica del settore ortofrutticolo Cina- Europa’ che si è tenuto questa mattina a Macfrut Digital e che ha messo a confronto aziende cinesi, la maggior parte delle quali costituitesi dopo gli anni Duemila, e le omologhe italiane caratterizzate da una maggiore longevità e esistenti, quelle più storiche, anche da oltre 100 anni.

“Conosco bene il mercato cinese – ha detto Renzo Piraccini, patron della fiera, nell’introdurre l’evento – e le opportunità che quel mercato offre alle nostre imprese o che il mercato italiano ed europeo possono offrire alla Cina. Per questo sono grato ai player cinesi di avere scelto Macfrut Digital come vetrina per la piazza europea in cui presentare la loro merce. L’Italia e la Cina sono unite da antiche tradizioni di scambi attraverso la via della seta che va rilanciata per garantire prosperità alle nostre comunità. Vi sono grandi margini di crescita”.

Se dalla Cina verso l’Italia i prodotto più esportati sono aglio, zenzero, frutta esotica e ortaggi asiatici, l’Italia sta lavorando bene con il kiwi, la cui esportazione ha subito un’impennata nei primi due mesi di quest’anno grazie alla visita risolutiva del ministro cinese dell’agricoltura. In minor misura esportiamo limoni e arance rosse mentre si attende la chiusura degli accordi bilaterali per aprire il mercato asiatico anche alle arance bionde, nonché alle nostre mele e pere.

Se la cucina cinese è stata il cuneo che ha fatto conoscere all’Europa la materia prima orientale, lo stesso può fare la ristorazione italiana in Cina per promuovere i nostri prodotti caratterizzati da un’elevata qualità e abbinati notoriamente ad abitudini alimentari sane.

“Oggi gli scambi commerciali tra Cina ed Europa sono una calamita capace di attirare l’attenzione da tutto il mondo – ha affermato Ma Hongtao, direttore generale dell’Agricultural Trade Promotion Center e ministro dell’Agricoltura e degli affari rurali della Repubblica Popolare Cinese –. Cina e Italia sono partner commerciali fondamentali in quanto situati agli estremi dell’antica e moderna Via della seta. Oggi la nostra nuova missione è collegare l’Asia e l’Europa e promuovere il commercio tra Oriente e Occidente e quello ortofrutticolo, in particolare, potrebbe essere un ottimo inizio per avviare questo processo”.

Nei primi sei mesi di quest’anno le importazioni di ortofrutta italiana in Cina sono aumentate del +74%. Lo scorso anno l’incremento è stato del +20%, anche se c’è da dire che il nostro Paese contribuisce per l’1% dell’export del grande Stato asiatico.

Nel 2019 la Cina ha esportato 1 milione di tonnellate di ortofrutta verso l’Unione Europea, il 24% del totale del loro export di freschi, surgelati o trasformati. Di queste, 136mila tonnellate sono state vendute in Italia. “Soprattutto – precisa Gianpaolo Bruno, direttore dell’ICE d Pechino che ha contribuito al recruiting degli 87 espositori e dei buyer presenti sulla piattaforma – verdura fresca, surgelata, che rappresenta quasi un terzo dell’export verso l’Italia, fagioli rossi e frutta secca. I cinesi sono consumatori sempre più sofisticati che richiedono sempre più opportunità di scelta sugli scaffali oltre che prodotti salutari, in linea con quanto accade in tutte le economie avanzate e sempre avendo ben presente le differenze culturali. Cercano articoli che garantiscano maggiore sicurezza alimentare”

Esportare verso la Cina significa, innanzitutto, affrontare barriere sanitarie e fitosanitarie soprattutto per i prodotti ortofrutticoli che sono classificati ad alto rischio e che per passare la frontiera devono superare i controlli delle forche caudine dell’agenzia per la sicurezza alimentare delle dogane. Una volta entrati, poi la distribuzione si fa smart perché molto sbilanciata su e-commerce e market place.

“I rapporti con la Cina sono straordinariamente importanti – ha affermato Paolo De Casto della Commissione Agricoltura e lo Sviluppo Rurale del Parlamento UE – per tutti i settori produttivi e moltissimo per il settore ortofrutticolo, in particolare. Il Parlamento europeo sta lavorando per rendere fruibili questi rapporti non solo con Pechino ma con tutto il Sudest asiatico. Importante, nelle relazioni tra i due Paesi, portare avanti il problema fondamentale dei residui e dei fitofamaci affinché ai consumatori europei siano garantiti gli standard di qualità e sicurezza imposti dai regolamenti comunitari. Un discorso di sicurezza analogo a quello che fanno i cinesi con le produzioni europee. Per cui maggior dialogo significa maggiori opportunità per i nostri operatori. C’è una grande apertura in questo da parte dell’Europa con l’attenzione che non si creino squilibri tra diversi standard di produzione”.

Mariangela Latella