IV E V GAMMA, COOP LANCIA UN GRIDO D’ALLARME

Anche in Coop si conferma il calo delle vendite di IV e V gamma e la prospettiva, se la situazione non cambia, potrebbe essere quella di ridurre le referenze della private label. Lo rivela Germano Fabiani, responsabile reparto Frutta, IV e V Gamma di Coop Italia, in un’intervista esclusiva concessa a Fresh Cut News che riportiamo qui sotto.
– Dott. Fabiani, quali sono i progetti Coop per il reparto di IV e V Gamma?
“Sono legati alle mutate esigenze del cliente. Soprattutto la IV Gamma in questo periodo sta soffrendo molto con una riduzione delle vendite tra il 12 e il 20%, in base alle categorie di prodotto. Se prima pensavamo che si trattasse di una contrazione limitata nel tempo e dettata dalle esigenze comportamentali imposte dalla pandemia, adesso pensiamo che questi comportamenti sociologici del cliente stiano iniziando a stabilizzarsi. A questo si aggiunga anche il minore potere di acquisto. Perciò, al momento non azzardiamo scelte che potrebbero rivelarsi delle false partenze nella sezione ‘frigo’. Stiamo a vedere come evolve il comportamento del consumatore”.
– Com’è possibile che negli USA, la pandemia abbia portato ad un’impennata dei consumi di IV Gamma e in Italia, invece, la situazione sia diametralmente opposta?
“Non saprei darle una risposta precisa, non conoscendo la realtà d’Oltreoceano. Penso che in Italia, dipenda da tanti fattori accomunati dal maggior bisogno di rassicurazione alimentare richiesto dal cliente in questa fase emergenziale, la riacquistata confidenza con la preparazione domestica delle verdure, durante il periodo di lockdown. Poi, qui in Italia, influiscono anche delle questioni oggettive. Pensi, ad esempio, che con la riapertura degli uffici, molte aziende vietano, per sicurezza, di consumare il pasto alla postazione di lavoro e il perdurare dello smart working da parte di molte aziende, ha fatto diminuire i pasti fuori casa”.
– Quali sono i progetti sulla vostra private label di IV e V Gamma?
“Attualmente la PL Coop incide sui prodotti di IV e V Gamma per il 70%. Questo è un settore dove la ricerca è continua in funzione della necessità di riuscire sempre a stuzzicare la curiosità del consumatore ma non le nascondo che, se l’andamento delle vendite di IV Gamma seguirà questa china, potremo considerare di rinunciare ad alcune referenze molto simili tra loro per efficientare l’assortimento”.
– Che vuol dire?
“Attualizzare la proposta in termini di numeri e di qualità in base alla mutata esigenza. Ci guarderemo, dipenderà da come evolverà il comportamento dei consumatori”.
– State svolgendo delle attività di comunicazione specifiche a sostegno della categoria?
“A luglio e a settembre abbiamo lanciato una campagna promozionale su scala nazionale sulle confezioni di insalata over-size da 400 grammi e non resteranno attività isolate”.
– Che tipo di collaborazione chiedete ai vostri fornitori per il rilancio della categoria IV e V Gamma?
“C’è un confronto continuo che parte dal fatto che i produttori sono i primi coinvolti nella sofferenza delle vendite. Interrogarsi su come sostenere la categoria è innanzitutto nel loro interesse, oltre che nel loro DNA. È il loro mestiere. In questo senso, posso dirle, che stiamo registrando una crescita della I gamma evoluta”.
– I prezzi della IV Gamma in Italia sono fermi da diversi anni, prevedete un aggiornamento e in che direzione?
“Non credo che il potere di acquisto della clientela sarà tonificato a breve. Non ci sono le condizioni per chiedere uno sforzo economico al cliente. E poi non è vero che i prezzi sono fermi da anni. Negli ultimi due anni abbiamo riposizionato le referenze di PL più alto-vendenti di qualche punto percentuale in meno”.
– Sono previsti lanci di nuove referenze di IV e V Gamma, negli smoothies, ecetera?
“Stiamo lavorando sulle prossime uscite che connoteranno di più la stagione. Per contro siamo molto timidi sul settore degli smoothies che hanno ormai un mercato saturo, se non addirittura in flessione”.
– Quali sono i progetti di riposizionamento della catena sul mercato (nuove aperture, ribassi dei prezzi, ecc.) adesso che, dopo il Covid, lo scacchiere del canale retail si sta ridisegnando a favore dei discount?
“Direi che è riduttivo chiamare discount quelle che ormai sono rispettabili catene che registrano un trionfo di efficienza oltre che assortimenti importanti. Quello che li smarca dalla nostra identità, è la profondità assortimentale, la segmentazione dei valori oltre che la polarizzazione della nostra società dei consumi. Oggi, il crescente bisogno di rassicurazione alimentare e la preoccupazione incalzante per la salute, ha rivitalizzato l’attenzione su quello che mettiamo in tavola. Nella visione di medio periodo, la nostra insegna considera questa un’opportunità che non va interpretata con la possibilità di alzare i prezzi o aggredire la tasca del consumatore”.
– Nei vostri piani di espansione come prevedete di sfruttare l’onda di successo registrata dai fruttivendoli durante il Covid?
“Stiamo concentrando il piano di sviluppo solo su piccole e medie superfici. Il sistema Coop è pluralità di imprese, questo ci permette di sperimentare diversi format e modalità di presenza sul territorio. Grazie al nuovo tipo di affiliazione di master franchising che sperimentiamo da tre anni, ad esempio in Calabria e Puglia, siamo riusciti ad entrare, dallo scorso luglio, anche in Sardegna dove la catena Sardegna Più ha convertito una quarantina dei propri store in punti vendita Coop con la formula del master franchising in affiliazione al consorzio Nordoverst”.
– Avete progetti di sviluppo all’estero?
“Coop è italiana e resta italiana”.
Mariangela Latella