UVA, REPORT ISMEA: L’EXPORT VOLA NEI VOLUMI, MENO NEI PREZZI

Annata di buona qualità per le uve da tavola italiane con un boom nell’export, anche se con prezzi in calo. Ad effettuare un’analisi del comparto è staata l’Ismea che ha pubblico un report dettagliato.

In termini di quantità, spiega l’Isema, la produzione risulta nella media degli ultimi anni, in quanto il calo di resa per ettaro registrato in alcuni areali, a causa di un andamento climatico non ottimale, è stato compensato dall‘entrata in produzione di nuovi impianti. Anno dopo anno, l’offerta italiana si arricchisce di uve senza semi, infatti stanno aumentando sia gli ettari investiti, sia le varietà in produzione.
Per quanto riguarda il mercato, la fase all’origine ha vissuto finora momenti differenti con prezzi altalenanti e non sempre giudicati soddisfacenti dai produttori, soprattutto in quelle situazioni caratterizzate da un livello di resa per ettaro medio-basso. Nella fase al dettaglio, invece, le vendite sono procedute regolarmente agevolate da un profilo qualitativo buono e da un prezzo che – quest’anno – risulta particolarmente concorrenziale rispetto alle altre specie di frutta estiva, in particolare a pesche e nettarine, che spuntano prezzi alti a causa della scarsità dell’offerta.

Per quanto concerne gli scambi con l’estero, si segnala un ottimo esordio della campagna di esportazione, non tanto dal punto di vista dei prezzi, in media al di sotto del 5,5% rispetto al primo semestre 2019, quanto per i quantitativi esportati che risultano in aumento del 35%.Le importazioni di uve di contro stagione e di primizie sono state in linea con quelle dell’ultimo triennio.

Negli ultimi anni le statistiche relative alle superfici investite a uve da tavola in Italia si sono assestate intorno ai 46 mila ettari. Queste superfici sono concentrate in Puglia e Sicilia. I dati relativi al quinquennio evidenziano tuttavia una certa dinamica a indicare il tentativo di adeguare le varietà ai cambiamenti della domanda attraverso l’eliminazione dei vecchi impianti di varietà tradizionali e il reimpianto di nuovi vigneti a varietà apirene. Questi cambiamenti hanno anche leggermente modificato la ripartizione provinciale della produzione con una flessione degli investimenti nella provincia di Taranto; mentre in altri areali pugliesi si sono verificati degli incrementi.
Nel complesso, tra il 2015 e il 2019 il saldo delle aree vitate in produzione è comunque negativo, con una flessione di circa 200 ettari.

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