IN CALABRIA CLEMENTINE KO A CAUSA DEL CLIMA: “STAGIONE A RISCHIO”

Il cambio climatico azzoppa la campagna delle clementine. Nonostante in questo periodo non ci siano, di fatto, concorrenti sul mercato, vuoi per il Covid che rende difficili le importazioni, vuoi perché il principale competitor italiano, ossia la Spagna, ha concentrato la propria produzione su varietà precocissime e tardive (quindi fuori dalla stagionalità italiana), quest’anno le clementine italiane non si vendono. Molti produttori sono costretti addirittura a lasciarle marcire sugli alberi. E il rischio di fermare la raccolta incombe su tutte le strutture.

Lo denuncia Giorgio Salimbeni (nella foto), presidente del Consorzio delle Clementine IGP di Calabria, all’indomani dell’ultimo Consiglio di amministrazione dell’ente di tutela, tenutosi proprio ieri per affrontare questa situazione di emergenza.

“Con l’innalzamento della temperatura e le piogge sempre più scarse – ci spiega Salimbeni –, in Calabria, dove si produce la maggior parte delle clementine italiane, stiamo andando sempre più velocemente, verso un clima subsahariano. Con importanti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte e soprattutto con un crescente rischio desertificazione. La siccità incalza visto che l’ultima stagione piovosa si è avuta cinque anni fa. Quest’anno, non solo le precipitazioni sono state scarsissime ma abbiamo avuto anche un agosto con picchi di temperatura che sfioravano i 40°. Inevitabile che queste anomalie meteorologiche si ripercuotano sulla produzione, impedendo alla pianta, pur in presenza di attività irrigua, di assorbire acqua oltre un certo limite. L’attività delle pareti cellulari, infatti, è tarata per determinati climi. La pianta, fisiologicamente, non riesce ad assorbire più di un determinato quantitativo di acqua, anche se aumenta il fabbisogno della pianta a causa del caldo eccessivo”.

Nonostante una fase di allegagione ottimale derivata dal clima mite nella stagione pre-estiva che ha praticamente quasi azzerato il fenomeno della cascola (sotto il 2%) quest’anno, si è arrivati alla raccolta, iniziata a metà ottobre, con volumi al di sotto della media, anche se leggermente superiori all’anno scorso, e calibri piccoli che vanno direttamente all’industria.

In condizioni normali, le clementine hanno una resa di circa 400-500 quintali per ettaro. L’anno scorso che è stato un anno scarico si è registrata una produttività di circa 200 quintali per ettaro, la metà rispetto alla media. Quest’anno si viaggia tra i 250 e 300 quintali per ettaro soprattutto a causa della maggiore incidenza delle piccole pezzature.

Il prodotto sottomisura – afferma Salimbeni- quest’anno si aggira tra il 20-25%. Ed è tantissimo se si considera che in condizioni normali praticamente non ce n’è. Inoltre, ‘calibri bassi’ significa maggiori costi di raccolta che non trovano però riscontro sul mercato. Stiamo assistendo, infatti, ad una riduzione degli ordini della Gdo per una contrazione di circa il 20% dei consumi, oltre ad avere prezzi bassi che non remunerano certamente i produttori. Anche per questo molte aziende hanno smesso di raccogliere. Del resto, sarebbe inutile stoccare prodotto, e quindi aumentare i costi con la frigoconservazione, se non c’è richiesta. Per questo, ieri sera, in consiglio di amministrazione del Consorzio, abbiamo deciso di intervenire, fra l’altro, con campagne mass mediatiche rivolte alle famiglie per spiegare le proprietà salutistiche della Vitamina C soprattutto dal punto di vista di rafforzamento del sistema immunitario”.

Anche sul fronte della promozione, però, non mancano ostacoli, in questo caso burocratici, dovuti all’improvviso cambio di presidenza della regione Calabria per via della prematura scomparsa della governatrice Jole Santelli.

“Siamo riusciti a parlare con i nuovi responsabili della promozione – chiarisce Salimbeni – soltanto venti giorni fa, ossia fuori tempo massimo dato che le programmazioni promozionali devono essere fatte molto prima. Oggi i giochi son già fatti. Per questo chiediamo, su questo fronte, un supporto promozionale anche dal Mipaaf soprattutto in considerazione dell’importanza dello sforzo di investimento che l’attività di promozione richiede”.

Mariangela Latella