MELE A RESIDUO ZERO, IN FRANCIA SI FA SUL SERIO

Il concetto ‘Zero residui’ non è più un’utopia o un’idea astratta da usare nel marketing, come si è sempre pensato tra gli addetti ai lavori.

Lo ha dimostrato il neonato consorzio francese ‘Collectif Nouveaux Champs’ (traduzione letterale: Consorzio Nuovi Campi) che ruota in orbita Blue Whale la più grande cooperativa di melicoltori francesi. Il consorzio ha messo insieme un centinaio di produttori provenienti da tutta la Francia arrivando, in due anni di attività a produrre sul mercato circa 150 referenze certificate a residuo zero.

È quanto è emerso nella seconda giornata di lavoro del Congresso di Interpoma, in programma questa mattina.

“Parlare di residuo zero – spiega Alain Vialaret, ex direttore generale del gruppo Blue Whale e principale fautore del progetto di Collectif Nouveaux Champs – è sempre sembrata una chimera perché, tra gli addetti ai lavori, si pensava alla sostanza attiva che era sempre rinvenibile nei prodotti ortofrutticoli. Per questo, come prima cosa, il consorzio a deciso di dare una definizione precisa a questa parola. L’assenza di residui è determinata, per ogni sostanza attiva analizzata, da un risultato al di sotto del limite di quantificazione, le più piccole misurazioni quantificabili dai laboratori con un grado di precisione “accettabile”. Al momento attuale, gli strumenti di misura sono in grado, per la maggior parte dei residui, di raggiungere un limite di 0.00001 g/kg. Sotto questo livello, consideriamo la produzione ‘a residuo zero”.

Per fare questo, il consorzio si è dotata un protocollo molto rigido e controlli continui da parte di enti terzi, tra cui l’ente certificatore francese Cofrac.

“La partecipazione è volontaria – precisa Vialaret – e non sempre chi aderisce ha la possibilità di proseguire su questo percorso proprio per il suo approccio molto rigoroso. Durante il primo anno di test, sono state declassate almeno la metà delle produzioni esaminate. È una strada in salita ma ci credo molto e il gruppo, oggi, rappresenta 60 membri, circa 5mila produttori e il 25% della produzione francese, con il coinvolgimento di tanti brand agroalimentari e non solo ortofrutticoli. Recentissimo, poi, ingresso anche del settore vitivinicolo. Abbiamo anche creato un logo che è ‘Zero residui di pesticidi’ e lo comunichiamo in maniera molto vistosa nel reparto freschi di molti ipermercati, in collaborazione con la Gdo che risponde, così, ad una richiesta sempre più pressante del consumatore, che vuole prodotti sani per i quali è disposto a pagare di più. Maggior problemi ci sono nei piccoli negozi dove non c’è lo spazio per allestire gli scaffali a zero residui.

Mariangela Latella

(trad. lett.: Consorzio Nuovi Campi) che ruota in orbita Blue Whale, la più grande cooperativa di melicoltori francesi.

Il consorzio ha messo insieme un centinaio di produttori provenienti da tutta la Francia arrivando, in due anni di attività a produrre sul mercato circa 150 referenze certificate a residuo zero.

È quanto è emerso nella seconda giornata di lavoro del Congresso di Interpoma, in programma questa mattina.

“Parlare di residuo zero – spiega Alain Vialaret, ex direttore generale del gruppo Blue Whale e principale fautore del progetto di Collectif Nouveaux Champs – è sempre sembrata una chimera perché, tra gli addetti ai lavori, si pensava alla sostanza attiva che era sempre rinvenibile nei prodotti ortofrutticoli. Per questo, come prima cosa, il consorzio a deciso di dare una definizione precisa a questa parola. L’assenza di residui è determinata, per ogni sostanza attiva analizzata, da un risultato al di sotto del limite di quantificazione, le più piccole misurazioni quantificabili dai laboratori con un grado di precisione “accettabile”. Al momento attuale, gli strumenti di misura sono in grado, per la maggior parte dei residui, di raggiungere un limite di 0.00001 g/kg. Sotto questo livello, consideriamo la produzione ‘a residuo zero”.

Per fare questo, il consorzio si è dotata un protocollo molto rigido e controlli continui da parte di enti terzi, tra cui l’ente certificatore francese Cofrac.

“La partecipazione è volontaria – precisa Vialaret – e non sempre chi aderisce ha la possibilità di proseguire su questo percorso proprio per il suo approccio molto rigoroso. Durante il primo anno di test, sono state declassate almeno la metà delle produzioni esaminate. È una strada in salita ma ci credo molto e il gruppo, oggi, rappresenta 60 membri, circa 5mila produttori e il 25% della produzione francese, con il coinvolgimento di tanti brand agroalimentari e non solo ortofrutticoli. Recentissimo, poi, ingresso anche del settore vitivinicolo. Abbiamo anche creato un logo che è ‘Zero residui di pesticidi’ e lo comunichiamo in maniera molto vistosa nel reparto freschi di molti ipermercati, in collaborazione con la Gdo che risponde, così, ad una richiesta sempre più pressante del consumatore, che vuole prodotti sani per i quali è disposto a pagare di più. Maggior problemi ci sono nei piccoli negozi dove non c’è lo spazio per allestire gli scaffali a zero residui.

Mariangela Latella