FARM TO FORK, STRATEGIA UTILE AD ALZARE L’ASTICELLA DELLA PRODUZIONE ITALIANA

“Non bisogna fermarsi ai vincoli posti dalla strategia europea From Farm to Fork, occorre guardare al quadro generale del New Green Deal che punta a fare dell’Unione Europea il primo continente ad impatto zero, puntando innanzitutto sulla salute ed il benessere della popolazione.

Da qui al 2030 raddoppierà la produzione globale di ortofrutta e l’Europa, e in particolare l’Italia, dovrà giocare la sua partita, puntando sulla competitività e sul maggior valore aggiunto delle produzioni. In questo senso la Farm to Fork, che innalza l’asticella della qualità delle produzioni, diventa una grande opportunità per le esportazioni”.

Un momento dell’intervento di Corrado Giacomini

Così Corrado Giacomini, economista agrario, già docente dell’Università di Parma nonché editorialista del Corriere Ortofrutticolo, risponde alla presa di posizione di una parte del mondo produttivo italiano ed europeo che ha sottoscritto una lettera alla Commissione Europea proprio per il timore di ricadute economiche negative sulla base agricola. Secondo i sostenitori di questa tesi, definita ‘conservatrice’ e che viene abbracciata, fra gli altri, anche dal vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans, gli obiettivi UE sarebbero troppo ambiziosi e metterebbero a rischio la sostenibilità economica delle aziende.
“Questa strategia – avverte invece Giacomini nella sua riflessione conclusiva degli incontri del ciclo di webinar organizzato dal Corriere Ortofrutticolo con AREFLH, SGMarketing e Fondazione FICO – non va vista come qualcosa che cade dall’alto, imposta da Bruxelles. Parte da una precisa domanda dei consumatori. In questo periodo, caratterizzato dal dilagare della pandemia da Covid19 che ha, fra gli altri effetti, quello di rallentare le procedure amministrative, si assiste ad un ampliamento del cosiddetto ‘food divide’. Se da un lato c’è una crescente domanda di prodotti sani e sicuri e la disponibilità a pagare di più per averli, d’altro canto si assiste anche ad un progressivo impoverimento della popolazione che influisce sulle scelte d’acquisto. Bisogna quindi incentivare il dialogo tra le parti coinvolte, produttori, distributori e altri; rendere attiva la partecipazione dei produttori al tavolo europeo che, non dimentichiamolo, fra gli obiettivi di sostenibilità, include anche quello di un adeguato reddito agricolo”.

I temi dello spreco e del packaging, che hanno chiuso oggi il ciclo di webinar del Corriere Ortofrutticolo, sono tra i punti centrali per la sostenibilità così come proposta dalla Farm to Fork. Molte sono le sfide da affrontare. A cominciare dall’etichetta e dalla chiarezza delle espressioni comunemente usate (‘used by’, ossia ‘da consumarsi entro’ e ‘best before’ ossia ‘da consumare preferibilmente entro’) che, secondo quanto ha riferito Simona Caselli, presidente di AREFLH e main speaker dei 5 incontri online, sarebbero diciture poco distinguibili per il 70% dei consumatori.

Un momento dell’intervento di Simona Caselli

“Una delle cose che ha acceso le polemiche intorno a questa strategia – ha affermato inoltre Caselli – è che diventeranno obbligatori gli indici di sostenibilità per le aziende. Questo significa che, nello sviluppo di nuovi modelli di business basati sull’economia circolare, ci saranno molte filiere che dovranno essere create da zero, dato che oggi importiamo molta materia prima da riciclare. Questo non è il momento di essere ‘conservatori’ anche perché c’è sempre la possibilità di chiedere compensazioni quando gli sforzi aziendali di adeguamento ai nuovi standard dovessero diventare economicamente insostenibili. Del resto la strategia di sostenibilità si basa su tre aspetti, ambientale, sociale ed economica. Se non si ha sostenibilità economica, non si ha sostenibilità, punto”.

Un momento dell’intervento di Andra Segrè

Per raggiungere l’obiettivo europeo di abbattere lo spreco del 50% entro il 2030, la prima cosa da fare per Andrea Segrè, agro-economista, ordinario di Economia agraria internazionale all’Università di Bologna nonché fondatore dei Last Minute Market, è avviare dei percorsi di educazione ambientale di modo da non rendere difficili le prescrizioni europee che poi si dovranno applicare. “Secondo una ricerca che abbiamo condotto tre anni fa su un campione di 400 famiglie – ha riferito Segrè durante il suo brillante intervento – abbiamo rilevato che lo spreco di cibo che si realizza dal campo alla tavola, arriva al 70%. Stanti così le cose, un pezzo che credo manchi, in questo puzzle, è lo stimolo verso la consapevolezza generalizzata che il cibo ha un valore e dentro il cibo ci sono delle risorse naturali che misuriamo con cicli di vita dei prodotti ambientali, economici e sociali. Si evidenzia inoltre che c’è una certa confusione da parte del consumatore sul concetto di imballaggio in cartone o plastica. È come se, nell’immaginario delle famiglie, l’imballaggio fosse causa di spreco mentre, in realtà, esso evita lo spreco permettendo una migliore conservazione del prodotto. Ed è sul pack che bisogna spingere sull’acceleratore della ricerca”.

Un momento dell’intervento di Claudio Dall’Agata

A tal proposito, Claudio Dall’Agata, direttore generale del Consorzio Bestack, ha annunciato che entro la fine dell’anno, Bestack presenterà i risultati di una ricerca condotta insieme all’Università di Bologna, sui benefici degli imballaggi di cartone attivi. Tra le novità di packaging presentate da Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali di Novamont, anche una busta di IV Gamma interamente compostabile e già messa sul mercato dalla linea DimmidiSì; mentre le famose bustine in Mater-bi, obbligatorie nei supermercati italiani, stanno per diventare obbligatorie anche in Spagna dopo il via libera di Francia ed altri Paesi europei.

Un momento dell’intervento di Andrea Di Stefano

Questi 5 incontri online hanno fatto registrare 670 adesioni registrate, coinvolto speaker di alto livello e sollevato l’interesse di importanti sponsor. Un buon risultato, che sprona il Corriere Ortofrutticolo – come sottolineato dal direttore della rivista Lorenzo Frassoldati, moderatore di quest’ultimo incontro del ciclo sulla Farm to Fork – a proporre nuove occasioni di incontri online il prossimo anno.
Mariangela Latella