FARM TO FORK: UN’OPPORTUNITÀ DI RILANCIO PER L’ORTOFRUTTA ITALIANA IN CRISI DI MARGINALITÀ

La strategia del Farm2Fork, rappresenta una grande opportunità per riorganizzare e rilanciare il sistema ortofrutticolo italiano. Faccio questa affermazione perché, come evidenziato in una mia presentazione nel recente webinar sul tema promosso dal Corriere Ortofrutticolo, vi sono diverse motivazioni che spingono ad una revisione ed un ripensamento del processo produttivo e commerciale di alcune filiere strategiche dell’ortofrutta italiana.

La crisi delle nostre filiere sicuramente è stata accentuata dalle conseguenze del cambiamento climatico e dalla diffusione di fitopatologie nuove che stanno mettendo in ginocchio alcune delle principali produzioni ortofrutticole. Ma le difficoltà del nostro sistema sono anche di natura strutturale e di lungo periodo.

Confrontando la marginalità della fase produttiva e commerciale dell’ortofrutta italiana e spagnola – che sono i due principali player europei – possiamo evidenziare degli elementi molto significativi.

L’osservatorio sulla sostenibilità di SGMARKETING ha messo a confronto i due sistemi produttivi, analizzando la distribuzione del valore aggiunto per i produttori spagnoli ed italiani.

Partendo dal comparto frutticoltura specializzata, che rappresenta circa l’88% del totale, il grafico ci fa vedere che nel decennio 2009-10, 2016-17, la Spagna, a sinistra nel grafico, fino al 2010 risultava ancora sussidiata, come evidenziato dalla freccia rossa, la marginalità per i produttori senza sussidi pubblici era negativa – 7,3% del totale del valore aggiunto della produzione.

Al contrario a conclusione del periodo analizzato la frutticoltura spagnola aveva aumentato di ben 27,7 punti raggiungendo una marginalità netta (senza sussidi) del 20,4%.

Purtroppo, in Italia si evidenzia un trend differente, mentre nel 2010 produrre frutta consentiva di ottenere una marginalità media alla produzione del 18,6%, nel 2017 la marginalità si era ridotta di ben 7 punti scendendo al circa il 12%.

 

Se guardassimo alla orticoltura il trend è ancora più evidente. In questo caso vediamo che mentre l’utile netto dei produttori spagnoli nel 2017 si attesta al 28,1% della plv e risulta raddoppiato rispetto al 2010, in Italia avviene il contrario: la marginalità al 2010 risultava del 25% mentre al 2017 si è ridotta fino al 13,6%.

Possiamo concludere che mentre in Spagna produrre frutta e verdura significa avere imprese che danno utili significativi e di tutto rispetto, in Italia si certifica la progressiva perdita di valore per la fase agricola.

Di più continuando il confronto sulla marginalità, nella fase commerciale all’ingrosso, notiamo sempre nello stesso periodo che – fatto 100 il fatturato al 2009 – mentre il fatturato in Spagna aumenta in modo proporzionale alla marginalità 48 e 47 punti rispettivamente, in Italia ad un aumento di fatturato di soli 35 punti la marginalità cresce di 26, in modo men che proporzionale.

In conclusione, possiamo affermare che il trend che si registra nella fase produttiva e commerciale delle filiere ortofrutticole fa sì che mentre la Spagna incrementa in modo significativo la propria marginalità, la filiera Italia vede un progressivo impoverimento della stessa.

I dati analizzati, comprendono la campagna 2016/2017, che rappresenta per diverse delle nostre filiere forse l’ultima campagna a produzione “normale”, cioè non influenzata dal cambiamento climatico e dalle epidemie di diversi patogeni fitofagi che hanno compromesso i raccolti di questi ultimi anni.

Allagamenti, gelate, trombe d’aria hanno ripetutamente colpito diverse aree produttive di grande importanza per l’Italia, insieme alla cimice asiatica nelle pere, la moria del kiwi, la sharka nelle drupacee, il virus del pomodoro ecc. Questa combinazione di fattori negativi sta letteralmente compromettendo la capacità di produzione di interi comparti ortofrutticoli italiani. L’esigenza di ripensare il nostro modello produttivo, a partire da nuovi impianti, a varietà resistenti anche di ultima generazione (ad evoluzione assistita), di utilizzo dello smart farming sono comunque sul tappeto e rappresentano le sfide con cui l’Italia si dovrà misurare per potere dare un futuro al settore. Per questo il Green Deal e la Farm to Fork in specifico, rappresentano un’occasione imperdibile per il nostro Paese. Potremmo utilizzare i fondi previsti, per rendere più competitivo, sostenibile e redditivo il settore per tutta la filiera a partire dai produttori. Una grande opportunità da cogliere per dare un futuro al settore e per dare una risposta alla richiesta di sostenibilità ai più giovani, che saranno i cittadini e consumatori del domani.

Claudio Scalise – Managing partner SGMARKETING