OI POMODORO DA INDUSTRIA CENTRO-SUD, VACCARO: “BLOCKCHAIN DALLA PROSSIMA CAMPAGNA”

Grazie all’insediamento odierno del comitato etico dell’Oi Pomodoro da industria Centro-Sud, già dalla prossima campagna 2021, alcune aziende della filiera inizieranno a tracciare la block-chain.

La tracciabilità, infatti, è uno degli obiettivi che dovrà perseguire il Comitato in funzione del protocollo etico approvato all’ultima assemblea annuale dell’interprofessione e tenutasi lo scorso 30 gennaio alla presenza della ministra all’Agricoltura, Teresa Bellanova.

Prossimo step: l’individuazione di un piano d’azione che sarà presentato alla prossima assemblea annuale dell’Oi, all’inizio del 2021.

Ne parliamo, in un’intervista esclusiva per il Corriere Ortofrutticolo, con il presidente dell’Oi pomodoro Centro-Sud, Guglielmo Vaccaro (nella foto).

“Il protocollo aggiuntivo per l’etica e la sostenibilità sociale e ambientale della filiera del pomodoro – spiega Vaccaro – è stato approvato all’unanimità lo scorso gennaio. Con il comitato etico inizia la fase attuativa”.

Chi sono i membri designati?

“Sono tutte figure superpartes. La senatrice Marida Dentamaro (Pd), l’ex ministro all’Ambiente Edoardo Ronchi del governo Prodi, Isaia Sales ex sottosegretario al tesoro sempre del governo Prodi; Antonio Maria Mira, della Commissione consultiva permanente di ‘Avviso Pubblico’ e Fosca Nomis, capo divisione advocacy Italia-Europa di Save the Children che, nel corso dell’Expo di Milano ha coordinato la partecipazione di tutte le Ong che si occupano di Food”.

Cosa si aspetta da questo strumento operativo appena insediato?

“Che inizi a selezionare le buone prassi e, in attuazione del protocollo, che preveda dei riconoscimenti annuali a chi si distingue nella filiera”.

Considera questo comitato come uno strumento di contrasto al caporalato e alle pratiche sleali come le doppie aste al ribasso, commesse a valle della filiera?

“Più che uno strumento di contrasto è una sfida per la crescita della filiera che, per la prima volta nella storia delle filiere agroalimentari italiane, si dà un’autoregolamentazione che è ancor più avanzata della legislazione vigente. Le leggi sul caporalato già ci sono ma non dimentichiamo che il caporalato ha due vestiti”.

Quali?

“Quello di campagna e poi anche la giacca e la cravatta”.

In che senso?

“Quello di chi, a valle della filiera, fa scendere i prezzi, ad esempio, con aste al doppio ribasso, oggi vietate. Queste forme di concorrenza sleale sono la genesi del caporalato”.

Quali sono gli altri obiettivi del protocollo etico?

“La sostenibilità ambientale, l’utilizzo diligente delle risorse che si vanno assottigliando a causa del cambio climatico quali l’acqua e la terra. Sono una preoccupazione costante per noi agricoltori che abbiamo in gestione un patrimonio preso in prestito dalle generazioni future e quindi dobbiamo trovare, senza indugio, soluzioni che consentano di preservare questo ecosistema anche attraverso la razionalizzazione dell’uso delle risorse o la creazione di modelli di economia circolare che permettano il riuso degli scarti”.

Quali sono le priorità di azione?

“Il comitato etico si è appena insediato e presto si riunirà per valutare il programma di lavoro. Confidiamo che un piano d’azione sarà presentato già alla prossima assemblea annuale dell’Oi, all’inizio del 2021. Tra i primi step presi in considerazione dalla nostra progettualità, l’introduzione della blockchain che permetterà al pomodoro di assegnare un vero e proprio marchio di qualità a chi parteciperà a questo progetto”.

Ma le aziende interessate, soprattutto oggi, sono in grado di sostenere questi investimenti?

“Innanzitutto, l’adesione al protocollo è su base volontaria e poi l’Oi ha previsto un piano di finanziamenti. Per il 2020 sono stati di 30mila euro che sono serviti per l’avvio della ‘macchina’ fino alla costituzione del comitato etico. Le somme stanziate aumenteranno già dall’anno prossimo e non escludiamo la possibilità i ricorrere a finanziamenti nazionali e comunitari dal momento che agiamo per migliorare la competitività delle aziende come organismo senza scopo di lucro.”

La partecipazione su base volontaria non potrebbe determinare una forbice sui prezzi del pomodoro ossia pomodoro di serie A, perché etico, e di serie B perché magari l’azienda non è riuscita o non ha potuto allinearsi a quegli standard. Una forbice, peraltro, che va in direzione contraria a quanto accaduto nell’ultima campagna dove invece si è puntato a trovare un accordo unico per tutto il prodotto onde evitare speculazioni.

“Guardi, il nostro obiettivo è aumentare il costo del prodotto ed il riconoscimento da parte del mercato. Se lo centriamo, non ci sono più alibi per non avere all’interno della filiera un ordine e un’adesione alla regolamentazione di tipo etico”.

Quando partirà la blockchain?

“Inizieremo a testarla dalla prossima campagna su alcune aziende volontarie mentre andrà in piena operatività dal 2022. Un bel risultato se si considera che l’Oi ha solo due anni di vita”.

Mariangela Latella