NEL METAPONTINO CAMPAGNA CLEMENTINE SEMPRE PIÙ PESANTE

“Una campagna agrumicola pesante ma soprattutto all’insegna della speculazione. Le quotazioni in campo sono molto basse, non si va al di sopra dei 0,20 centesimi al kg. In molti casi adottando la tecnica del conferimento non viene nemmeno stabilito il prezzo da corrispondere al produttore nel momento in cui si raccoglie. Questo è quello che stiamo vivendo nell’anno 2020, anno del Covid”.

A parlare è Fedele Cirillo, un giovane imprenditore agricolo del Metapontino, in Basilicata.

In sintesi: la superficie dell’azienda Cirillo dedicata agli agrumi è pari a circa 15 ettari ed in particolare quella impiantata a clementine corrisponde a circa 4 ettari. Non c’è super produzione ma è un’annata normale con un 30% in più dei volumi rispetto allo scorso anno (annata scarica) con una qualità migliore rispetto a quella dell’anno scorso ma con dei calibri inferiori. Solo il 10%-15% è rappresentato da calibri di grosse dimensioni.

Fedele Cirillo

“In questo momento disponiamo di circa 1.500 quintali di clementine ancora da raccogliere – dichiara Cirillo- . Ci sono tantissimi campi invenduti con il serio rischio che la frutta vada a terra vanificando il lavoro di un anno. Diversi fattori negativi incidono sulla vendita degli agrumi ed in particolar modo delle clementine: un clima non favorevole nel periodo della fioritura e dell’allegagione ed un’estate siccitosa hanno sicuramente pregiudicato il calibro ma non la qualità delle clementine. Per cui il mio invito è quello di consumare prodotto italiano perché la qualità, indipendentemente dal calibro, cioè dalla dimensione del frutto, non è assolutamente pregiudicata anzi è più salutare acquistare una clementina di un calibro giusto ma naturale piuttosto che una clementina di un grosso calibro, sicuramente ormo-nata con l’ausilio di prodotti di sintesi, non prodotta in Italia”.

Andre Badursi

Non si discosta molto da Cirillo, il parere di Andrea Badursi, presidente OP AssoFruit Italia di Scanzano Jonico. “La crisi delle clementine è conclamata, molti produttori preferiscono non raccoglierle”.

Quanto alle possibili soluzioni, Badursi propone: “Premesso che anche le clementine di calibro maggiore stanno registrando serie difficoltà per quanto riguarda i prezzi, sarebbe auspicabile coinvolgere la GDO affinché insieme con OP e produttori pianifichi campagne di sensibilizzazione rispetto alla frutta più piccola come calibro che ha le stesse qualità nutrizionali di quella con i calibri più grandi e che ovviamente parlano prima agli occhi dei consumatori. Occorre accettare la sfida: che è ancor prima di ogni cosa culturale. In questo modo si contribuisce a difendere il lavoro dei produttori continuando ad assicurare ai consumatori il Made in Italy vero, quello che fa rima con qualità e sicurezza alimentare”, conclude.

Maria Ida Settembrino