DOP E IGP, LA VALORIZZAZIONE PASSA DA INGROSSO ED E-COMMERCE

Mercati all’ingrosso e e-commerce sono l’abbinata perfetta per la valorizzazione delle DOP e IGP e delle produzioni tipiche di nicchia al punto che, adesso, anche Deliveroo ha iniziato a consegnare a casa la spesa di prodotti freschi e freschissimi e fanno il botto piattaforme come foodscovery che sdogana l’home delivery delle eccellenze e delle tipicità ortofrutticole italiane.

È quanto è emerso nel corso del Webinar, che si è tenuto sulla piattaforma della Fondazione FICO, dal titolo ‘Prodotti DOP IGP: il ruolo dei mercati per la loro valorizzazione’, in collaborazione con Caab e Regione Emilia-Romagna.

Si tratta, dunque, di una strada che sembrerebbe tutta in in discesa anche perché corroborata dalla virata verso la sostenibilità e il concetto di ‘prodotto di comunità’ che rassicura maggiormente il consumatore.

In questo contesto, la pandemia da Covid ha dato un’accelerata a questo percorso favorendo lo sviluppo dell’e-commerce ortofrutticolo che secondo i dati forniti da SGMarketing,  quest’anno è letteralmente volato, soprattutto nella formula click and collect che ha quasi quadruplicato le vendite.

In soli 3 anni il mercato delle DOP e delle IGP, attraverso il canale tradizionale e, adesso, anche con l’e-commerce, ha raggiunto gli stessi risultati che il segmento del Bio ha faticosamente guadagnato in dieci anni di lavoro sulla penetrazione del mercato arrivando ad occupare, nel 2020 una quota del 4% del mercato.

“Se nel 2019 l’e-commerce del food in Italia aveva un fatturato di circa 600 milioni – ha spiegato Claudio Scalise, direttore di SGMarketing – nel 2020, in piena pandemia, vale 1,4 miliardi di euro e le stime per il 2021 sono di arrivare a 2,7 miliardi di euro con una quota di mercato del 3,65% di tutto l’alimentare venduto. Questo segna un cambio delle abitudini di acquisto. Basti pensare al successo di piattaforme come Foodscovery, che si occupa di vendere online esclusivamente prodotti tipici. Accanto a loro c’è, ad esempio, anche Deliveroo che ha iniziato a consegnare a casa la spesa anche di freschi e freschissimi e a loro si aggiungono le piattaforme tradizionali come ad esempio Cortilia e tanti altri. Questo dato è importante perché delinea, in maniera nitida, che i mercati all’ingrosso sono la piattaforma naturale per antonomasia per l’e-commerce. Non solo per la vicinanza alle città ma anche per i tempi bassissimi di consegna e il fatto che attraverso il canale tradizionale passano la maggior parte delle produzioni DOP e IGP, soprattutto per il loro legame naturale con il mondo della ristorazione e con quello dei dettaglianti specializzati, vere e proprie gioiellerie dell’ortofrutta”.

 

Intanto arrivano nuove DOP e IGP ortofrutticole in Emilia-Romana, grazie all’aggiornamento dei disciplinari richiesto, e in alcuni casi, già ottenuto, da molti dei consorzi di tutela sia per introdurre nuove varietà o nuovi territori, sia per allinearsi, a livello produttivo, ai cambiamenti climatici.

“L’ultima arrivata tra le IGP è l’anguria reggiana – spiega Alberto Ventura della regione Emilia-Romagna. Ma domande di modifica del disciplinare sono già state approvate sul riso del delta del Po e sull’asparago di Altedo che ha introdotto varietà più robuste e moderne di maggior interesse per il mercato. Modifiche in corso, non ancora approvate, ci sono sul disciplinare della pesca Igp dell’Emilia-Romagna”.

Complessivamente la regione padana vanta un numero di Dop e Igp che rappresenta il 14% del totale nazionale ma che, per fatturato, incide per il 42% sul totale nazionale arrivando ad un giro d’affari solo regionale di circa 3 miliardi di euro.

“I mercati all’ingrosso possono intervenire per valorizzare questi prodotti che naturalmente passano per la quasi totalità  da questo canale – afferma Duccio Caccioni, vicedirettore Caab e direttore scientifico della Fondazione Fico –. Partiamo dal fatto che i centri agroalimentari fanno da incrocio tra domanda e offerta con la ristorazione, che svolgono una funzione di completamento di gamma per la GDO. In questo contesto, nel mercato si può valorizzare il prodotto con la promo comunicazione, spigandolo meglio, ad esempio alla ristorazione o al mondo dell’Hotellerie. Questo è accaduto, ad esempio, nel caso del Caab, con la patata di Bologna che quest’anno ha fatto il boom, o lo scalogno di Romagna che essendo coltivato in due o tre ettari non avrebbe mai i volumi per potere pensare di entrare nella Gdo”.

Alessandra Ravaioli con Duccio Caccioni

Se guardiamo all’estero, invece, ancora molto lavoro c’è da fare. “Nei mercati esteri – ha spiegato Alessandra Ravaioli – la tipicità non è un valore riconosciuto come in Italia anche se, il vantaggio, in questo caso, è che viene abbinato al marchio della produzione made in Italy”.

Andrea Segrè con Duccio Caccioni

“Il Covid – ha aggiunto Andrea Segrè, presidente del CAAB – ha determinato un aumento della popolazione dei cosiddetti ‘poveri economici’ – ha spiegato Andrea Segrè -. tra prima e dopo-Covid, in Italia, sono passati da 2 a 5 milioni. Di questo Food Devide bisognerà tenere conto nelle politiche del territorio in cui insiste il mercato all’ingrosso”.

Mariangela Latella

 

Nella foto di apertura, da sinistra, Claudio Scalise e Duccio Caccioni