AGRUMI, IL CREA ACCELERA SULLA RICERCA, MA SOLO POCHE AZIENDE ITALIANE LA SOSTENGONO

I risultati del progetto di miglioramento varietale del Crea sugli agrumi, che riguardano dieci nuove varietà ibride, tra clementine, mandarini, pompelmi e arance sono stati presentati ieri pomeriggio nel corso di una webinar dal titolo ‘Il Trasferimento tecnologico nel settore agrumicolo – innovazioni e strumenti del crea per le imprese’.

Le dieci varietà sono state selezionate grazie anche alla partecipazione di alcune aziende agrumicole ai programmi di ricerca attraverso due strumenti individuati dal Crea, ossia il Fast Track (una corsia preferenziale che assegna alle aziende aderenti al programma, una sorta di prelazione rispetto alla concorrenza estera, sul diritto di commercializzazione in esclusiva dei nuovi prodotti) e i contratti di sviluppo congiunto che permettono la contitolarità dei brevetti delle varietà selezionate.

“Abbiamo avuto adesioni di importanti realtà agrumicole del Paese – ha spiegato Marco Caruso, ricercatore del Centro di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura del Crea di Acireale in provincia di Catania-. Tra queste Oranfrizer, Rosaria e l’Op Esperidio nella convenzione quadro tra Crea e Fruitimprese, che hanno aderito al primo programma di selezione lanciato nel 2014 e che terminerà nel 2024. Al bando di quest’anno, invece hanno partecipato tre aziende tra cui l’Op Armonia fondata da Marco Eleuteri e l’Associazione degli agricoltori villacidresi dalla Sardegna”.

Ma le aziende sono ancora troppo poche per potere concretamente sostenere i progetti di ricerca sull’agrumicoltura. In pratica, fino ad ora, non si è riusciti, sull’agrumicolura, a creare quella massa critica che invece si è riuscita a mettere insieme in Puglia sull’uva da tavola che ha portato alla costituzione di tre consorzi di ricerca con l’adesione di una percentuale interessante di produttori.

Se non riusciremo a coinvolgere le aziende – ha affermato Paolo Rapisarda, direttore del Centro di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura del Crea di Acireale -, non possiamo permettere che la ricerca si fermi e, confesso, che molte aziende straniere nostre competitor, come quelle spagnole ma anche di Paesi in via di sviluppo, si sono dimostrate interessate alle nostre varietà. Se gli italiani non rispondono saremo costretti a proporre all’estero le nostre varietà che hanno indubbi vantaggi di mercato sia in termini di resistenza alle fitopatologie che di resa produttiva che di appetibilità per lo scaffale”.

Il problema degli investimenti in ricerca in agrumicoltura, sul fronte aziendale, è in parte legato all’atomizzazione del tessuto produttivo. I produttori sono piccoli imprenditori e non possono permettersi investimenti in ricerca e sviluppo. D’altro canto, l’incapacità di aggregarsi e fare massa critica (cosa ormai endemica per il settore), si traduce anche nell’assenza di progettualità e di piani di sviluppo di sistema che guardino al medio e lungo periodo.

“Le aziende agrumicole – ha spiegato Francesco Perri, agronomo dell’Op Armonia di Battipaglia che sta sviluppando la varietà Perrina, una clementina tardiva la cui produzione andrà a regime tra tre anni ma di cui adesso si iniziano a raccogliere i primi grappoli – oltre ad essere frammentate, sono ben poco professionalizzate. Bisogna avere il coraggio di dire queste cose”.

E da qui nascono, allora, le lacrime di coccodrillo di un’intera filiera che combatte senza armi, ad ogni campagna, contro il cambio climatico, le fitopatologie e un mercato sempre più competitivo dove Paesi che solo fino a 5 anni fa erano all’’inizio della produzione agrumicola, oggi sono diventati competitor importanti che si affiancano, peraltro, al colosso spagnolo e che, come questo, riescono a vincere la sfida del mercato soprattutto per i minori costi di produzione che garantiscono all’agricoltore una marginalità che in Italia ormai è praticamente un miraggio.

“Paghiamo lo scotto – ha precisato Federica Argentati, che guida il Distretto agrumicolo siciliano – di una cultura poco avvezza all’innovazione e alla ricerca. La frantumazione produttiva poi è endemica. Io stesso faccio parte di una famiglia di agrumicoltori che aderiva ad una Op dalla quale, nel corso degli anni, se ne sono ‘gemmate’ almeno altre dieci”.

Le varietà presentate dal Crea nel primo progetto di trasferimento tecnologico sono: due nuove clementine a polpa rossa (Sun red, Galatea); tre selezioni nucellari di moro (Amoa 2, Amoa 4 e Amosi 11); il nuovo pompelmo ‘Bellini’, un ibrido caratterizzato da una minore acidità, minore contenuto di naringina e di furanocumarine (quest’ultimi sono composti che interagiscono negativamente con numerosi principi attivi di farmaci) rispetto ai comuni pompelmi presenti sul mercato e un nuovo mandarino denominato Ionio.

Per quanto riguarda il secondo programma Fast Track lanciato a febbraio 2020 e a cui hanno aderito tre aziende e altre 4 si sono impegnate per la valutazione dei prodotti, sono al test una clementina a polpa rossa (Red Sunset) e due selezioni di Tarocco precoci (Crea 1 e Crea 2).

Il programma di miglioramento varietale è lungo, molto di più della durata dei singoli programmi di ricerca pubblici (che mediamente sono di due o tre anni) e riguarda anche lo studio di nuovi porta innesti e nuove tecniche colturali.

“Abbiamo deciso di partecipare ai programmi di sviluppo varietale del Crea pur senza avere alcuna certezza – ha affermato Marco Eleuteri, amministratore dell’Op Armonia – proprio per evitare di continuare a pagare royalties alle multinazionali straniere che sono costosissime. L’auspicio è che sempre più aziende agricole aderiscano sulla sia dell’esempio fornito dai produttori di uva da tavola Pugliesi”.

Mariangela Latella