DRAMMA CLEMENTINE, ANCHE PER AGRICOR SCARTI ELEVATI. “MA QUEL CHE RIMANE È DI QUALITÀ”

Le perdite sono consistenti sebbene la qualità del poco prodotto rimasto sano è di ottimo livello. Anche per l’OP Agricor la stagione delle clementine quest’anno è stata una delle più complesse di sempre, come del resto per tutto il comparto.

Ad incidere in maniera determinante è stato ancora una volta il clima. “I sette mesi di siccità nel corso dell’anno hanno causato una massiccia presenza di prodotto di calibro piccolo”, spiega Natalino Gallo (nella foto), presidente dell’organizzazione di produttori calabrese, nonché Protagonista del Corriere Ortofrutticolo. “La bomba d’acqua del 22 e 23 novembre scorsi, caratterizzata da precipitazioni elevatissime, ha danneggiato la buccia di molte produzioni. Tra novembre e dicembre poi le mattine fredde da una parte e le giornate calde e soleggiate dall’altro hanno ammorbidito troppo la merce”. Il risultato è che nei magazzini lo scarto è arrivato anche al 40%, con una buona percentuale destinata anche all’industria, “la quale però paga la frutta si e no un centesimo”.

“Come OP – precisa Gallo – tra le perdite in campagna e gli scarti in magazzino, ci mancano tra i 30 e i 40 mila quintali sulla media complessiva. Se solitamente produciamo attorno ai 120 mila quintali, quest’anno arriveremo a circa 80 mila quintali”. “L’organizzazione e la tecnologia dei macchinari a disposizione ci consente di offrire un prodotto comunque di buon livello”.

Di solito la stagione termina tra il 15 e il 20 gennaio, “ma in quest’anno così tribolato se va bene concluderemo a fine dicembre”, osserva l’imprenditore calabrese

Non ci sono problemi invece sulle clementine tardive e senza semi, come Tango, Mandalate e Gold Nugget, su cui l’Agricor sta investendo. “Quest’anno immettiamo sul mercato il tardivo anche con produzioni a filiera controllata e a residuo zero e pure biologica. Su queste tipologie abbiamo grande fiducia”.

In generale, comunque, pure secondo Gallo la stagione delle clementine si profila come drammatica, soprattutto per le aziende poco strutturate. Ma clima a parte, una battaglia che secondo l’imprenditore calabrese è necessario portare avanti e vincere è quella delle quotazioni. “Se con le catene distributive l’intesa è più che buona, se non ottima, la guerra dei prezzi applicata da alcuni gruppi di discount stranieri è insostenibile. Senza questi retailer che puntano la loro politica solo sul prezzo più basso, l’ortofrutta italiana – a partire dalle clementine – si rivaluterebbe del 20-30%”.

Emanuele Zanini