RECOVERY, BELLANOVA: “IL RILANCIO DEVE AVERE UN CUORE AGRICOLO”

Sul Recovery il dibattito rimane aperto, con il rischio della crisi all’interno del Governo. Sul tema una delle protagoniste è di certo la ministra Teresa Bellanova, tra i protagonisti che è intervenuta più volte, anche sulla propria pagina facebook, dove scrive:

“In questi giorni abbiamo chiesto al Governo di cui facciamo parte di avere un testo completo. Così da capire progetti, cifre, obiettivi. Per dire al Paese con certezza: ogni euro ne produrrà almeno due, le risorse investire potranno garantire occupazione, nuovi lavori, formazione qualificata, infrastrutture. Serve per indicare con chiarezza dove e come investire, quale facoltà scegliere, come ripensarsi. Non c’è spazio per i progetti che non hanno alcun senso, che giacciono nei cassetti dei ministeri da anni. Il Recovery serve al futuro, non a svuotare i cassetti di cose inutili. Lo abbiamo detto a settembre: il rilancio deve avere un cuore agricolo”, scrive Bellanova sui social.

“Abbiamo costruito una strategia per il settore e la filiera agroalimentare fatta di progetti di qualità, di quello che serve per costruire la nuova agricoltura. L’abbiamo consegnata a Conte, l’abbiamo illustrata al Parlamento, i nostri Uffici hanno continuato a lavorarci senza sosta.

Nelle bozze che mi arrivano, imparziali e incomplete, questo settore non ha la centralità che merita, e le risorse continuano ad essere residuali. Dico di più, e lo considero uno scandalo. Di bozza in bozza diminuiscono in modo rozzo e incomprensibile, mentre tutti in questo Paese continuano a parole ad affermare la necessità di investire sul green e sulla sicurezza alimentare.

Così mentre dichiariamo quotidianamente di volere un futuro più verde per i nostri figli, di voler tutelare il nostro Made in Italy, alla prova dei fatti lo dimentichiamo. Per questo chiedo al Presidente di Consiglio testi definitivi per poter valutare carte alla mano. Non è un reato di lesa maestà, in un Paese dove peraltro la monarchia è stata abolita il 2 giugno del 1946. È l’impegno che abbiamo assunto con ogni lavoratore e ogni lavoratrice, con ogni impresa a cui abbiamo chiesto sforzi enormi per sostenere i bisogni alimentari delle famiglie italiane.

Il futuro lavorativo di una cassiera, di un lavoratore agricolo, di una lavoratrice della trasformazione, dei nostri figli, hanno un valore enorme. Il compito delle risorse che abbiamo a disposizione è garantirlo.

E’ nostro dovere lavorare per questo, perché non un euro vada sprecato o impiegato in modo incomprensibile e opaco. È nostro diritto, e diritto soprattutto di questo straordinario settore, avere risposte chiare. All’altezza della sua importanza, e del suo ruolo strategico”.