BREXIT, SALVI: “BUON ACCORDO MA AUMENTANO BUROCRAZIA E COSTI”

Per Marco Salvi, presidente di Fruitimprese nonché del gruppo omonimo con base a Ferrara, l’accordo sulla Brexit è un buon accordo che permette, senza particolari scossoni, il prosieguo delle attività di export di otofrutta dall’Italia verso il Regno Unito.

“Noi esportiamo in Inghilterra i principali prodotti italiani – ci spiega Salvi – ossia mele, pere, kiwi e uva. Penso che abbiamo raggiunto un buon accordo rispetto a quello che si temeva, ossia di non arrivare proprio ad un’intesa. Certo, sarebbe stato meglio che il Regno Unito fosse rimasto dentro l’Unione europea ma la situazione attuale, all’indomani dell’accordo, è che stiamo continuando ad esportare”.

All’indomani del ‘deal’ quello che emerge è un aumento delle pratiche burocratiche e dei costi che si traducono, fino ad ora secondo quanto riferito da Salvi, in circa 100 euro in più a camion alla frontiera. Per lo meno così è in questa prima fase di esecuzione dell’intesa bilaterale.

“Tra i nuovi obblighi burocratici – precisa Salvi – la bolla doganale fino al 31 marzo e l’Agecontrol ossia il certificato europeo di conformità della qualità del prodotto. Dal primo aprile invece entrerà in vigore il certificato sanitario che potrà essere emesso dall’ente fitosanitario inglese, solo a seguito della visita degli ispettori britannici sugli impianti interessati dall’attività di export per il controllo della merce. Saranno sottoposti a questi controlli tutti i prodotti ortofrutticoli eccetto i kiwi. Ancora non è possibile delineare, così a caldo, un quadro completo della situazione. Ma tra qualche mese, a bocce ferme, potremo tracciare un bilancio più completo ed avere la situazione più chiara anche in relazione ad eventuali costi aggiuntivi che al momento si sostanziano in circa 100 euro in più a camion, alla frontiera, e in quelli legati al tempo necessario per il disbrigo, da parte del nostro personale, delle nuove pratiche burocratiche”.

Indagine di Freshfel

Intanto Freshfel, ci riferisce il suo vicepresidente Salvo Laudani, sta lavorando ad un’indagine su scala europea per verificare presso i propri associati, esportatori di tutti i Paesi membri, come si sta procedendo con il nuovo accordo Ue-Gran Bretagna. “L’obiettivo – afferma Laudani – è quello di verificare eventuali disagi o punti da migliorare e in ogni caso fotografare la situazione su scala europea”.

Il 2021 sarà certamente l’anno della prova del nove per il ‘deal’ sulla Brexit anche in considerazione del fatto che il Regno Unito ha fatto accordi bilaterali diretti con altri Paesi terzi concorrenti degli europei. Come si ridisegnerà la geografia delle esportazioni, dipenderà, oltre che dai contenuti di tali accordi anche dall’organizzazione logistica, produttiva e, in genere, infrastrutturale, di ogni singolo Paese.

Mariangela Latella