INCHIESTA SU IV GAMMA E FARM TO FORK: IL PUNTO SUL SETTORE

L’Europa chiede alle aziende, tra gli obiettivi del New Green Deal, di arrivare all’impatto ambientale zero entro il 2050. In realtà i tempi ci sono tutti, trent’anni, e le nostre aziende di IV Gamma hanno già avviato, chi più chi meno, azioni di riduzione della loro impronta ambientale.
La Carbon Footprint. C’è un tassello fondamentale che manca all’appello. Quale azienda ha calcolato la propria carbon footprint (men che meno esiste una carbon footprint di settore) che sarebbe quel non del tutto trascurabile punto di partenza da cui iniziare a lavorare per capire, quantomeno, in che direzione andare o quali interventi fare con maggiore efficienza rispetto all’obiettivo? Inoltre, ancora lontana è la strada verso il riciclo completo dell’acqua negli impianti di lavorazione, almeno come prassi generalizzata.
“In realtà, noi abbiamo provato, due anni fa, a calcolare la carbon footprint del ciclo della rucola – afferma Rosario Rago, presidente del Gruppo Rago attivo nella Piana del Sele, nonché membro della Giunta nazionale di Confagricoltura – ma abbiamo dovuto archiviare il progetto perché, per completarsi, aveva necessariamente bisogno della controparte della catena di distribuzione, ossia il retailer che chiude il ciclo produttivo. Prima di andare a scaffale, infatti, il prodotto passa per le piattaforme distributive della GDO e poi viene distribuito nei singoli punti vendita sempre nel rispetto rigoroso della catena del freddo. Non ha senso calcolare una carbon footprint di un prodotto solo a metà. A questo proposito, approfitto per lanciare un appello alla GDO nel caso in cui ci sia qualche insegna pronta a partecipare ad un progetto del genere per la sua parte. Noi siamo pronti”.
Acqua e chimica in agricoltura. Il Gruppo Rago, che è stato tra i pionieri, 10 anni fa, a creare un polmone verde di 15mila mq in mezzo alle colture di IV Gamma per immettere ossigeno nell’ambiente, è già arrivato ad un risparmio idrico del 30% grazie all’uso di sensori nel terreno che permettono di stabilire l’esatto fabbisogno idrico delle piante. Il risparmio idrico è oggetto anche di test su vasche di raccolta dell’acqua piovana che si stanno portando avanti presso alcune aziende pilota del Gruppo. L’azienda ha anche abbattuto l’uso di fitofarmaci del 66% circa, arrivando ad usare solo tre principi attivi; sta iniziando a produrre a residuo zero nella prima serra di vertical farming da 100 mq che ha una resa decuplicata rispetto alla produzione orizzontale. Per quanto riguarda i nitrati, precisa Rago: “Stiamo riuscendo a contenerli entro il livello di 5 ppm, ossia parti per milione. Tutto il tetto del nostro quartiere generale a Santa Lucia Superiore, in provincia di Salerno, inoltre, è coperto da pannelli fotovoltaici e l’impianto industriale usa macchinari a basso consumo energetico così da arrivare ad un risparmio energetico del 20%. Nei prossimi dieci anni contiamo di raggiungere l’obiettivo ‘impatto zero”.
Fino ad oggi le azioni, anche importanti, messe in piedi dalle aziende della IV Gamma italiana, sono tutte a macchia di leopardo senza alcun coordinamento di settore. Ma, quel che conta, è che passi avanti importanti siano stati fatti.
L’Autosufficienza energetica. Punta all’impatto zero entro la fine del 2021 l’azienda Ready World di Angri in provincia di Salerno. “Stiamo installando impianti fotovoltaici e accumulatori – spiega la fondatrice Alessia Sorrentino – per essere indipendenti dal punto di vista energetico. Tutti i nostri mezzi di trasporto sono a metano e le auto aziendali solo elettriche. Utilizziamo esclusivamente packaging riutilizzabili o in cartone certificato. Entro il 2022 tutte le nostre confezioni di frutta e di ortaggi saranno in materiale biodegradabile e compostabile. Inoltre, recuperiamo tutta l’acqua del nostro processo di lavorazione e la utilizziamo per irrigare parte delle nostre produzioni. Stiamo anche compensando la produzione di anidride carbonica con impianti di alberi”.
Tra le aziende più avanguardistiche in questa direzione c’è il Gruppo Cultiva che punta ad anticipare al 2030 l’obiettivo europeo del 2050. “A Rovigo – ci ha spiegato il suo presidente Giancarlo Boscolo – abbiamo un impianto fotovoltaico che produce circa 700 kW e soddisfa già oggi il 60% del fabbisogno energetico della struttura industriale. Amplieremo i progetti di collaborazione con Università, enti di ricerca ed aziende sementiere che ci mettano veramente in condizione di fare l’innovazione e gli sviluppi che abbiamo in cantiere. Già abbiamo rapporti di collaborazione con enti ed aziende italiane per lo sviluppo del packaging sostenibile e collaboriamo con la Michigan State University in un grosso progetto che ci permetterà di analizzare meglio la crescita delle piante, di diminuire gli errori di programmazione, di diminuire gli eccessi e gli ammanchi di prodotto e quindi di diminuire gli sprechi”.
 
Il B! Pact e ‘zero sprechi’. In prima linea anche il colosso Bonduelle, leader di settore, che sta mettendo tante azioni in campo. “Il nostro impegno in questa direzione – afferma il suo amministratore delegato, Andrea Montagna – prende sempre più forma concreta, a partire da B! Pact, l’impegno globale di Bonduelle nei confronti del pianeta, del cibo e delle persone, con cui ci siamo dati degli obiettivi da raggiungere entro il 2025, e che si allineano in gran parte alla strategia Farm to Fork”.
Il percorso di Bonduelle, poi, va in un’ottica di ‘zero sprechi’ ed ha come priorità l’impatto sul cambiamento climatico. “Abbiamo già attuato un processo di riduzione dell’impatto ambientale dei nostri stabilimenti produttivi – spiega Montagna – con il ricorso a energie rinnovabili e tecniche per non perdere le risorse naturali impiegate. Stiamo ora definendo una nuova strategia con l’obiettivo di ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalle nostre attività entro il 2035. In ottica di riduzione dell’impronta ambientale e di consumo di energia ci siamo adoperati anche per una migliore gestione delle risorse idriche, sia nelle aree agricole di produzione, sia nei nostri stabilimenti, con modalità di riciclo dell’acqua utilizzata. In quattro anni, nei due siti produttivi che abbiamo in Italia, i consumi idrici sono stati ridotti del 15%, e i consumi energetici del 10%. Entro fine anno, verrà realizzato un progetto di autoproduzione dell’energia da cellule fotovoltaiche e stiamo valutando nuovi metodi di risparmio idrico nelle coltivazioni”.
Nella sfida di Bonduelle rientra anche l’impegno nella riduzione dell’utilizzo della plastica e il sostegno al suo riciclo. Entro il 2025 il 100% delle confezioni saranno pensate per essere riciclate o riutilizzate mentre quelle usate attualmente per i prodotti freschi, in lattina e surgelati sono 100% riciclabili. Per le insalate in ciotola, invece, vengono usate confezioni in plastica riciclata.
“Se è vero che è importante adottare soluzioni più efficienti, e in questo l’innovazione e le tecnologie su cui investiamo si rivelano fondamentali – afferma Montagna -, è anche importante incoraggiare un modello di agricoltura più sostenibile coinvolgendo anche i partner agricoli in questo processo, con il fine comune di preservare la qualità del suolo ed accelerare la transizione ad un’agricoltura più ecologica”.
 
La sostenibilità economica. Per la parte agricola, la bilancia della sostenibilità si aggrava, almeno per questo periodo di crisi, soprattutto sul fronte  economico.
“Non esiste, se non nelle intenzioni, un vero e proprio piano per arrivare ad un impatto zero sull’ambiente – riferisce Renato Giavazzi, titolare della GEAC, Azienda Agricola Renato Giavazzi, parte dell’AOP Uno Lombardia nonché uno dei fornitori del colosso Bonduelle tramite l’OP Oasi a cui aderisce -. Si tratta di una cosa piuttosto diversa dalla residualità zero, sia dal punto di vista chimico che microbiologico. In questo senso, non siamo poi così lontani. Riferendomi alla zona del Bergamasco, se vogliamo, delle strategie e delle tempistiche, sia pure in modo piuttosto empirico, si tenta di applicarle. Dopo di che, non dovremo mai dimenticare che la sostenibilità ambientale non potrà mai prescindere interamente dalla sostenibilità economica. Esse potranno essere coniugate nel raggiungimento dell’obiettivo dell’impatto ambientale zero attraverso l’innovazione, la formazione e un ‘salto’ dal punto di vista informatico con interventi sulle strutture, sui mezzi meccanici e macchine operatrici, non dimenticando che le risorse finanziarie ancora scarseggiano o comunque sono inadeguate. Forti e molto sperequati, poi, sono gli equilibri nell’ambito delle filiere”.
Il packaging. La visione di sostenibilità di La Linea Verde arriva da lontano, da quando tenere conto dell’impatto sull’ambiente e sulle persone delle scelte aziendali non era ancora chiamata un’attività di CSR, di Responsabilità Sociale dell’Azienda.
“Dal 2019 abbiamo avviato un preciso percorso di Responsabilità Sociale d’Impresa – riferisce Valérie Hoff, direttore marketing e comunicazione di La Linea Verde – per valorizzare con ordine quanto già intrapreso negli anni. Per una filiera agricola virtuosa abbiamo considerato focali il risparmio idrico e quello energetico, oltre allo studio sul packaging a minore impatto ambientale. Dal 2018 è stato istituito il gruppo di lavoro e di ricerca denominato Packaging Solutions Team, costituito da un gruppo di dipendenti, provenienti da tutte le sedi del Gruppo e appartenenti a diverse aree lavorative che operano solo sul packaging sostenibile seguendo i principi dell’economia circolare, attenendosi cioè alle 3 R ossia Ridurre, Riutilizzare e Riciclare. Le applicazioni sono sui nostri prodotti DimmidiSì ma  nello stesso tempo cerchiamo di supportare i nostri partner della GDO nel raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità”.
Per l’azienda Biodiffusione in provincia di Torino, il piano riguardante il raggiungimento dell’impatto zero, parte dall’utilizzo di imballi sia primari (in PLA) che secondari, con materiali riciclabili al 100% sempre più richiesti, peraltro, dal mercato. C’è poi in atto un processo di smaltimento dei sottoprodotti di lavorazione tramite la lombricoltura che a fine processo riesce a smaltire tutto il materiale organico di scarto.
Mariangela Latella
fonte: Freshcutnews.it