IV GAMMA, NON SOLO CRISI. IL CASO VIRTUOSO DI SOLE E RUGIADA

Il 10% delle aziende agricole di IV Gamma rischia il default per colpa della crisi di settore scatenata dalla pandemia di Covid. Sono le stime prudenziali che ci rivela Felice Poli (nella foto), alla guida di UNAPROA, l’Unione nazionale che rappresenta le più significative realtà produttive del settore, nonché presidente dell’OP Sole e Rugiada, fornitore de La Linea Verde che ha fatto acquisizioni recenti in Italia, Serbia e Macedonia.
“La stima è prudenziale – precisa Poli in un’intervista esclusiva a FreshCutNews – e riporta un dato che vuole allinearsi a quello riferito in un rapporto UECoop sulla crisi di liquidità post-covid, che prende in esame tutte le aziende italiane, in generale. Ho il sospetto che la percentuale possa essere un po’ più alta per il settore di IV Gamma ma preferisco non dare cifre che non ho”.
– Quali strade deve affrontare la parte agricola del settore di IV Gamma, per fronteggiare le conseguenze nefaste, per il comparto e non solo, di questa crisi pandemica?
“Occorre predisporre dei confronti serrati con gli agricoltori di modo di favorire la filiera di fronte alle minori richieste del mercato. Inoltre, bisognerebbe organizzarsi per cercare di ottenere le agevolazioni pubbliche messe a disposizione per la crisi”.
– Si riferisce ai 20 milioni di euro stanziati per la IV gamma nella legge di bilancio?
“Non solo. Quelli sono già una buona cosa anche se al momento, l’ente pagatore è fermo e non ha ancora erogato un centesimo dal momento che il Covid sta dilatando tutti i tempi delle verifiche necessarie. Tra le iniziative congiunte, ad esempio, segnalo che, come UNAPROA, ci siamo messi a disposizione di tutte le associazioni di categoria di modo da fare da intermediari tra aziende agricole e istituti di credito. Abbiamo già aperto un tavolo UNAPROA-Coldiretti, con cui abbiamo un accordo, ed i nostri agricoltori e mettiamo a loro disposizione una squadra di consulenti bancari specializzati per il settore agricolo per rendere il dialogo con gli istituti di credito più facile e soprattutto più funzionale”.
– Cosa sta succedendo in campo, al settore produttivo?
“La carenza di baby leaf è ormai evidente e, in particolare per rucola, valerianella e songino, penso che si possa protrarre fino alla metà di febbraio. Del resto, le condizioni meteo di quest’anno non sono state delle migliori, con forti piogge al Sud e eccesso di freddo al Nord. E non è ancora finito l’inverno”.
– È vero che alcune aziende agricole, anche di IV Gamma, hanno iniziato a delocalizzare verso Paesi che garantiscono minori oneri burocratici e fiscali alle società?
“Non parlerei di delocalizzazione. È un termine inesatto. Piuttosto ci sono aziende, sempre con base in Italia, che stanno aprendo impianti produttivi in altri Paesi, tramite acquisizioni, per estendere il proprio mercato. Noi, ad esempio, come OP Sole e Rugiada, abbiamo due basi produttive in Spagna, ottenute attraverso nuove acquisizioni a Murcia e a Tudela, un comune basco nella regione della Navarra. Abbiamo anche effettuato nuove acquisizioni in Serbia, nella zona di Belgrado, per la produzione invernale dove abbiamo 20 ettari a campo aperto e 30 in serra, e in Macedonia, dove abbiamo 15 ettari in serra e 20 a pieno campo; qui produciamo durante la bella stagione”.
– Si tratta di aziende di IV Gamma già operative oppure avete dovuto riconvertirle alla produzione di IV Gamma?
“Il know-how, a cominciare dalle serre, è al 100% italiano”.
– Acquisizioni in Italia, ne state valutando?
“Assolutamente sì. Abbiamo appena acquisito una grossa azienda agricola di Brescia operante in un settore diverso dalla IV Gamma. Sono circa 90 ettari che abbiamo riconvertito alla produzione per il fresh-cut, in parte in serra e in parte a campo aperto. Qui abbiamo appena trasferito il nostro quartier generale che prima era a Bergamo. Ma stiamo acquisendo altre aziende”.
– Guardando al boom di IV Gamma negli USA, in controtendenza rispetto a quanto accade in Europa in questo periodo, quali sono le  riflessioni degli operatori?
“Gli statunitensi non conoscono le insalate con gli arricchitori. Lavorano quasi esclusivamente con mono-prodotti per i quali hanno packaging di grande formato che vanno dai 500 grammi per lo spinacio, ad esempio, fino anche ai due chili per la frutta. Con questi volumi per confezione è impossibile non far crescere le vendite. Questo sistema, però, sta causando Oltreoceano problemi di eccesso di sprec”.
Mariangela Latella