LE NOMINE DEI VICEMINISTRI LACERANO IL PD. CASELLI: “SULL’AGRICOLTURA NON TOCCHIAMO MAI PALLA”

Le nomine dei sottosegretari all’Agricoltura (Battistoni e Centinaio) hanno sollevato un vero terremoto politico nel Pd. La polemica infuria su tre temi: il Pd da tempo non tocca palla su agricoltura e ambiente e lascia il settore ad altri (in questo caso a 5Stelle, Lega e Forza Italia); non viene considerata la componente femminile (polemica già esplosa con le nomine dei ministri); non vengono tenute in nessun conto competenza, conoscenza del settore e lavoro fatto ‘sul campo’.

Con un lungo post su Facebook è scesa in campo Simona Caselli, ex assessore all’agricoltura dell’Emilia Romagna e oggi presidente Areflh oltre che rappresentante Legacoop Agroalimentare a Bruxelles.

Scrive Simona Caselli, raccogliendo 230 like e 124 commenti (in aumento ora dopo ora): “Sottosegretari: all’agricoltura solo uomini con ministro uomo, e ancora una volta nessuno del PD. Io questa politica non la capisco più. Si vede che la grande sfida del nutrire il pianeta, anche nelle pandemie, far tirare l’export e vincere il cambiamento climatico, il Green Deal europeo, la Farm to Fork al mio partito non interessano. E sulle donne credo che in questo Paese siamo all’emergenza democratica: rappresentanza negata, recrudescenze di toni anni ’50 e femminicidi quasi quotidiani. Io non intendo starci a questo andazzo. Non mi stancate, non mi demotivate. Io lotterò con tutte le mie forze contro questo scandalo tutto italiano. Perché è un problema soprattutto nostro.”

Dialogando sempre su Facebook a Michele Milani dice: “Ormai se non sei in una corrente e affiliata a un capo (ovviamente maschio) non esisti. Il merito non ha più valore, ed in passato non era così. Fino a ieri si parlava di Susanna Cenni che lo avrebbe meritato. Ma ce ne potevano essere tante altre, ad esempio  Antonella Incerti. Tutti i settori produttivi sono in mano ad altri. Dimmi tu se questa è visione”.

A Fabio Moroni: “Già ai tempi della Bellanova si poteva fare un secondo sottosegretario (ce n’erano sempre stati due) ma non si volle. Non ci interessa e lo lasciamo alla Lega. E su questa visione io sono furibonda”.  “Lo schema della fedeltà al capo è quello che funziona trasversalmente. Una barbarie totale a cui non intendo assistere in silenzio”, risponde ad Andrea Giapponesi.

Lo sfogo sui social della Caselli riflette lo stato d’animo del Pd emiliano, in aperta polemica con la segreteria Zingaretti. Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, non commenta ufficialmente però con gli amici si sfoga: “Un Pd evanescente, tutti i settori produttivi in mano agli altri”. Bonaccini con altri (il sindaco di Bergamo Gori, il sindaco di Firenze Nardella) è candidato in pectore alla segreteria dei Dem in alternativa alla linea Zingaretti, aperturista verso i 5Stelle e Leu.

La Caselli è sempre stata fuori dai giochi di corrente del Pd, facendosi apprezzare come tecnico al servizio dell’agricoltura. Il suo nome era girato già ai tempi del Conte 2, quando però le fu preferita la renziana Bellanova, e il suo nome non fu ‘spinto’ dal Pd neppure come viceministra (dove finì il grillino L’Abbate). Adesso col governo dei ‘migliori’, dei competenti, il suo nome non è neppure stato preso in considerazione per il ministero, ma neppure (è questo è francamente incredibile) per un posto da sottosegretario dove ha prevalso il ‘manuale Cencelli’ con un posto assegnato a Forza Italia e uno all’ex ministro Centinaio (Lega). Una disattenzione, una sottovalutazione delle risorse interne, delle risorse ‘rosa’,   davvero imperdonabile. Che alimenta le polemiche interne e porta acqua al mulino dei contestatori della linea Zingaretti e dei suoi fedelissimi.

Successivamente sul suo profilo facebook Simona Caselli ha postato il commento del Corriere Ortofrutticolo e ha scritto: “Immaginavo che il mio post avrebbe avuto qualche conseguenza. Guardate, il punto ovviamente non sono io, che sono felice della mia situazione professionale, non chiedo nulla e non voglio nulla. Il punto è se questo Paese, e in particolare il mio Partito, pensa di dover esprimere identità, visione del futuro, coinvolgimento delle persone, passione e speranza. Ieri per me è traboccato il vaso. Se pensiamo di non giocarcela sul Green Deal, sul futuro del pianeta e della nutrizione, sulle grandi innovazioni necessarie a gestire l’acqua e produrre il cibo (cose essenziali per vivere) in modo più sostenibile e se per di più arretriamo senza valorizzare le competenze che abbiamo, specie se femminili, io non posso tacere, anche se non mi riguarda personalmente. Perché con le questioni personali bisogna finirla. Si doveva fare il governo dei migliori e non sarà così (ovviamente non solo per responsabilità del Pd). Ma io non accetto di avere la sola alternativa dello scoramento e dico la mia”.

Lorenzo Frassoldati

direttore Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it