IV GAMMA, TEMPO DI RINNOVI CONTRATTUALI: IL PUNTO CON MONTAGNA (UIF)

Febbraio, mese di rinnovo dei contratti annuali di IV Gamma. Mese di riflessioni e di bilanci che quest’anno non possono prescindere dall’andamento negativo del settore, con un 2020 considerato dagli operatori, causa Covid, la peggiore annata di sempre dall’inizio dell’avventura della IV Gamma in Italia. Un’annata in cui sia la parte industriale che la parte produttiva hanno subìto perdite non indifferenti pari, per le sole insalate in busta, a circa 200 milioni di euro e 6 mila tonnellate di verdure fresh cut finite al macero.

Nonostante questo, almeno il 30% dei retailer italiani sta chiudendo le nuove programmazioni come se nulla fosse, come se il dramma della pandemia non fosse un problema di filiera. Chiediamo delucidazioni ad Andrea Montagna, presidente di UIF, Unione Italiana Food-IV Gamma nonché CEO di Bonduelle Italia.

Andrea Montagna

– Alla luce del colpo basso subìto dal settore a causa delle dinamiche di mercato derivate dalla pandemia, quali sono gli sviluppi nella contrattazione annuale con il mondo della distribuzione?
“Per questa domanda non ho un quadro di settore perché non ne abbiamo parlato in UIF. Posso risponderle come Bonduelle Italia. In questo caso devo dire che la maggior parte delle catene distributive accoglie e condivide con il settore, il dramma che ha rappresentato il Covid. Si stanno rivedendo in contratti, nella maggior parte dei casi, con clausole che magari permettono sia al mondo dell’industria che a quello della produzione di tirare un poco il fiato”.
Che intende con il termine ‘maggior parte’? Può darmi una percentuale precisa?
“Nel caso di Bonduelle si parla del 70% circa di retailer disposti a rivedere gli accordi alla luce delle gravi perdite subìte dal settore. Magari questo dato dipende anche dal fatto che siamo un’azienda leader di mercato. Forse per quelle che hanno un peso contrattuale minore, le cifre potrebbero essere diverse. Ma le ripeto, non è un discorso che abbiamo ancora affrontato in UIF, le contrattazioni si stanno chiudendo in questi giorni”.
Secondo i dati consolidati Nielsen, sull’andamento della IV Gamma durante il periodo pandemico, nel 2020 si è registrata una perdita, per le sole insalate in busta, di circa 60 milioni di euro nel canale retail, quindi al netto del blocco totale del canale food service che incide per circa il 15% sul totale del settore.
– Dove sono finiti questi 60 milioni di euro di insalate imbustate. O meglio, chi si è fatto carico di queste perdite?
“Consideri che la filiera del Fresh Cut è suddivisa in tre grandi player: retailer, industria e produzione. La GDO ha registrato perdite nella categoria della IV Gamma ma le ha potute compensare con la crescita degli acquisti di altri prodotti freschi o di altre categorie, come i surgelati, oltre che con l’aumento generalizzato degli acquisti per via della crescita dell’home cooking dato che il canale horeca è stato bloccato. In questo senso, si sono ampiamente compensate le perdite derivate dal crollo del settore fresh-cut, tant’è che la GDO nel 2020 segna dati di crescita quasi a doppia cifra, secondo le rilevazioni Nielsen”.
– Perfetto. E poi c’è il mondo dell’industria e del campo…
“Qui si sono registrate le sofferenze principali. Nel settore della trasformazione, in particolare, posso dirle che il 2020 è stato l’anno più drammatico di sempre, da quando è iniziata l’avventura della IV Gamma in Italia. L’industria ha perso ed ha perso tanto. Basti pensare che i costi sono aumentati anche solo per il rispetto delle nuove norme di sicurezza sanitaria, a fronte di un drammatico calo dei volumi che, solo nel settore retail è stato del 4% circa mentre nel settore Food Service ha comportato il blocco del mercato”.
– In termini assoluti, di quante tonnellate stiamo parlando?
“60 milioni di perdite equivalgono a circa 6 mila tonnellate di prodotto per il solo canale retail”.
– Che ne è stato di questa verdura?
“In molti casi è rimasta nei campi a marcire anche perché le soluzioni alternative emerse in corso di emergenza, come la prima gamma evoluta o il mondo dei surgelati, non si adattano alle produzioni delle insalatine per le buste. Magari la situazione è stata peggiore nella prima parte dell’anno quando il Covid è piovuto tra capo e collo a programmazioni già fatte, ma in ogni caso le perdite ci sono state e sono state importanti per tutta la durata dell’anno che chiude, come è noto, con un calo degli acquisti di IV Gamma del 7%. La parte agricola, grazie ad UNAPROA e Coldiretti, è riuscita a portare a casa un aiuto pubblico (inedito) a compensazione”.
– Si riferisce ai 20 milioni di euro per la IV Gamma previsti nell’ultima legge di bilancio?
“Sì, anche se, da quel che mi si riferisce, l’ente pagatore non ha ancora provveduto a distribuire le somme impegnate”.
– Per la parte industriale, pensate di chiedere un supporto?
“Come UIF non è nostra intenzione chiedere finanziamenti al Ministero. Piuttosto chiediamo che si renda migliore la legge sulla IV Gamma, con regole più chiare, aggiornandola anche a beneficio del consumatore”.
– Alla luce di quello che è successo, come sta evolvendo il rapporto con la private label nei contratti 2021?
“Secondo i dati Nielsen tra il 2019 e il 2020 la PL di IV Gamma ha perso un punto percentuale sulla propria quota di mercato delle insalate in busta, passando dal 65 al 64%. Penso che questo trend possa andare avanti anche nel 2021 perché dalle nuove contrattazioni emerge una maggiore attenzione della GDO verso i prodotti a marchio del fornitore. In questo senso, lo considero un atteggiamento premiante per la marca forse in conseguenza del fatto che la maggior parte delle perdite di mercato sono state accusate dalle insalate in busta in cui la PL la faceva da padrone con oltre il 64% di quota di mercato e quindi, di conseguenza, con perdite maggiori posto che questa categoria di prodotti è stata la meno performante in tempi di pandemia”.
 
– Ha qualche dato recente, magari gli ultimi prima del rinnovo contratti, sull’andamento della MDD di IV Gamma?
“A gennaio il settore nel suo complesso perdeva il 2,2% e la private label, quindi sostanzialmente le insalate in busta con una quota di mercato del 64%, andava peggio con una perdita del 3,2%”.
Mariangela Latella