BIO-ON, AZIENDA E BREVETTI ALL’ASTA IL 5 MAGGIO: BASE A 95 MILIONI

Il nuovo stabilimento, inaugurato in pompa magna solo pochi anni fa. Ma anche brevetti, marchi, partecipazioni azionarie, attrezzature e tutto il ‘sapere’ di Bio- on, un’azienda che, prima di finire nella polvere degli scandali finanziari, è stata considerata una delle punte di diamante dell’imprenditoria innovativa bolognese. Il 5 maggio va tutto all’asta.

A comunicarlo, come riporta Il Resto del Carlino, sono i curatori, Antonio Gaiani e Luca Mandrioli, dopo il via libera del Tribunale fallimentare di Bologna ai programmi di liquidazione dell’azienda. All’asta un lotto unico congiunto che comprende il sito produttivo di Castel San Pietro Terme, il portafoglio brevetti e marchi, le partecipazioni azionarie, la tecnologia fermentativa, i beni mobili, le attrezzature e le scorte di magazzino nonché contratti pendenti, inclusi i rapporti di lavoro subordinato in essere. La base d’asta e’ 94.956.796 euro.

“Al fine di permettere ai soggetti interessati di dar corso ad una compiuta due diligence delle predette aziende, il collegio dei curatori dei fallimenti Bio- on e Bio- on Plants hanno predisposto un’apposita e unica data room contenente tutti i dati e le informazioni relative alle due società fallite”, spiegano i professionisti. L’accesso alla data room e’ disciplinato utilizzando la documentazione disponibile sul sito del portale delle vendite pubbliche all’indirizzo internet www.pvp.giustizia.it e sul sito del fallimento Bio- on all’indirizzo internet www.bio- on.it.

Marco Astorri

Solo il prossimo 5 maggio, dunque si saprà quale sarà il futuro dell’azienda, creata da Marco Astorri nel 2007 e crollata in Borsa dopo gli attacchi della società speculativa americana Quintessential, che l’accusava in sostanza di essere una nuova Parmalat. Era il 24 luglio 2019. Da allora c’è stato l’arresto dei fondatori, un’indagine per falso in bilancio (oggi vicina alla chiusura) e il fallimento dell’azienda, che una volta entrata in esercizio provvisorio ha perso progressivamente dipendenti (da 100 sono scesi ai 28 attuali) e mantiene un minimo di attività soprattutto per non danneggiare l’impianto di produzione di Castel San Pietro, quei silos giganti dove venivano nutriti i batteri per produrre la plastica che si scioglie in acqua.

(fonte: Il Resto del Carlino, Repubblica)