INNOVAZIONE E PROGETTO DI CATEGORY, IL CASO DI AGRICOLA LUSIA

“Trovare una strada, o costruirne una?” questo l’interrogativo chiave che si pose Daniele Campagnaro, titolare di Agricola Lusia: oggi dice – anche io nel mio piccolo, 6 anni fa volevo infatti, trovare il modo di portare innovazione nell’ortofrutta, e principalmente nella categoria agrumi, ma come? Decisi quindi di cambiare approccio, darmi un metodo e iniziare un percorso.

Certo non è semplice innovare nel nostro settore, dove il livello di difficoltà per proporre novità vere è molto alto, ed inoltre non tutti possono sostenere gli alti costi della ricerca e gli incerti tempi di sviluppo. Per lo più ad oggi le innovazioni sono state di tipo varietale, più appannaggio di case sementiere e vivaisti, ma non era il mio principale ambito di competenza.

Come cambiare allora le regole del gioco? Così mi sono rimboccato le maniche e sono partito dalla struttura della mia azienda, inserendo intanto una figura manageriale fuori dal nostro settore con uno specifico obiettivo: portare innovazione. E devo dire che Nicola Modica, il manager selezionato per questo obiettivo, è partito subito con il piede giusto, ragionando fuori dagli schemi e cercando sempre di attingere a piene mani dal mondo accademico per riuscire a portare un punto di vista diverso dal nostro.

Il primo passo, continua Modica, è stato quello di capire le esigenze latenti dei consumatori e i drivers di vendita, affrontando il problema da due punti di vista, uno più settoriale ed uno interdisciplinare.
Il percorso è iniziato con una specifica attività formativa svolta da Roberto Della Casa, professore presso la Scuola di Economia e Management dell’Università di Bologna, docente dalla indiscussa esperienza, e punto di rifermento nel mondo dell’ortofrutta, con cui abbiamo selezionato, grazie ad un intenso brainstorming, alcuni insight altamente potenziali.

Successivamente abbiamo testato sul campo alcuni spunti emersi, aderendo al progetto Active Learning Lab Agrifood coordinato dal professor Vladi Finotto del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, grazie al quale 40 studenti selezionati, divisi in gruppi di 4-5 persone, hanno lavorato per 6 settimane sotto la guida di docenti, mentori ed esperti alla risoluzione di sfide reali proposte. Questi studenti, provenienti dalle aree disciplinari più diverse (Economia, Lingue, Filosofia, Marketing, Ingegneria…..), si sono infine sfidati in due team di lavoro in cui, utilizzando strumenti innovativi come il Design Thinking ed il Business Model Canvass, hanno riportato nella quotidianità, filtrata con l’occhio particolare delle loro discipline, la validità e le potenzialità delle varie idee, selezionando quella con il potenziale maggiore.

Il risultato era apparso fin da subito molto soddisfacente, tuttavia si sentiva l’esigenza di una validazione scientifica, per rendere ancora più credibile la promessa, come fattore chiave del successo di questa nuova proposta”.

Facile a dirsi certo, ma in quel momento non sembrava percorribile scientificamente secondo le nostre conoscenze e bisognava quindi trovare una strada. Oppure costruirne una nuova?

Abbiamo pertanto iniziato cercando una strada già battuta e per questo abbiamo interpellato La Fondazione Ca’ Foscari di Venezia che ci ha messo in contatto con un team di ricercatori accademici coordinati dal professor Alvise Benedetti del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi, per capire se ci fosse già qualcosa nella letteratura italiana o internazionale, che potesse soddisfare le nostre esigenze. Il risultato della ricerca ci rivelò che non esisteva nessun indicatore univoco e riconosciuto, ma soprattutto che fosse sostenibile dal punto di vista commerciale e che potesse garantire la nostra promessa. Cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, ci convincemmo che potevamo comunque provare a elaborarne uno noi e quindi a costruire una nuova strada.

“La decisione non è stata facile – interviene Daniele Campagnaro – perchè si trattava di far partire un progetto di ricerca lungo, complesso, costoso e che non garantiva un risultato certo; ma abbiamo deciso di accettare comunque la sfida!”

Nei successivi 2 anni, un team di oltre dieci persone, tra cui il professor Carlo Gaetan del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica ed il professor Pietro Riello del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi ha lavorato alla definizione di un parametro che potesse garantire scientificamente la promessa che volevamo fare ai nostri clienti ed il risultato è stato ampiamente positivo tanto che si è riusciti a modulare questo parametro in base alla varietà, origine e grado di maturazione del frutto, moltiplicando la complessità e la durata della nostra ricerca. Infine, si sarebbero aggiunte complicazioni all’industrializzazione del progetto in quando sarebbe stato necessario un controllo di ogni singolo frutto.

Questa selezione avrebbe quindi impattato non solo sull’aspetto economico del progetto, ma anche sull’operatività e sui flussi produttivi già di per se complessi per un’azienda fortemente orientata al cliente come la nostra. Per affrontare questo problema ci siamo rivolti ancora al mondo accademico, questa volta all’Università degli Studi di Padova, dipartimento di Ingegneria Gestionale, nello specifico all’esperienza di Alessandro Persona, professore di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali, che nei successivi sei mesi ha studiato attentamente i flussi logistici esistenti ed ottimizzato l’operatività di tutti i processi di confezionamento e movimentazione anche alla luce delle nuove ed aumentate attività derivanti da un’eventuale implementazione di questo progetto.

Ed eccoci qui, chiude orgoglioso Daniele Campagnaro, dopo 6 anni di intenso lavoro di oltre 30 persone, 4 progetti con esperti di 3 diversi Atenei, circa 5.000 frutti minuziosamente e scientificamente analizzati siamo arrivati a definire un indice nuovo, unico e verificabile. Tutto ciò, attraverso una nuova tecnologia che utilizza un sistema di intelligenza artificiale, per cui abbiamo già presentato la richiesta di brevetto, che riesce a giustificare tecnicamente la promessa alla base del nostro nuovo prodotto. La soluzione è stata poi testata in vendita per due anni, con soddisfacenti risultati.

Abbiamo quindi costruito la strada che mancava! Il prossimo passo sarà quello di chiudere il cerchio presentando questo nuovo prodotto al mercato!”