NELLE MELE SIAMO UN PASSO AVANTI A TUTTI IN EUROPA MA IL SETTORE HA BISOGNO DEI NUOVI MERCATI

La produzione e la commercializzazione delle mele in Italia mostrano una stabilità di fondo. La mela italiana ha un mercato importante sia all’interno che all’estero. Il settore può essere considerato il più stabile tra tutti i comparti dell’ortofrutticoltura italiana. Il ricambio varietale sta giocando un ruolo importante nel mantenere la competitività del sistema. Il calo produttivo delle varietà classiche è compensato dalla crescita delle varietà più recenti come Gala, Fuji, Pink Lady e delle non poche altre varietà a Club.
Il settore non tiene solo nei territori vocati della montagna, dall’Alto Adige al Trentino al Piemonte, che indubbiamente rappresentano le quantità maggiori e le più elevate punte qualitative, ma ha tenuta anche in pianura, dove i produttori hanno puntato sulle varietà che possono dare maggiore reddito a partire dalle Gala. In tutte le zone dedicate, assistiamo ad un’attività dinamica e importante da parte delle aziende, che continuano a investire sulla mela.
Vero è che la coltura della mela cresce anche in altri Paesi, a partire dalla stessa Europa, ma c’è una differenza: l’Italia riesce a distinguersi con un prodotto di qualità e a farsi  riconoscere per questa caratteristica sui mercati internazionali. Non è un caso quindi che la mela sia il primo prodotto nella classifica della frutta italiana più esportata.
La sfida che abbiamo davanti è un’aggregazione del settore ancora maggiore per avere la forza di raggiungere i mercati più lontani con possibilità di successo. L’aggregazione della produzione è un fattore di competitività molto importante. La mela è il frutto italiano per il quale abbiamo già assistito ad un’integrazione dei produttori tale da non avere riscontro per nessun altro prodotto.
E’ vero che i competitor crescono. Vediamo la Polonia, che tra i Paesi europei ha raggiunto la leadership produttiva, ma dobbiamo considerare che circa la metà della produzione polacca è destinata all’industria di trasformazione. Vedo sinceramente il nostro Paese un passo davanti a tutti in Europa. Questo non ci deve assolutamente far cullare sugli allori, ma le notizie anche più recenti che provengono dalle aziende ci confermano che non è così. Per gli investimenti che si stanno facendo oggi, si può dunque prevedere che nel medio termine la produzione italiana non solo si manterrà competitiva ma potrà ambìre a nuovi risultati sulla ribalta internazionale a mano a mano che le autorità competenti concluderanno gli accordi bilaterali necessari per poter entrare in nuovi mercati.
In definitiva, ritengo che a livello globale la mela italiana si batta bene e possa ulteriormente rafforzarsi.
La fotografia della produzione europea nel 2020 mette l’Italia al secondo posto con 2 milioni 80 mila tonnellate, stabile rispetto al 2019, alle spalle della Polonia, con circa 3.400.000 tonnellate, e prima della Francia con circa 1.430.000 tonnellate, della Germania con 950 mila tonnellate e della Spagna con 460 mila. In generale tutti i Paesi europei, compresi quelli della regione Balcanica, registrano nel biennio 2019-2020 produzioni inferiori al loro potenziale. Ciò è dovuto a fattori diversi ma va tenuto presente un elemento che potrà determinare situazioni analoghe anche nei prossimi anni: il cambiamento climatico.
Fatta pari a 11 milioni la produzione europea, l’Italia ne rappresenta circa il 20%, ma è la qualità che fa e farà la differenza, così come l’organizzazione legata all’export. E qui l’Italia potrà continuare a svolgere un ruolo di primo piano nell’ambito della mela europea e mondiale.
Elisa Macchi
direttore CSO Italy – Ferrara