CORTE COSTITUZIONALE FRENA IL KM0, BACCINI (FEDAGRO): “NON SEMPRE GARANZIA DI SOSTENIBILITÀ”

“Ritengo che questa decisione della Corte Costituzionale possa rappresentare un esempio anche per le altre regioni e per tutta la realtà nazionale”.

A dichiararlo è il Presidente di Fedagro Firenze, nonché Vice Presidente Nazionale, Aurelio Baccini, sulla sentenza n. 31, pubblicata il 10 marzo 2021, della Corte Costituzionale nella quale è stata dichiarata l‘illegittimità costituzionale degli artt. 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 2019 n. 75 (Norme per incentivare l’introduzione dei prodotti a chilometro zero provenienti da filiera corta nelle mense scolastiche).

“La Giunta regionale – spiega Baccini – finanziava, infatti, progetti pilota presentati da soggetti appaltanti che nella refezione collettiva scolastica garantivano che la fornitura dei pasti nelle mense scolastiche doveva provenire, per almeno il 50 per cento, da prodotti a chilometro zero provenienti da filiera corta. Tale decisione, impugnata anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non avrebbe garantito il libero mercato e la concorrenza delle altre imprese italiane ed europee. Pur riconoscendo il valore dei prodotti di filiera a km 0, la semplice origine regionale non garantirebbe che gli stessi siano realmente a km 0 e che il loro trasporto abbia una minore incidenza negativa sull’ambiente.
Dare priorità a prodotti agricoli o trasformati entro i confini amministrativi della regione Toscana o che provengono da filiere produttive caratterizzate al massimo da un intermediario tra il produttore e la stazione appaltante, come definito dalla legge regionale, escluderebbe inoltre una parte considerevole degli attori della categoria che non commercializzano questi beni, creando delle vere e proprie situazioni di discriminazione e di disparità.
Per questi motivi è importante prendere spunto da quest’esperienza per rimodulare il dibattitto sui farmers markets e sui prodotti a km 0, i quali devono essere promossi allo stesso modo degli altri beni prodotti o commercializzati dagli altri attori dell’agroalimentare”.