CAROTE, CONSORZIO DI ISPICA VERSO IL RESIDUO ZERO

Riconosciuta Indicazione Geografica Protetta nel 2010, la Carota Novella di Ispica IGP, da disciplinare, viene raccolta e commercializzata tra il 1° febbraio e il 20 giugno. La certificazione è garantita da un Consorzio di Tutela che raggruppa otto soci produttori e sei soci produttori e confezionatori dell’areale vocato tra le province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta, in una zona caratterizzata da elevate temperature medie invernali e numerose ore di luce solare, oltre che da terreni tendenti al sabbioso, irrigati con acque ricche di minerali provenienti da pozzi artesiani, che con- feriscono alle carote sapidità e croccantezza.

Dallo scorso dicembre a dirigere il Consorzio, dopo dieci anni di presidenza di Carmelo Calabrese, è Massimo Pavan (nella foto). A lui abbiamo rivolto alcune domande.

Qual è la produzione media annuale della Carota Novella di Ispica IGP?

“Negli anni la produzione è cresciuta moltissimo, passando dalle 400 tonnellate certificate del 2011 alle 3.000 del 2019, con un incremento dell’87%. Nel 2020 abbiamo subìto una battuta d’arresto a causa di una grave alluvione nei giorni successivi alla semina. Il 25 ottobre del 2019, in appena tre ore, si sono abbattuti sulla zona ben 260 millimetri di pioggia, che hanno di fatto compromesso la produzione dello scorso anno, crollata a 2.450 tonnellate”.

Quali sono i mercati di riferimento della Carota Novella di Ispica IGP?

“Il nostro principale mercato è quello domestico, che si suddivide tra GDO, a cui è destinato l’80% del venduto, e canali tradizionali. Le esportazioni sono limitate perché oltre confine non c’è ancora grande interesse per il prodotto a marchio IGP. Al di fuori dell’Italia vige infatti scarsa consapevolezza rispetto alle denominazioni di origine europee. Al contrario, come produttori siamo costretti a subire la concorrenza di carote di scarso valore organolettico e nutritivo, provenienti da Olanda, Belgio e Germania. Si tratta di prodotto raccolto a ottobre e novembre, frigo conservato fino ad aprile o maggio, le cui vendite si sovrappongono alle nostre garantendo prezzi vantaggiosi ai retailer”.

Quali strategie commerciali dovrebbe seguire una realtà come la vostra per affrontare la GDO?

“Non ci sono strategie particolari, il nostro è un prodotto buono e di qualità che negli anni ha saputo conquistare un certo posizionamento. Il fatto di avere per regolamento una limitata finestra produttiva non è per noi una penalizzazione, al contrario alcuni distributori ne hanno recepito il valore aggiunto e colmato la mancanza a scaffale in alcuni mesi dell’anno inserendo altre proposte IGP, come ad esempio le Carote del Fucino. In generale il nostro obiettivo è far conoscere la carota di Ispica IGP al consumatore e sostenerne l’acquisto. È anche per questo che dallo scorso anno abbiamo intrapreso un progetto in collaborazione con l’Università del Piemonte per lo studio delle peculiarità organolettiche e nutrizionali che caratterizzano e diversificano le carote provenienti dall’areale di Indicazione Geografica Protetta rispetto alle altre. Attraverso i risultati dell’analisi saremo in grado di divulgare in modo più efficace le proprietà del prodotto e, soprattutto, potremo tutelarne meglio l’origine da possibili contraffazioni. Un’ipotesi che sembra sempre più reale poiché avallata dagli ingenti quantitativi importati ogni anno da Israele (Paese che ha lo stesso periodo di produzione di Ispica), privi di tracciabilità”.

Quali sono le attività intraprese per affrontare il futuro dell’IGP?

“Come Consorzio di tutela stiamo lavorando in più direzioni. Sul fronte mercato stiamo cercando di sfruttare il crescente interesse degli operatori della IV Gamma impegnandoci a modificare il regolamento e permettere l’utilizzo del marchio IGP anche sulle buste di insalata pronte, per una maggior distinguibilità del prodotto proposto a scaffale. Per quel che riguarda la produzione in campo stiamo studiando il metodo di coltivazione a residuo zero, ad oggi il miglior compromesso possibile tra sostenibilità ambientale ed economica. Infine, in tema di controlli abbiamo intrapreso una nuova collaborazione con SATA per le ispezioni sia nei centri di confezionamento che nei punti vendita nazionali. L’idea è di implementare verifiche più stringenti che premino i produttori più efficienti così da rafforzare il senso di responsabilità e di orgoglio nel produrre carote IGP e, al contempo, garantire una maggiore qualità al consumatore. Infine, da tre anni stiamo testando in campo delle nuove varietà di carote da poter inserire in futuro nel disciplinare per mantenerlo sempre aggiornato”.

Chiara Brandi

(fonte: Corriere Ortofrutticolo 1/2021)