DA AGEON NUOVA SOLUZIONE PER IL VERTICAL FARMING: TEST IN 3 REGIONI

Si sta testando in tre diverse regioni l’ultima soluzione di vertical farming offerta da Ageon Srl, azienda di Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo, specializzata dal 1994 in prodotti e servizi per le coltivazioni fuori suolo.
Si chiama Vertical Farming Radix. Il brevetto è della multinazionale statunitense SananBio e Ageon la distribuisce in esclusiva in Italia dall’anno scorso.

Mauro Biodo

“Si tratta di un sistema modulare – ci spiega Mauro Biodo (nella foto), general manager dell’azienda piemontese – espandibile sia in altezza che in orizzontale. Si parte da un singolo modulo di cinque piani per sei mq di base e si può arrivare, in altezza, fino a 20 piani senza limiti per la superficie. Le soluzioni, inoltre, possono variare da un livello di automazione minimo fino a comprendere anche la fase di impacchettamento del prodotto e robot che operano in autonomia nella serra”.

Ogni modulo ha un prezzo che parte dai 3.500 euro ma i prezzi vengono modulati anche in base alle dimensioni della serra. In pochi mesi dall’acquisizione della licenza di commercializzazione in Italia, sono già tre le aziende italiane di IV Gamma che hanno iniziato i test, rispettivamente in Campania, Puglia e Lombardia, su prodotti come insalate e basilico.

“Con la strategia europea Farm to Fork – sottolinea Biodo – lo sviluppo del vertical farming è diventato un passo obbligato se vogliamo produrre a ‘km zero’ con qualità e quantità elevate. È la soluzione che potrebbe anche ridare vita, ad esempio, alle aree industriali dismesse o depresse. Una delle caratteristiche principali di questa soluzione è l’elevata resa produttiva. Consideri che in 5mila mq di serra con 20 piani, si riescono a produrre dalle 6 dalle 8 tonnellate di insalate al giorno”.
L’investimento iniziale è importante, si parla di circa 40 milioni di euro per ettaro ma il rientro è garantito in 5-6 anni considerato che un ettaro fa circa 12 tonnellate di prodotto al giorno; che la qualità e la quantità del prodotto sono costanti nel tempo, che la qualità è di fascia premium, che il ciclo colturale è ridotto (per le insalate, ad esempio, a 35 giorni), che si consuma il 95% in meno di acqua, il 70-80% in meno di fertilizzanti. Senza considerare il minor consumo di suolo e l’eliminazione del rischio climatico per il produttore.
“La partita la vincerà chi, al termine del test, riuscirà a produrre qualità elevata e quantità costanti – afferma Biodo -. È una cosa difficilissima ma con questa tecnologia, è possibile. Solo in questo modo si potrà fare una concreta programmazione produttiva di IV Gamma”.
Ageon Srl, che ha iniziato a lavorare negli anni ‘90 quando in Italia non si sapeva neanche cosa fosse una coltivazione fuori suolo, importa i substrati di lana di roccia dalla Grodan, azienda canadese, leader mondiale nella produzione di substrati per la coltivazione in fuori suolo e idroponica. Mentre quelli in fibra di cocco vengono importati dallo Sri Lanka e dall’India.
Oltre alla linea ‘Radix’, l’altra soluzione offerta dall’azienda, sul mercato da una decina di anni, si chiama ‘Dry Hydroponics’ come il nome dell’azienda olandese che l’ha sviluppata (e di cui Ageon è rivenditore per l’Italia), che consiste in un sistema altamente industrializzato di floating con coltivazione su zattere galleggianti. “È un processo talmente industrializzato – chiosa Biodo – che per un ettaro di coltivazione di lattughe o basilico o qualsiasi altro ortaggio a cespo o a foglia, bastano due persone”.
Mariangela Latella