FONDI PSR, IL VENETO SOSTIENE L’IMPOSTAZIONE DI PATUANELLI

“La Regione del Veneto condivide pienamente l’impostazione data dal Ministro Patuanelli al riparto delle risorse del Programma di sviluppo rurale per il biennio di transizione 2021-2022”.

Lo afferma l’assessore all’agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner (nella foto), ribadendo il giudizio favorevole già espresso ieri in sede di Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni, insieme ad altri 14 colleghi, alla proposta di mediazione del Ministero sul riparto dei fondi per i PSR.

“Il documento ministeriale – spiega Caner –, infatti, individua le esigenze di finanziamento del PSR Nazionale e propone per il riparto dei fondi FEASR tra i PSR regionali una mediazione di assoluto buon senso tra le due posizioni emerse in seno alla Conferenza delle Regioni. Va infatti ricordato che la questione ha occupato i lavori della Commissione politiche agricole per più di cinque mesi, nel corso dei quali quindici tra Regioni e Province Autonome, nel tentativo di trovare un accordo complessivo, hanno formulato più ipotesi di rivisitazione dei criteri di riparto dei fondi per gli anni 2021 e 2022; fondi che ammontano a 3.910 milioni di euro e che sviluppano, con il cofinanziamento dello Stato e delle Regioni, a oltre 6.900 milioni di spesa pubblica. Le sei Regioni contrarie, invece, sulla base di una ardita interpretazione lessicale del termine “transizione”, pretenderebbero di continuare ad applicare l’accordo per il riparto tra Regioni delle risorse per lo Sviluppo rurale 2014-2020 approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome il 16 gennaio 2014”.

La proposta di Patuanelli prevede l’introduzione nel 2021 di un 30% di criteri oggettivi e il mantenimento del 70% dei parametri storici, per poi ribaltare le stesse percentuali nel 2022, ovvero un 70% di criteri oggettivi e un 30% di parametri storici.

“Questa modalità – prosegue Caner – premia ancora le sei Regioni “contestatrici”, in quanto il 2021 è quello che prevede una spesa pubblica complessivamente più elevata. Se si può capire che tali Regioni, molto avvantaggiate dal criterio ‘storico’ fondato su un regolamento comunitario già abrogato da oltre un decennio, tentino di accaparrarsi la maggior parte di risorse in gioco (oltre il 60%) essendo anche molto favorite dalla percentuale di cofinanziamento comunitaria più elevata, molto meno comprensibile è che per farlo attacchino il Ministero, peraltro dopo averlo a più riprese invocato come giudice super partes, che ha formulato una proposta di riparto sensata, pienamente in linea col dettato normativo, con i precedenti Accordi in seno alla Conferenza Stato Regioni e rispondente a tutte le esigenze in campo”.

“Il Ministero, infatti, ha ben compreso, come hanno anche rappresentato a più riprese le 15 Regioni – conclude Caner –, che il settore agricolo è quello più debole economicamente, rispetto agli altri settori, in tutto il Paese e che, proprio per questo motivo, non può essere la PAC, di cui lo sviluppo rurale è uno dei pilastri, lo strumento per il riequilibrio tra i diversi territori”.