AVOCADO IN CRISI NEGLI USA. I PRODUTTORI SI CONVERTONO VERSO ALTRE PRODUZIONI

Prezzi dell’avocado in calo del 13,5%. Questo è il polso del mercato secondo Index Fresh, azienda californiana specializzata nella commercializzazione del frutto esotico, sponsor della California Avocado Society, che ha messo a confronto i prezzi di febbraio 2020 con quelli del corrispondente mese del 2021, liquidati per una cassa d 11,3 kg.

L’alta volatilità dei prezzi per questo prodotto, il crescente problema della siccità, che ha fatto lievitare del 30% i costi dell’acqua, da un anno all’altro, stanno facendo ridurre progressivamente la produzione Usa per dedicarla a colture meno idrovore come uva da vino, melograno o limoni.

“Sono ancora colture di nicchia ma prevedo che le conversioni colturali alla ricerca di varietà che consentano il risparmio idrico, andranno in aumento”, afferma Giovanni Cavaletto, vicepresidente di Index Fresh Inc. nata come cooperativa di agrumi, poi privatizzata nel 1999 e oggi esclusivamente concentrata sul commercio di avocado che producono per il 65% in Messico, per il 20% in California e per la restante parte in Perù Cile e Colombia con una movimentazione annua di circa 7 milioni di casse da 11,3 kg di avocado pari a quasi 80mila tonnellate.

“Anche se tecnicamente non siamo più una cooperativa – precisa Cavaletto -, restiamo di proprietà di un certo numero di aziende a conduzione familiare californiane. Oggi, registriamo prezzi in aumento rispetto alla primavera scorsa, ossia all’inizio del Covid-19. La qualità è buona ma, per quanto riguarda la shelf life del prodotto messicano, è ancora breve mentre le produzioni californiane hanno calibri piccoli”.

Il cambio climatico è uno dei fattori che incide su questi aspetti che stanno portando gli Stati Uniti a ridurre la propria produzione. Il calo, tra il 2017 e il 2018 è stato di oltre 2mila tonnellate e sembra destinato a crescere anche a causa del cambio climatico.

“Abbiamo avuto sia nel 2018 che nel 2020, due forti ondate di calore che hanno avuto un impatto negativo sul raccolto – spiega Cavaletto -. Fortunatamente non abbiamo avuto problemi di gelate. Cresce, per contro, in maniera significativa il problema della siccità che sta facendo lievitare i costi dell’acqua. Tra il 2020 e il 2021 l’aumento di questo input è stato del 30% al punto che molti produttori stanno iniziando, da cinque anni, a convertire le proprie produzioni a berries oppure a colture permanenti come l’uva da vino o il melograno o limoni, soprattutto nella pianura costiera di Oxnard. Cercano varietà che hanno bisogno di meno acqua e anche di meno manodopera la cui carenza è un altro dei fattori critici alla produzione”.

Il problema della siccità è diventato così serio che nella contea di San Diego ha creato veri e propri disordini sociali e, nonostante la fornitura idrica sia di competenza dei distretti locali, in California oggi ci sono progetti idrici sia statali che federali finalizzati al risparmio idrico. Su scala locale, a titolo esemplificativo, la contea di Ventura sta discutendo di riduzioni dell’acqua del 30% rispetto allo scorso anno”.

Se i prezzi dell’avocado, a febbraio 2020, arrivavano a 52 dollari per una cassa da 11,3 kg, quest’anno il prezzo è sceso a 45 dollari, mentre il costo dell’acqua cresciuto del 30%. A San Diego, ad esempio, è arrivato a 1.600 dollari l’anno per piede acro che indica, nelle unità di misura statunitensi, il consumo idrico annuale pianificato di un’unità familiare suburbana.

Stiamo perdendo tra il 10 e il 15% dei guadagni. L’impatto del Covid poi ha avuto anche la sua parte. Soprattutto sulla richiesta di prodotto di categoria 2 destinato alla ristorazione, penalizzata dalla pandemia. In questo caso il prezzo è precipitato del 35% durante lo scorso marzo e non ha iniziato a risalire fino a marzo di quest’anno. Fortunatamente, sul fronte delle spedizioni, non abbiamo subito ritardi. Eravamo preoccupati per l’impatto della pandemia sulla manodopera e la possibilità di contagi. Sebbene molti lavoratori delle aziende agricole e dei capannoni siano stati contagiati dal virus, alcuni anche in modo grave, la forza lavoro è rimasta sufficientemente robusta in California, Messico e Perù. Questo ci ha consentito di non generare ritardi nelle forniture”.

Mariangela Latella