FRAGOLE, MUNIRA E KARIMA GLI ASSI NELLA MANICA DI AURORAFRUIT

“Aurora Munira” e “Aurora Karima”. Nel comparto fragole sono questi i nuovi cavalli di battaglia del Consorzio Piccoli Frutti, noto con il marchio Aurorafruit. Munira, che in arabo significa splendente, fa proprio del colore rosso brillante, luccicante, una delle sue caratteristiche principali.

La fragola Munira

La raccolta di questa prima vera annata, dopo i primi test commerciali lo scorso anno, è iniziata venerdì 2 aprile con grandi aspettative da parte del gruppo veronese, presieduto da Luciano Mattivi. “Si tratta di una varietà non rifiorente, ultra precoce, che ben si adatta agli areali veronesi. Si presta bene ad una doppia produzione primaverile: la prima ad aprile, la seconda a giugno. La raccolta avviene una volta alla settimana”, spiega Mattivi. “Questo fattore da un lato genera un grande vantaggio per i produttori in termini di gestione e riduzione dei costi, dall’altro favorisce l’ulteriore innalzamento del livello qualitativo del frutto che è in grado di maturare qualche giorno in più rispetto alla media. Il grado brix è così particolarmente elevato e le rese migliori”.

L’altro asso nella manica del consorzio scaligero è Karima, una fragola rifiorente dal colore rosso rubino, brillante, con caratteristiche simili a Munira.

La fragola Karima

Il Consorzio Piccoli Frutti prevede una produzione attorno ai 12 mila quintali di fragole, di cui il 70% è rappresentato proprio da queste due nuove varietà, per circa l’85% da Karima e per il restante 15% da Munira.

Alla produzione primaverile si affianca quella autunnale in particolare con Munira ma anche con Karima, sostiene Mattivi. “La finestra di autunno, ci consente di entrare in un periodo dove l’offerta in generale è più scarsa e quindi con buone possibilità dal punto di vista commerciale”.

Luciano Mattivi

Il gruppo veronese ha investito una quindicina di ettari in Trentino e una decina nel Veronese.

“La fragola veronese trova un buon spazio e si distingue dai competitor, per un livello qualitativo superiore rispetto per esempio a quella spagnola o marocchina – conclude Mattivi – Siamo fiduciosi per le vendite sul mercato tedesco, dove viene commercializzata la maggior parte dei volumi, oltre alla GDO italiana”.

Emanuele Zanini