PIANA DEL SELE, ALTAMURA LANCIA L’SOS: “MARGINI AZZERATI PER LA IV GAMMA”

Praticamente azzerati i margini del produttore italiano di IV Gamma a seguito della crisi pandemica; in calo del 20% quelli derivati dall’export.
Verifichiamo questi dati nella Piana del Sele parlandone con Alfonso Altamura (nella foto), presidente dell’omonima OP, in un’intervista esclusiva per Fresh Cut News.
 
– Il Covid è passato sui margini di guadagno dei produttori di IV Gamma come una falciatrice su un campo di baby leaf. Come commenta la situazione?
“I margini si sono ridotti per due motivi principali. Se parliamo di GDO italiana, qui si cerca sempre di abbassare i prezzi erodendo proprio il guadagno del produttore. In questo senso, diciamoci la verità, siamo arrivati all’osso. Nel senso che la marginalità della IV Gamma, di un prodotto ad alto valore aggiunto, al momento in Italia non c’è. l secondo motivo è il calo eccezionale dei fatturati a causa del Covid che solo adesso, un po’ alla volta, stanno rientrando nella normalità. Peccato però che il periodo della ripresa per la IV Gamma, da gennaio ad aprile 2021, coincida con quello dell’aumento dei costi di praticamente tutti gli input”.
– Quali?
“Il ferro, ad esempio, con cui si fanno le strutture delle serre è aumentato del 40%; sono in crescita anche tutti i prodotti della chimica come i concimi, che seguono l’andamento, in ascesa, del prezzo del petrolio; la plastica, che usiamo, ad esempio per le coperture delle serre, è aumentata del 35%. Se prima si pagava tre euro al chilo adesso ci vuole un euro in più per ogni chilo di plastica. In genere aumenta il costo di tutte le materie prime e, ciliegina sulla torta, anche quello della logistica”.
 
– Meno male che la plastic tax è stata prorogata al 2022!
“Guardi, se si potesse sostituire, preferirei la plastic tax al costo degli input. Ce la vede lei una tassa al 35%?”.
– Qual è lo scenario di mercato che il settore adesso dovrà affrontare?
“La competizione nazionale, oltre a quella internazionale, dal momento che i volumi di IV Gamma prodotta in Italia sono cresciuti del 45%. Questo appesantisce molto un mercato già saturo”.
– Quanto incide  sull’erosione dei margini del produttore il ricorso alle promozioni in GDO?
“In modo determinante. Per lo meno in Italia. In Europa è diverso. Per questo io lavoro pochissimo sul mercato nazionale. Il 90% del fatturato lo realizzo con l’export verso tutta l’Europa. Eccettuati Spagna, Portogallo e Grecia, andiamo dai Paesi Scandinavi fino a quelli dell’Est, come la Polonia dove la IV Gamma sta crescendo moltissimo e dove, da novembre ad aprile, ben sei mesi, c’è solo prodotto estero. Lì noi esportiamo materia prima che viene lavorata in loco. Ci sono già tre grandi trasformatori in quel mercato e noi lavoriamo con tutti e tre”.
– Chi l’avrebbe mai detto che i Paesi dell’Est avrebbero garantito alla IV Gamma margini migliori dell’Italia, dove fino a qualche lustro fa, si parlava di ‘golden age’?
“A differenza degli italiani, prima di chiederci a quanto vendiamo il prodotto, i distributori esteri si assicurano della qualità, degli standard produttivi, fanno ispezioni. In Italia tutto questo avviene al contrario. All’estero, se segnaliamo aumenti dei costi, loro sono disposti a venirci incontro. Magari poi dividono il rincaro a metà tra il prezzo finale e i propri margini ma non funziona assolutamente come in Italia. Qui siamo arrivati con i margini quasi a zero”.
– Un’affermazione pesante.
“Se non fosse vero non avrei smesso di rifornire tutti i più grandi operatori del Paese e non mi sarei concentrato sul mercato estero dove vendo sia prodotti di IV che di I Gamma”.
– La soluzione dunque è esportare?
“Guardi, ognuno trova la soluzione che più gli si addice. È ovvio che se io sono un fornitore importante della GDO italiana, posso anche stare bene così e non ho bisogno di guardarmi intorno. Ma vedrà che quest’anno, sta per venire un altro nodo al pettine. Quello delle serre. Ogni anno le serre aumentano, vengono modificate, ammodernate. Di sicuro, quest’anno queste attività si fermeranno o, perlomeno, rallenteranno tantissimo. Chi ha, oggi, la liquidità per investire in nuovi impianti serricoli che costano, se va bene, 40 mila euro per ettaro?”.
– I dati Nielsen dicono che stiamo andando incontro alla ripresa del settore in Italia. Qual è il suo commento?
“Non credo ci possa essere una grande ripresa, a meno che non arrivi qualche innovazione rivoluzionaria, di prodotto o di processo, che ti permetta magari di risparmiare sui costi. Quello delle insalate in busta, in Italia, è un mercato saturo”.
– Quali sono le parole chiave del futuro?
“Qualità e ambiente. Abbiamo già un impianto fotovoltaico che produce 650 kW di energia rinnovabile. Stiamo sostituendo le vecchie macchine agricole, soprattutto le raccoglitrici, con macchine elettriche. Con i trattori siamo passati da quelli Euro 3 a quelli Euro 6. Abbiamo un impianto di micro-irrigazione e irrigazione a goccia che ci permette di ottimizzare l’uso della risorsa irrigua. Stiamo sostituendo le plastiche delle coperture, che di norma vanno cambiate ogni 3-5 anni, con teli più resistenti per fare meno inquinamento”.
Mariangela Latella