DANNI DA GELO, IL COMMISSARIO UE RISPONDE AD AREFLH: “ALLO STUDIO AIUTI AGLI AGRICOLTORI”

In merito ai devastanti danni causati dal gelo lo scorso aprile, AREFLH nelle scorse settimane aveva chiesto aiuto e sostegno all’Unione Europea (leggi news). L’associazione europea delle Regioni, presieduta da Simona Caselli aveva avanzato una richiesta di intervento al commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, chiedendo una reazione istituzionale ai danni gravissimi subiti dal settore ortofrutticolo dopo la gelata avvenuta ad inizio aprile.

La reazione c’è stata e il commissario UE ha risposto ad Areflh, ringraziando l’associazione per le proposte tecniche avanzate su cui l’Unione Europa sta effettuando le dovute valutazioni in merito, pur ammttendo che al momento la riserva di crisi non è attuabile.

Riportiamo qui sotto la lettera (tradotta in italiano) inviata da Wojciechowski a Simona Caselli.

La lettera di Wojciechowski

Cara signora Caselli

Grazie per la lettera ricevuta il 7 maggio 2021 che ha presentato alcune misure di soccorso per mitigare i danni causati dalle gelate in tutta Europa nell’aprile 2021. Lei richiama inoltre la nostra attenzione sulla necessità di attivare la riserva per la crisi nel settore agricolo, come definito all’articolo 25 del regolamento (UE) n. 1306/2013 a causa dell’entità e della portata geografica dei danni.

Riconosco la difficile situazione del settore ortofrutticolo, insieme al settore vitivinicolo. In primo luogo, vi assicuro che la Commissione comprende appieno e condivide le vostre preoccupazioni, poiché i settori sono stati colpiti nel momento peggiore durante il periodo in cui ciò ha indubbiamente un impatto sulla produzione agricola.

Per quanto riguarda la vostra richiesta di attivazione della riserva per le crisi, consentitemi di ricordare che la “riserva di crisi” è volta a fornire finanziamenti aggiuntivi del FEAGA per far fronte a perturbazioni del mercato impreviste ed eccezionali, ma solo nei casi in cui non siano disponibili altri finanziamenti del FEAGA. Inoltre, attivare la riserva di crisi significa ridurre i pagamenti diretti degli agricoltori in tutta l’Unione europea e sarebbe quindi dannoso per il sostegno ricevuto dagli agricoltori.

Tenendo conto del fatto che le attuali difficoltà nei settori in questione sono anche il risultato della crisi Covid, la Commissione ha già lavorato molto intensamente e continuerà a sostenere i produttori agricoli in futuro e, se necessario e opportuno, proporrà modifiche all’attuale quadro legislativo.

Vorrei esprimere il mio apprezzamento per il lavoro svolto dall’Assemblea delle regioni orticole europee (AREFLH) che ha portato a proposte giuridiche ben formulate – misure di “difesa attiva” e misure di “difesa passiva” – e vorrei rassicurarvi sul fatto che la Commissione sta attualmente studiando varie possibilità per allineare gli atti legislativi per aiutare gli agricoltori e i produttori in questo senso.

Per concludere, vorrei sottolineare che la Commissione è fermamente impegnata a trovare il modo di aiutare i settori a rimanere competitivi.

Cordiali saluti,

Janusz Wojciechowski

Il commento di Simona Caselli

Alla lettera inviata dal commissario UE Wojciechowski ha replicato soddisfatta Simona Caselli: “Sono molto soddisfatta che le proposte avanzate da AREFLH per un miglioramento del quadro normativo in materia di difesa attiva e passiva siano state definite “ben formulate” e siano state prese nella dovuta considerazione: dimostra che il lavoro fatto dal collegio delle Regioni con quello dei Produttori, cui contribuiscono sempre con grande competenza anche le AOP italiane, è tecnicamente valido e costruttivo.

Continueremo quindi a mantenere il contatto con l’Unità Ortofrutta della DG AGRI UE per sostenere l’accoglimento delle modifiche normative proposte da AREFLH.

In merito alla “riserva di crisi” credo che nella prossima PAC sia necessario uscire dall’ipocrisia. L’attuale riserva di crisi prevede un accantonamento annuale a valere sulle risorse del 1° pilastro (FEAGA); se la riserva non viene utilizzata i fondi ritornano a disposizione dei pagamenti diretti della PAC. Si genera quindi la situazione paradossale per cui sono gli stessi agricoltori che (nella loro generalità) preferiscono non attivarla per preservare i pagamenti diretti a tutti, mentre la riserva di crisi arriverebbe solo ai danneggiati.

E’ bene quindi che questo meccanismo sia chiaro anche ai nostri agricoltori, perché solo così (e non agitando la UE come facile capro espiatorio, senza spiegare nulla) possiamo migliorare le cose cambiando le norme.

Nelle attuali condizioni normative, quindi, la “riserva di crisi” esiste sulla carta, ma non si riesce mai ad attivarla nella pratica (infatti non è accaduto nemmeno con una pandemia mondiale come il Covid) per cui è come non averla.

Sarebbe ora di prendere atto della situazione ed apportare delle modifiche ai regolamenti.

Nei Triloghi della nuova PAC, in corso in queste settimane, esiste una proposta di modifica avanzata dal Parlamento, per rendere più facilmente attivabile lo strumento. Personalmente auspico che si vada in quella direzione, ma credo che solo alimentando la riserva con fondi che vengano da un’altra voce del bilancio comunitario si potranno superare i problemi, perché se la fonte resta il FEAGA si riproporrà il paradosso vissuto finora”.