DIBATTITO SUL BIODINAMICO, LE POSIZIONI DI MERCURI, GIANSANTI E SCANAVINO

Continua il dibattito sull’agricoltura biodinamica e sulla tanto discussa approvazione delle legge sul biologico.

Adn Kronos ha sentito le differenti posizioni in materia da parte di Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative agroalimentari, Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, e Dino Scanavino, presidente di Cia.

Giorgio Mercuri

Mercuri: “Migliaia di aziende attendono le norme. Sul biodinamico c’è tempo”

“La crescita del biologico nel nostro Paese non si può permettere il lusso di attendere ancora, tenendo conto che la normativa sulla biodinamica recepisce la normativa europea. Abbiamo avuto due anni per dire la nostra,non è possibile che ce ne accorgiamo in dirittura di arrivo…”. È questa l’opinione di Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative agroalimentari, interpellato dall’Adnkronos in merito al ddl sull’agricoltura biologica nel cui ambito l’agricoltura biodinamica viene equiparata albiologico. “Per quanto ci riguarda bisogna portare a termine la legge tenendo conto che le pratiche biodinamiche, fin quando non c’è una norma che le vieta o le ritiene non scientificamente provate, si applicano e dunque sono riconosciute” e, aggiunge Mercuri, “nella legge viene ritenuta valida la certificazione sul biologico”.

Quanto alle preoccupazioni emerse nel settore, “dopo che la legge sarà approvata” ritiene l’imprenditore agricolo “possono venir fuori nuovi atti legislativi per definire il biodinamico, e ben vengano, per definire scientificamente se questa pratiche portano o meno migliorie”. Questo tema può riguardare “un’attività di ricerca ma richiede anni se la togliamo dal ddl non rispondiamo alladirettiva europea. Bisogna andare avanti, non fermiamo la legge perché significherebbe danneggiare migliaia di aziende che stanno aspettando da troppo tempo”.

Massimiliano Giansanti

Giansanti: “Lo Stato non destini risorse al biodinamico, non ha nulla di scientifico”

Equiparare a modelli scientifici un modello che non ha nulla di scientifico per noi non è possibile. Non possiamo permettercelo. Chi vuol fare biodinamico o vuole comprarlo è libero di farlo, ma lo Stato non può destinare risorse economiche ad attività produttive che non hanno nulla di scientifico”. E’ netta la posizione di Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in un faccia a faccia con l’Adnkronos in merito all’agricoltura biodinamica attualmente al centro di un dibattito parlamentare per il suo inserimento in un ddl sul biologico.”I modelli produttivi devono necessariamente essere normati secondo evidenze scientifiche che possono essere validate e dimostrate negli atti. -spiega Giansanti -Prendere a riferimento ciò che di scientifico non ha nulla e che è legato a un brevetto privato credo che non vada nella giusta direzione”. Al contrario, per Giansanti, “ilbiologico ha dimostrato di avere evidenze scientifiche rilevanti tantoche nella legge viene protetto e normato il regolamento che ruota intorno al biologico e vengono date risorse economiche, altrettanto viene supportata l’agricoltura tradizionale (le pratiche utilizzate dagli agricoltori)”.

Dino Scanavino

Scanavino: “Per il biodinamico serve una certificazione diversa”

“Noi non diamo una valutazione sulla validità dell’agricoltura biodinamica, rileviamo una incongruenza normativa sulla certificazione del processo della biodinamica che non può essere equiparata a quella biologica”. Lo ha detto il presidente di Cia Dino Scanavino a proposito del dibattito sull’agricoltura biodinamica nell’ambito del ddl sul biologico. “Non ci interessa schierarci con la senatrice Elena Cattaneo – precisa – ma con l’equiparazione nasce un problema in merito alle implicazioni tecniche e alle possibili controversie che potrebbero nascere a livello interpretativo”. “Riteniamo dunque – aggiunge Scanavino – che l’agricoltura biodinamica andrebbe considerata in modo distinto dalla biologica e avere un diverso livello di certificazione perché oggi si appoggia su quella biologica ma ha una certificazione di tipo aziendale, quindi viene certificato un marchio e non un processo”. La Cia, in sostanza, ha sollevato “alcuni rilievi che sono stati confortati anche da pareri della comunità scientifica rispetto ad una incongruenza di carattere tecnico” aggiunge Scanavino, “se poi lo Stato vuole finanziare e riconoscere l’agricoltura biodinamica con un ente pubblico che la certifica ha titolo ad esserci”. “Noi siamo favorevoli allo spirito della legge sull’agricoltura biologica ma abbiamo chiesto ai parlamentari di verificare se durante l’iter di approvazione definitiva sia possibile sciogliere questo nodo” conclude Scanavino.