PER LE PERE CONTINUA IL CALVARIO TRA GELO E BUROCRAZIA: VOLUMI A PICCO, PERDITE PER 345 MILIONI

Le gelate tardive di questa primavera rischiano di mettere una pietra tombale sulla stagione delle pere italiane.

Le stime parlano di una perdita di volumi del 70%, con quantità che raggiungeranno a fatica le 200 mila tonnellate contro un potenziale produttivo annuo di 700 mila tons. Il freddo fuori stagione di inizio aprile è stata solo la punta dell’iceberg di una situazione a dir poco drammatica, influenzata anche da maculatura bruna e cimice asiatica. Si stima che le perdite per i produttori possano toccare i 345 milioni di euro, come riporta un articolo del Sole 24Ore, di cui 244 milioni solo in Emilia Romagna, prima Regione produttiva italiana.

A lanciare l’allarme è l’Alleanza delle Cooperative che già aveva calcolato danni per 860 milioni di euro per le drupacee (pesche, albicocche, ciliegie, susine). Ora con le pere il conto supera il miliardo.

L’altro effetto negativo è la presenza sui banchi dell’ortofrutta di pere estere, spesso extra UE, su cui non si applicano i rigidi controlli sanitari comunitari. Il Sole 24Ore ricorda come lo scorso anno, per esempio, su 90 mila tons di pere importate, circa 40 mila provenivano dal Cile e dall’Argentina, il resto da Spagna, Olanda e Belgio.

Davide Vernocchi

E sotto l’aspetto della burocrazia le cose non vanno meglio. Anzi. “A giugno dell’anno scorso abbiamo ottenuto dal ministero dell’Ambiente l’autorizzazione triennale a liberare nei frutteti le vespe samurai, unica vero rimedio contro la cimice asiatica”, sottolinea al Sole Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo di Alleanza delle cooperative. “Dieci giorni fa attendavamo l’ok automatico a procedere anche quest’anno, solo che ora il titolare dell’autorizzazione è diventato il ministero della Transizione ecologica e il passaggio delle carte non è ancora avvenuto”.

Giorgio Mercuri

Un intoppo all’italiana che non va già nemmeno a Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative agroalimentari: “Le cimici non aspettano i ritardi della burocrazia”, ha scritto Mercuri che ha inviato una lettera la ministro Roberto Cingolani, titolare del nuovo dicastero. Lettere simili sono arrivate a Roma pure dalle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, oltre che dalle province di Trento e Bolzano. I tecnici della Transizione ecologica, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, affermano che “le carte saranno pronte a giorni”, anche se il momento giusto per lanciare le vespine era la scorsa settimana. “La cimice è già nei campi – conclude Vernocchi. Potrebbe già essere troppo tardi”.

(fonte: Il Sole 24 Ore)