ASPARAGI, IL FUTURO PASSA DA VALORIZZAZIONE E INNOVAZIONE. IL PUNTO DEL SETTORE A MACFRUT

La carenza di manodopera, essenziale soprattutto in fase di raccolta che di confezionamento, per la coltivazione dell’asparago, rende la corsa alla redditività sul mercato di questa filiera, sempre più ardua su scala globale, perlomeno fino a quando si svilupperà un livello di innovazione hi-tech del settore in grado di sostituire in maniera sostenibile il lavoro dei braccianti che, specie nella fase di raccolta è molto duro.
“Alcuni tra i più grandi produttori quali il Perù, la Cina e il Messico, per il momento stanno parzialmente optando per soluzioni quali la conversione a colture più redditizie quali il mango e l’avocado”, ha spiegato Christian Befve massimo esperto mondiale che gestisce la consulenza del 30% della produzione del pianeta e che ha ideato l’International Asparagus Day. La quarta edizione della kermesse, in programma dal 7 al 9 settembre prossimi a Rimini Fiera, si svolgerà per la prima volta nell’ambito del Macfrut. Questa mattina la presentazione dell’evento.
“Sono anche in crescita le superfici coltivate a Bio – prosegue Befve – che attualmente rappresentano poco meno del 10% di tutti gli impianti di produzione del pianeta e sono concentrate soprattutto nei Paesi principali consumatori quali l’Europa, gli USA e il Giappone. La certificazione Bio, infatti, permette ai produttori di compensare il sovra costo della manodopera”.

Christian Befve

I quattro obiettivi della prossima edizione dell’International Asparagus Day sono, a tal proposito, quelli di valorizzare la produzione, promuovere la commercializzazione, incentivare i consumi e favorire l’applicazione di innovazioni tecnologiche.
“In Italia – afferma Luciano Trentini, esperto del settore e co-ideatore, insieme a Befve, dell’International Asparagus Day – la produzione di quest’anno è stimata in calo del 10% rispetto all’anno scorso. Abbiamo sei poli produttivi lungo la Penisola tra Puglia, Friuli-Venezia-Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania, che complessivamente occupano circa di 9.500 ettari. Il calo dei volumi, previsto per il 2021 è dovuto soprattutto alla gelata del 27 aprile che ha compromesso gran parte della produzione”.
Il processo di valorizzazione in Italia è già partito con la costituzione di cinque prodotti certificati tra DOP e IGP. E prosegue anche attraverso iniziative quali l’International Asparagus Days che quest’anno per la prima volta, si terrà in concomitanza del Macfrut.
“L’evento – spiega Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiere e patron del Macfrut che, dopo l’emergenza pandemica, ritornerà a svolgersi negli stessi giorni di settembre – sarà suddiviso in quattro momenti che vanno dai padiglioni dedicati all’esposizione, con la possibilità di stand preallestiti, ai convegni e workshop, alle dimostrazioni in campo e alle visite tecniche sia in fiera che nei campi di Rovigo e Rosolina. La fiera in presenza sarà abbinata anche ad un’evento virtuale nella ormai consueta formula del ‘phigital’ con una vetrina online ricompresa nel pacchetto espositivo.
Secondo i dati diffusi questa mattina dagli organizzatori dell’evento “quella dell’asparago è una coltivazione che mantiene un trend positivo sotto il profilo commerciale visto l’andamento crescente della domanda da parte dei consumatori per tutte le tipologie di asparagi: verdi, bianchi e violetti. Risulta in aumento anche la domanda di asparagi verdi per il mercato estero, meglio se biologici. Gli investimenti nell’ultimo biennio, soprattutto nel Sud dell’Italia, hanno subito una flessione già a partire dal 2019, protrattasi anche nel 2020 poiché aggravata dai problemi commerciali connessi alla pandemia da Covid. La motivazione del calo delle superfici investite ad asparago nel Sud Italia trova una motivazione legata sia per aspetti agronomici (tecniche colturali e scelta delle varietà), sia ambientali (andamento climatico negativo caratterizzato da primavere siccitose e frequenti gelate), che hanno avuto ripercussioni negative sul reddito delle imprese”.

Anche per questa campagna 2021 la situazione, soprattutto in Puglia, è difficile. Gli abbassamenti termici e le abbondanti piogge stanno, come nell’annata precedente, nuovamente ritardando la raccolta, compromettendo ancora una volta le rese produttive. Al momento, per carenza di prodotto i prezzi di mercato sono buoni ma si teme un abbassamento dei prezzi di mercato se si verificherà la temuta concentrazione di produzione fra gli areali produttivi del Nord e del Sud Italia per effetto degli andamenti climatici avversi, in analogia al 2021 quando le gelate tardive colpirono duramente.

Nel 2020 la pandemia ha comportato la chiusura di bar ristoranti e mense (Horeca e ristorazione) e questo ha contribuito a ridurre il consumo di asparagi non solo freschi, ma anche conservati e surgelati. Solo la commercializzazione verso la Gdo e l’export hanno consentito vendite pressoché normali. Sempre nel 2020 la difficoltà di reperire la manodopera ha avuto un peso notevole sulle decisioni degli agricoltori di ridurre gli investimenti ed anche sulla decisione di abbandonare la raccolta in impianti giovani.

“In Italia quest’anno – fanno sapere dalla fiera – la superficie in produzione è stimata in circa 9.500/9.800 ettari. A questi bisogna aggiungere circa 1000 ettari di giovani impianti che attendono di entrare in produzione. Gli asparagi bianchi che rappresentano poco meno del 20% dell’intera superficie nazionale, sono presenti solo in due regioni italiane più precisamente in Veneto ed in Friuli Venezia Giulia. Gli asparagi viola (il più conosciuto è il Violetto d’Albenga) sono coltivati quasi esclusivamente in Liguria”.

A trainare la produzione nazionale sono sempre gli asparagi verdi di Puglia che oggi rappresentano ancora livelli produttivi superiori ai 5.000 ettari, in Veneto si coltivano circa 2000 ha di asparagi verdi e bianchi (70%). In Emilia-Romagna (circa 750 ettari) e in Lazio (500 ettari). In Campania la coltura interessa oltre 400 ettari di asparagi verdi coltivati prevalentemente in serra. In Friuli Venezia Giulia si coltivano circa 200 ettari dei quali il 70 % bianchi. Si può affermare che per questa campagna 2021, la superficie a livello nazionale rispetto al 2020 è diminuita di circa un 10%. La riduzione più marcata si è verificata al sud dove il calo è stimato molto vicino al 15%. Stabile invece la produzione nelle regioni minori ed in Campania e nel Nord, dove si ha qualche nuovo investimento. In leggero aumento la produzione di asparagi precoci riscaldati o con acque geotermiche come il Veneto, in Friuli Venezia Giulia e nel Lazio, ma vi sono prove in atto che prevedono di impiegare acque riscaldate da energie rinnovabili o come nel caso di un recentissimo e nuovo impianto, che utilizza come fonte energetica la energia elettrica.

Per quanto riguarda i dati del mercato mondiale, gli organizzatori dell’evento segnalano “buone prospettive di mercato a livello mondiale per l’asparago. Dopo una fase di sovrapproduzione negli anni 2000 dovuta allo sforamento dei 300.000 ettari coltivati, è scesa per attestarsi oggi intorno ai 215.000 ettari, non sufficienti per coprire la richiesta mondiale di asparagi bianchi e verdi”.

Secondo le proiezioni per soddisfare il fabbisogno mondiale di asparagi serve una superficie coltivata che si aggira fra i 270.000 ed i 280.000 ettari di superficie.

In ambito mondiale il maggiore produttore è la Cina con una superficie di 93mila ettari, seguito dal Messico con 29mila e il Perù con 22mila.

Mariangela Latella