PERE, IN EUROPA LA PRODUZIONE PRECIPITA. L’ITALIA ARRANCA SULL’EXPORT

Precipita la produzione di pere europee con picchi al ribasso fino al 50% della Francia, secondo le previsioni produttive di Interpera.

È quanto è emerso nel corso del congresso internazionale della pera tenutosi questa mattina in web meeting e organizzato da Areflh.
Secondo i dati previsionali di Interpera, i volumi del 2021 sono in calo in maniera quasi generalizzata. -30% Belgio e Paesi Bassi, -50% Francia, -3% Spagna e sono in calo, anche se non definite numericamente, anche le produzioni italiane.
In controtendenza il Portogallo dove il settore pere quest’anno decolla con un boom di volumi atteso del 56% in più rispetto all’ultimo anno.
Alla base del calo produttivo che ha riguardato la quasi totalità dei Paesi produttori europei, ci sono le gelate primaverili e un giugno fresco che hanno, complessivamente, determinato un problema di cascola e riduzione forte dei volumi oltre che ritardi produttivi che sono arrivati fino a 15/20 giorni come nel caso del Belgio dove l’inizio della raccolta, per quest’anno è stimata all’inizio di settembre anziché ai primi di agosto.
In Italia, nonostante i tempi non siano ancora maturi per fare previsioni è stimato un calo produttivo (non ancora quantificato) ed un ritardo di circa una settimana. Ritardo che potrebbe rientrare in base all’andamento delle temperature estive nei mesi di luglio e agosto.
Pur in presenza di una riduzione di offerta, la qualità attesa è buona con una tendenza ai piccoli calibri in Portogallo per la Pera Rocha che sta conquistando sempre più, negli ultimi 3-4 anni, il mercato tedesco e spagnolo dove l’Italia invece sta perdendo terreno per mancanza di prodotto. Le previsioni di Interpera disegnano il quadro della campagna delle pere estive come la Williams. Per le pere invernali la situazione potrebbe essere diversa.
“Per capire l’evolversi del mercato – ha detto Elisa Macchi, direttrice di CSO Italy – molto dipenderà dalla gestione del prodotto”.
Secondo i dati di CSO Italy sull’import export, se sul mercato globale si producono in maniera piuttosto stabile, circa 7,5 milioni di tonnellate di prodotto (al netto della Cina che fa volare la produzione mondiale a 25 milioni di tonnellate commercializzate prevalentemente sul mercato interno); il mercato dell’export globale ne commercializza circa 2,3 milioni (sempre al netto della Cina).
L’export UE rappresenta il 44% delle esportazioni globali con Paesi Bassi e Belgio tra i principali Paesi esportatori.
“Secondo l’elaborazione di CSO su dati Eurostat – precisa Macchi – è in crescita l’export dei Paesi Bassi che passa dal 26 al 31% della quota di export, cresce anche l’export portoghese (dal 4 all’8% della quota di mercato) e polacco (dal 2 al 6%) anche se si tratta di volumi bassi. In calo le esportazioni spagnole (dal 18 all’11% della quota di mercato) e italiane (dal 17 al 12%). Stabile il Belgio sulla quota di export del 25%.
Le importazioni all’interno del mercato europeo rappresentano i 2/3 del totale con l’Italia che dal 2018 ha visto il raddoppio dei volumi importati da circa 30mila a oltre 60mila tonnellate”.
Le esportazioni europee verso Paesi Terzi rappresentano il 25% del totale con aumento dei volumi nelle destinazioni rispettivamente di Brasile (e in genere Sudamerica), il Marocco (principale importatore africano) e, per l’aria centro asiatica e mediorientale, il Kazakhstan, Israele, Cina e Arabia Saudita.
Per quanto riguarda il mercato di importazione europeo, il 2020 registra un segno negativo a causa della Brexit, con un calo che va da circa 1 milione di tonnellate importate nei Paesi UE a circa 800mila.

In calo l’import dalla Germania (da 180mila a 160mila) soprattutto per l’attività di export italiano che su quel mercato ha perso la metà dei volumi venduti passando, in due anni, da circa 160mila a 80mila tonnellate. “Abbiamo perso competitività – afferma Marco Salvi, presidente di Fruit Imprese – anche per il calo delle rese e per la scarsa vivacità sul fronte della ricerca che non aiuta il lancio dei consumi e la segmentazione di mercato. Oltre alla Germania esportiamo anche in Francia e Austria. Il principale mercato extra UE era la Libia, ma a causa dell’instabilità politica è passato da 5mila tonnellate a poco più di mille. A causa della mancanza dei volumi degli ultimi due anni, una crisi che si sta strutturalizzando con previsioni di serie perdite di prodotto anche pet quest’anno, siamo costretti ad importare non più solo a completamento dell’offerta dall’emisfero sud ma proprio per sopperire aigap produttivi”.

In calo le importazioni extra UE ma sono in aumento quelle dalla Turchia.
Mariangela Latella