RINCARI DI MATERIE PRIME E LOGISTICA, “SERVE UN CAMBIO DI PASSO”

Il rincaro dei costi di materie prime, semilavorati e logistica, e le sue inevitabili e gravose conseguenze sul settore produttivo, comparto dell’ortofrutta e della sua filiera compreso, sono stati al centro dell’incontro online voluto e organizzato da CSO Italy.

Introdotto e moderato dal presidente Paolo Bruni, l’incontro ha visto la partecipazione, in qualità di relatore principale, dal cui intervento si è dipanata l’intera tavola rotonda successiva, del professore ordinario di Politica Economica dell’Università di Ferrara Massimiliano Mazzanti che, dati alla mano, ha parlato di transizione ecologica e Green Deal e di come l’Italia si stia muovendo all’interno di questi scenari. L’esperto di geopolitica ha fatto riferimento ad un’importante criticità dell’Italia, quella della “spesa pubblica e privata in ricerca e sviluppo ancora deficitaria”, ma ha mostrato una visione ottimistica della situazione: “L’Italia è un Paese di luci e ombre, ma molto spesso ci buttiamo giù perché non guardiamo i dati. In Italia ci sono ottime politiche di ‘eco-innovazione’: ci collochiamo bene, vicino ai ‘soliti leader’, Paesi Scandinavi e Germania”.
“L’Italia e gran parte dell’Europa – ha precisato Mazzanti – nella pandemia hanno riscoperto e dato maggiore importanza al Green Deal. E dal lato monetario i dati sono rassicuranti: la Banca Centrale Europea accompagnerà la ripresa”.
Bruni ha dunque dato la parola agli altri speaker, tutti rappresentanti di realtà imprenditoriali importanti della filiera e della produzione ortofrutticola e alimentare.
Ha iniziato Roberto Graziani, titolare Graziani Packaging, che non si è mostrato ottimista quanto il relatore che l’ha preceduto: “Il mondo, da sei mesi a questa parte, sta viaggiando a tre velocità molto diverse: la Cina viaggia ad una crescita del PIL del 9%; gli Stati Uniti del 6%; l’Europa del 4,5% o meno. Il problema è che attualmente tutti stiamo pagando le materie prime, i semilavorati e i costi della logistica come se stessimo viaggiando alla stessa velocità della Cina!” “In che modo – si è chiesto Graziani, senza nascondere preoccupazione – potremo continuare a far fronte a tutto questo?”.
Riccardo Martini, amministratore delegato DCS Tramaco, si è mostrato in linea col pensiero di Roberto Graziani e ha parlato di “note di ottimismo che si basano su dati macroeconomici non facilmente applicabili allo specifico settore in cui si muove gran parte dei soci del CSO”. Ha poi condotto una disamina, puntuale e dettagliata, di come la pandemia mondiale, nell’ambito dei trasporti marittimi e della logistica connessa, abbia portato, prima ad una drastica “riduzione del naviglio da parte dei carrier marittimi, con navi restituite o messe in disarmo” e poi “ad un’inversione di rotta, con un boom di richieste di contanier sulle rotte Asia-USA e Asia-Europa, un traffico altamente sbilanciato per il ritardo nella ripresa della produzione industriale di USA ed Europa e un’enorme massa di container a congestionare i principali porti”.
A fare luce sul consumatore finale in questa complessa situazione è stato Fabio Massimo Pallottini, presidente Italmercati: “Porto il punto di vista di un osservatorio che analizza le ricadute sui consumatori. L’aumento dei costi delle materie prime, e quindi della lavorazione e del confezionamento dei prodotti alimentari, non potrà essere assorbito totalmente dall’industria. Ci aspettiamo che si scaricherà inevitabilmente sul prodotto finale e graverà quindi sul consumatore”.
Paolo Bruni ha poi passato la parola ad un altro importante esponente della filiera: Angelo Benedetti, presidente Unitec. “Sarebbe facile fare del vittimismo – ha esordito Benedetti – perché i costi di acciaio e lamiere sono triplicati e inoltre abbiamo avuto ritardi fino a sei settimane nello sdoganamento di container dagli USA, ma non è nel mio stile. Preferisco concentrarmi su come abbiamo reagito: siamo riusciti a consegnare nei tempi, facendo tre turni di lavoro, sia durante le installazioni presso i clienti sia in fase produttiva”. “La frutta – ha poi affermato – non ha la capacità di ‘tollerare’ i ritardi, quindi abbiamo fatto davvero il possibile. Abbiamo risposto alla crisi con l’innovazione tecnologica, aiutando i nostri clienti a risparmiare nel processo produttivo”.
È stata poi la volta di Riccardo Zoffoli, quality&project manager Infia. “Negli ultimi mesi, c’è stato un aumento del 100% del costo delle materie prime PET vergini e del 120% delle materie prime PET riciclate. Lo spread di prezzo tra il vergine e il riciclato ci accompagnerà a lungo in questi anni.” Zoffoli si è collegato alla presentazione di Mazzanti: “Ci si aspetta e si auspicano importanti investimenti in tema di sostenibilità: il PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza, è di grandissima opportunità per il nostro settore, quello del packaging. Se ci sarà una canalizzazione di risorse nei settori di logistica, automazione e tracciabilità della filiera ortofrutticola, il settore del packaging potrà giovarne molto”.
Dopo gli interventi degli esponenti della filiera (packaging, trasporti, macchinari, tecnologie), il cavalier Bruni ha passato la parola a tre protagonisti della realtà ‘a valle’, quella della produzione. Primo dei tre, Marco Salvi, presidente Fruitimprese. “Sono d’accordissimo con le strategie della nuova politica ambientale, il New Green Deal, ma sono convito che l’UE debba far di tutto per realizzare nella pratica quelli che sono gli obiettivi teorici. Ad esempio, stiamo ancora aspettando di avere direttive precise su quelli che sono i materiali più sostenibili”. Il pensiero del presidente di Fruitimprese è andato ai produttori: “Per questo aumento dei costi delle materie prime, dell’energia elettrica, dei trasporti, i consumatori saranno disposti a pagare una parte del conto o sarà l’anello più debole della filiera, il produttore, che dovrà sobbarcarsi tutto?”.
È stato poi il turno di Cristian Moretti, direttore generale Agrintesa, che ha sottolineato come la pandemia e tutto ciò che ne è conseguito sono andati ad incidere su una situazione che era già di per sé difficile: “Questi problemi si sono abbattuti su un comparto che già era stato messo a dura prova da insetti alieni, fitopatologie, crisi di mercato, gelate e siccità”. La risposta per Moretti è solo una: “Bisogna reagire investendo, e facendolo in maniera decisa. L’obiettivo principale è quello di riuscire ad efficientare il sistema, in termini di ordini, materiali di confezionamento, logistica”.
Ha concluso la tavola rotonda Claudio Magnani, direttore operativo Apofruit Italia. In accordo con Salvi, ha parlato della necessità di non far gravare tutti i costi aggiuntivi sul produttore, ma di trasferirli in parte sul consumatore finale. Ha poi concluso sottolineando come “questa pandemia ci ha portati ad uscire dalle soluzioni all’insegna del ‘si è sempre fatto così’, inducendoci ad inventare nuovi metodi di risoluzione dei problemi”.