CHE LUGLIO! TRE RIVOLUZIONI, DAI PROTAGONISTI A UNAPERA

Il mese di luglio ha segnato tre punti importanti di svolta per il settore ortofrutta. Il primo ci riguarda direttamente, ed è stato il successo dell’edizione pugliese dei Protagonisti dell’ortofrutta italiana (cui dedichiamo un ampio reportage sull’ultimo numero del Corriere Ortofrutticolo).

Il primo evento dell’anno in presenza per il settore ha avuto luogo in una cornice da favola (Villa Menelao a Turi) e in un clima di grande entusiasmo , per la voglia di tutti di rivedersi, di ritrovarsi, di stare assieme. Un evento più volte rinviato, messo a rischio dalle altalenanti notizie sulla pandemia, ha avuto luogo grazie al supporto territoriale di Apeo (un grazie di cuore a Giacomo Suglia), al sostegno dei partner vecchi e nuovi e allo sforzo organizzativo straordinario messo in campo da noi del Corriere e dalla agenzia Omnibus. Ancora una volta abbiamo dato voce e immagine all’ortofrutta del Sud, e continueremo a farlo perché i Protagonisti non mancano.

L’Oscar dell’ortofrutta votato dalla sala a Simona Caselli ha sparigliato le carte rispetto all’agguerrita concorrenza pugliese ed è stato una bella affermazione per una donna che alle competenze da economista unisce esperienza amministrativa e la conoscenza non comune dei dossier comunitari.
Poi luglio ci ha dato (finalmente, eravamo già sotto infrazione da parte di Bruxelles) l’approvazione del Governo allo schema preliminare del decreto legislativo che vieta le pratiche sleali nei rapporti commerciali della filiera agroalimentare. Il provvedimento, attesissimo, dovrà servire a riequilibrare i rapporti di forza tra le parti negli scambi commerciali, garantendo una posizione più equa per gli agricoltori e i produttori. Nei prossimi tre mesi lo schema di legge dovrà essere sottoposto al parere delle commissioni parlamentari per poi essere approvato, in via definitiva, entro la fine dell’anno dal Consiglio dei Ministri. Quindi le nuove norme diventeranno operative – bene che vada- dal 2022.
Sul nostro sito (corriereortofrutticolo.it) potete leggere il commento che il prof. Corrado Giacomini ha scritto sull’argomento, argomentando anche il confronto con l’analoga esperienza francese (deludente e insoddisfacente). Il provvedimento è atteso perché dovrebbe mettere fine alle vendite sottocosto, alle aste a doppio/triplo ribasso, ad altre pratiche commerciali penalizzanti per i produttori e che li mettono in condizione di palese inferiorità rispetto alla controparte. Il ministro Patuanelli dice che si deve lavorare “per migliorare ulteriormente il testo”, in particolare sul tema del “prezzo equo”. Il Parlamento nella delega ha previsto il divieto solo per le ipotesi di vendita di prodotti agricoli a prezzi inferiori del 15% rispetto al costo di produzione. Patuanelli (d’accordo con gli altri ministri) vuole eliminare pure questo riferimento al 15%.
Anche eliminando il 15% comunque, sta di fatto che – come scrive il nostro prof. Giacomini nella sua disanima del testo – la difficoltà di fissare per legge il prezzo medio di un prodotto è grande e può aprire la porta a contenziosi senza fine. E anche sulle vendite sottocosto c’è il rischio di impantanarsi in ricorsi e controricorsi. “ Bisogna sperare – scrive Giacomini – che lo strapotere della parte più forte e il timore del ricorso alle autorità di contrasto, tra cui un ruolo fondamentale è stato assegnato all’ICQRF, non renda silente anche questo quadro normativo, come di fatto è avvenuto con l’applicazione del famoso art. 62, che ha acceso un numero di ricorsi presso l’Autorità Garante della Concorrenza che superano di poco le dita di una mano”. Vedremo se il Parlamento saprà trovare soluzioni efficaci, efficienti e soprattutto praticabili, che non aprano la porta a contenziosi senza fine dove chi ci rimette è sempre la parte che ha in mano il prodotto.
Infine luglio si è chiuso con la nascita di UNAPera, la nuovissima super-AOP che con 25 imprese aderenti (13 Organizzazioni di produttori e 12 non Op) – resa possibile dal nuovo regolamento comunitario Omnibus – rappresenta il 70% delle pere commercializzate sul mercato italiano nell’ultimo triennio e più del 55% dell’export nazionale di questo frutto. Si tratta dell’ultimo, estremo tentativo di rilancio di questa produzione che in Emilia Romagna ha la sua culla e che ha subìto negli ultimi anni una serie di terrificanti ko produttivi, di mercato e di consumi a causa di gelate, eventi climatici estremi, fitopatie e chi più ne ha più ne metta. Un progetto , sostenuto con forza dalla Regione (2,3 milioni di euro) che – dice la nota ufficiale – “vuole incrementare la qualità dell’offerta pericola, riconquistare i consumatori e tornare a dare redditività ai produttori, attraverso la definizione di standard comuni e un controllo collettivo che consenta un’immissione sul mercato gestita da UNAPera, mentre la vendita resterà in capo alle singole imprese socie”.
Sappiamo com’è andata solo qualche anno fa. Già la pera era in sofferenza. L’operazione Opera – obiettivo: aggregare a dare valore e redditività alla pera dell’Emilia Romagna – non riuscì a convincere tutto il comparto, scatenò polemiche e divisioni. La platea dei soci non si allargò – come auspicava il direttore Luca Granata- anzi si persero pezzi lungo la strada, la produzione aggregata passò dal 26-27% iniziale al 22%. Alla fine Granata se ne andò (gennaio 2021) e ancora non è stato sostituito. Non è fallito il progetto – si disse – ma l’obiettivo dell’aggregazione, che era comunque parte del progetto. Forse si alzò troppo l’asticella nei confronti delle imprese, chiedendo loro di rinunciare alla loro più grande ricchezza, ai loro clienti. Forse serviva dare più indipendenza ai soci. Poi si parlò di possibili sinergie fra Opera e Origine Group, l’altro consorzio nato su base privata (più Apofruit). Ma anche qui non si fece niente.
Adesso la nuova AOP UNAPera nasce mettendo insieme davvero tutto il settore (una rivoluzione davvero), raggiungendo quel livello di aggregazione che Granata auspicava. Si dovrà far tesoro dell’esperienza e dei motivi di divisione del passato per non ripetere più gli stessi errori. UNAPera lascia la fatturazione in capo al socio, lavorerà con un listino prezzi unico aggiornato da un Comitato commerciale dove siedono tutti i soci, darà impulso all’IGP finora poco valorizzata, vuole aggregare davvero tutti (anche fuori regione) e cerca un rapporto collaborativo con la Gdo, senza inutili contrapposizioni. Funzionerà? Deve funzionare, altrimenti salta il “sistema pera” dell’Emilia Romagna. E non ci sono valide alternative in vista.

Lorenzo Frassoldati

direttore Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it